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La Dea del '67
di Clara Claw
JM e' un giapponese che giunge in Australia per realizzare un
sogno. BG e' un'australiana cieca dal torbido passato. Li lega la Dea del titolo e
cioè
una Citroen DS color salmone, che li accompagnerà per le strade assolate e deserte
dell'Australia alla ricerca di una propria identità. Il film di Clara Law procede a
intermittenza, con immagini patinate da video-clip che non riescono quasi mai a superare i
confini della forma e a creare emozione. Non aiutano i tanti flashback che rischiano di
dare troppe motivazioni a un personaggio già interessante di suo, ben interpretato da
Rose Byrne premiata al Festival di Venezia. Alcune cose colpiscono, come gli inserti
pubblicitari d'epoca sulla mitica Citroen DS o il legame tenero e protettivo che si
instaura tra i due protagonisti, in grado di smussare gli angoli di due profonde
solitudini. Quello che forse convince meno e' la misura, il controllo, una sorta di pacato
calcolo attraverso cui il progredire degli eventi prende forma lasciando combaciare pian
piano tutti i tasselli.
Resta il rimpianto di un "on the road" selvaggio e
anarchico senza alcun pretesto narrativo che, soprattutto nella lenta parte finale,
rischia più di annoiare che di interessare. Non a caso la scena
più bella, in cui le
luci a fianco dello schermo scompaiono e la scritta "toilette" non pulsa
più
con insistenza, e' la liberatoria iniziazione al ballo di Rose. Un ballo scoordinato,
frenetico, vitale, senza il talento del giovane "Billy Elliot", ma non per
questo meno elettrico ed elettrizzante.
Luca Baroncini de "Gli Spietati"
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