Femme Fatale
di De Palma
Regia:
Brian De Palma
Scenaggiatura: Brian De Palma
Fotografia: Thierry Arbogast
Musiche: Ryuichi Sakamoto
Montaggio: Bill Pankow
Interpreti: Rebecca Romijn-Stamos, Antonio Banderas, Peter
Coyote, Eriq Ebouaney, Edouard Montoute, Rie Rasmussen
Un film di Brian De Palma e' sempre un'esperienza
cinematografica tra
la tecnica piu' sofisticata e la cura per la messa in scena.
Questa
volta, pero', il grande creatore di atmosfere in cui
perdersi
abbandonando la razionalita', resta imbrigliato in un
copione
sconclusionato (di cui lui stesso e' autore) che ribalta
piu' volte le
carte in gioco senza suscitare troppa fascinazione. Anche la
scelta
degli interpreti non aiuta: non basta agghindare una
giraffona (bella,
per carita'!) con occhialone scuro e dettagli in pelle per
farne una
dark lady e pure Banderas, nella trita versione
truzzo-latina, ha
ormai esaurito le sue cartucce di macho da esportazione. Il
piu' in
parte finisce con l'essere il sempre piatto Peter Coyote.
Prevale l'intenzione sul risultato, il virtuosismo sulla
sostanza,
l'artifizio sul mistero.
Il De Palma's touch si riconosce
nell'utilizzo dello split-screen, nei rallenty prolungati,
nelle
lunghe sequenze prive di dialogo, nel gusto per la
composizione delle
immagini e, in generale, nella pressocche' perfetta cura
formale, ma
sembra piu' il ripetersi di un cliche' che l'espressione di
uno stile
personale. Anche la musica di Sakamoto, con un ossessivo
semi Bolero
ad accompagnare gran parte degli eventi, assume sfumature
quasi
ipnotiche che diventano un di piu' non sempre comunicativo e
talvolta
ridondante.
Probabilmente un approccio razionale non e' il modo migliore
per
gustarsi il raffinato e cinefilo viaggio di De Palma, ma il
regista
non riesce a creare quell'empatia onirica che il fluire
delle immagini
dovrebbe suggerire e si perde in un freddo gioco di
citazioni e
scherzi del destino. Forse e' proprio la gratuita' il
maggior difetto
del film, un succedersi di belle sequenze il cui
ribaltamento pare
piu' un pretesto formale che una necessita' narrativa.
Il
ricordo di
Barbara Stanwyck, con cui si apre il film, stimola paragoni
imbarazzanti: il suggerito, le frasi allusive e
soprattutto la
crudelta', l'avidita' e il carisma di una delle dark-lady
piu' famose
del cinema, perdono, nella versione aggiornata ai tempi,
gran parte
della loro efficacia. Anche se lo strip-tease della bella
Rebecca
Romijn-Stamos resta uno dei momenti piu' caldi e
coinvolgenti del
film.
Luca Baroncini
La prima immagine dell’ultima
pellicola di De Palma è l’inquadratura di una tv che
proietta la Fiamma del Peccato di Billy Wilder, un omaggio
al noir d’epoca e una dichiarazione d’intenti. Si
prosegue poi con una rapina di un gioiello d’inestimabile
valore, orchestrata durante una proiezione del festival di
Cannes. Questo inizio mette subito le cose in chiaro, ancora
una volta assisteremo ad un film metacinematografico, un
film che nell’omaggiare Hitchcock racconterà il rapporto
fra l’immagine e lo sguardo. Ritroviamo tutte le
ossessioni più care al regista americano, ma in Femme
Fatale, De Palma è troppo preoccupato a essere De Palma
al 100%.
Rischiando il kitch, reinterpreta per l’ennesima volta lo
script della donna che visse due volte, inserisce la
figura di un Banderas fotografo anticonformista (un
personaggio davvero sfuocato) che fotografa dal suo studio
gli eventi principali (la finestra sul cortile), si
concede un flashforward onirico della durata di almeno 40
minuti. Siamo abituati alla scarsa credibilità delle sue
pellicole, che peccano sovente di una sceneggiatura
sfilacciata e irrisolta (quelle del grande Hitchcock erano
granitiche!) ma questa volta la banalità dell’espediente
del sogno della protagonista, che offre a De Palma la
possibilità di raccontare la storia due volte (creando
un'altra immagine doppia) è sospetta. Credo che dopo l’insuccesso
di Mission to Mars il regista si sia preoccupato di
strizzare l’occhio alla critica francese, da sempre più
sensibile alla sua barocca e densa sintassi cinematografica.
Ecco allora il De Palma DOC che ti aspetti e che vorresti,
ma stavolta così eccessivo da rompere il giocattolo dall’interno.
Citazionismo esasperato e autoreferenzialità eccessiva sono
i limiti della pellicola. Certo la destrutturazione dei
fotogrammi è affascinante , così come lo sono i soliti
movimenti sensuali della macchina da presa, acrobazie visive
che irridono il primato della narrazione orale, ristabilendo
la centralità dello sguardo. In ogni caso il ricorso allo
split-screen che sdoppia la narrazione (dividendo lo schermo
in due) , concede eccessiva libertà formale mandando fuori
controllo il regista, rapito dal suo narcisismo.
In fondo, sembra dire l’autore, niente di ciò che vediamo
e vero, l’unicità dello sguardo è impossibile e
intollerabile, tutto è doppio, ambivalente. Lo svolgimento
dell’intreccio non appartiene al regista ma direttamente
ai protagonisti che attraverso le loro scelte possono mutare
persino il finale. Per
una pellicola così teorica che vuole essere una dottrina
sulla manipolazione dello sguardo, De Palma avrebbe fatto
bene a spingere di più sull’acceleratore del surreale. Un
esasperazione dell’insolito e dell’inconscio,
avrebbe potuto avvicinarlo alla poetica di David Lynch,
evitando così le banali e ridicole cadute della narrazione
gialla. Lo spettatore non si sarebbe sentito preso in giro e
manipolato.
Così non è stato e Femme Fatale appartiene alle opere meno
riuscite del talentuoso regista americano. Rimangono
le stupefacenti acrobazie visive e una Rebecca Romijn-Stamos
che mostrando il suo statuario corpo ha nella pellicola il
trampolino di lancio per una brillante carriera ad
Hollywood.
Paolo Bronzetti
-La bionda Laura Ash, sex
symbol amato indistintamente da donne e uomini, usa e abusa
del proprio fascino per accumulare fortune in diamanti e
cash, ben consapevole che il mondo è una giungla, in cui
sopravvive solo chi ha rinunciato a scrupoli e rimorsi. Poco
importa se ad avere la peggio saranno complici altrettanto
spietati, un marito affettuoso e sollecito, un amante
appassionato e geloso. Vivere “alla grande”, rincorrendo
lusso e piacere, è l’unico obiettivo da perseguire con
coerenza.
Ma,
ad un certo punto della frenetica rincorsa all’edonismo più
sfrenato, unito alla violenza come unico strumento di
difesa/offesa nei confronti dell’esterno, si insinua una
possibilità diversa, una sliding door che lascia
intravedere una vita parallela, più sicura e forse anche più
etica. Quasi a intendere che l’homo è sempre faber e cioé
artefice del proprio destino, anche quando questo sembra in
qualche modo già segnato.
Brian De Palma è e rimane Brian De Palma. Bella e
perfettamente ritmata la prima scena del furto dei gioielli,
coinvolgente lo striptease sul tavolo da biliardo,
spiazzante il finale a sorpresa. Forse dispiacerà al
pubblico femminile che il bel Banderas rimanga sempre
castigatissimo, che non si mostri neppure una volta a torso
nudo. Ma tant’è. Il divertimento è comunque assicurato.
Ecco, un divertissement del grande regista che si distingue
però da tanta mediocrità in circolazione.
Mariella Minna
****
spoiler alert: level 1
Bellissimo!!!
Maaa... ma non so se consigliarvi di andarlo a vedere... E
questo perché so per certo che "Femme
fatale" farà letteralmente schifo ad almeno otto
persone su dieci. Per quale motivo? Perché, signore e
signori, De Palma è tornato, ed è tornato da
indipendente! Mi rendo conto di rischiare di passare per
spocchioso e snob, ma è presto detto: da De Palma si
compra sempre a scatola chiusa, altrimenti ci si rivolge a
qualcun altro (di registi talentuosi ne è pieno il mondo,
ma di autori così viscerali no). In questi anni ha
realizzato di tutto: da thriller raffinatissimi a quelli
più kitsch, da blockbuster su commissione a film dove la
regia è stata accettata poco prima dell'inizio delle
riprese... Insomma, De Palma farebbe qualsiasi cosa pur di
"girare", anche farsi produrre i film dai
francesi (che lo amano da sempre, anche perché
incompreso in patria, solito vecchio discorso...). E così
è stato. Questo lavoro rappresenta IL cinema di
questo autore, nel bene e nel male: dalle suadenti
soluzioni registiche alla sceneggiatura che sembra scritta
su dei tovaglioli di carta (ma il soggetto no, è davvero
bello!), dalle innumerevoli citazioni "depalmiane",
e quindi inevitabilmente "hitchcockiane",
alla traballante direzione degli attori. De Palma è un
bambinone che si, e ci, diverte con il giocattolo cinema.
Lunghissimi silenzi, donne dalla dubbia identità e
moralità, rovesciamenti di ruoli, e via filmando. Ma mi
fermo qua: con un solo suo film uno ci potrebbe fare una
tesi e non vorrei tediarvi con cose dette e stradette
(meglio) da altri.
Vorrei tanto che questo grandissimo regista
(lo ammetto, è uno dei miei preferiti da sempre)
riuscisse a riscuotere anche con questa sua ultima
pellicola il successo che ebbe con "filmoni"
tipo "Gli Intoccabili" o "Mission
Impossible", ma sarà davvero difficile. Se lo amate,
o se almeno provate un po' di simpatia nei suoi confronti,
non vi deluderà. Altrimenti troverete "Femme
fatale" solo un filmetto stupido ed inutilmente
voyeuristico (sic!).
DA TENERE:
De Palma che ritorna al thriller. Cos'altro aggiungere?
DA TENERE 2: Come
dite?? La bellezza di Rebecca Romijn-Stamos?? Certo, ed è
pure bravina!
DA BUTTARE: Ma sì,
De Palma sa bene che il cinema non deve per forza essere
fatto di parole, ma almeno quelle poche che vengono
pronunciate le potrebbe scrivere (qui è anche
sceneggiatore) un po' meglio...
NOTA DI MERITO: Con
i primi mesi dell'anno vedremo il nostro regista
gironzolare per Venezia per le location del suo prossimo
film, un horror. Ditemi con chi mi devo prostituire
per riuscire ALMENO a sbirciare il set!!!
NOTA DI DEMERITO:
Eh, Banderas quando fa il truzzo è proprio truzzo! Però
è sempre stupidamente simpatico...
Ben, aspirante Supergiovane
Altre
recensioni
Recensioni
Home
Archivio