CONCORRENZA SLEALE
di E.Scola

Quante volte ormai abbiamo visto sullo schermo storie ambientate durante il secondo conflitto mondiale e quante altre queste ultime si incrociavano con il genocidio nazista?? La risposta è: mai abbastanza. Chi correrà a vedere "Concorrenza sleale", però, aspettandosi di vedere descritto il dramma dell'olocausto, come spesso accade, partendo da una piccola storia, rimarrà deluso. Scola, infatti, decide di regalarci il racconto di due famiglie, divise dalla concorrenza dei rispettivi negozi, uno adiacente all'altro, relegando una volta tanto il dramma dell'olocausto a sfondo storico e riducendolo infine a semplice motore dell'azione, dando per scontato che il pubblico conosca cosa stia accadendo sul filo della Storia vera e propria.

Impresa ardua e controcorrente, ma che appare in realtà, solo in parte  riuscita. Sergio Castellitto e Diego Abatantuono danno vita rispettivamente al venditore di tessuti romano, ebreo, intraprendente e comunicativo con la propria clientela di stampo popolare, ed al suo vicino concorrente, milanese, "ariano", proprietario di un negozio dallo stile più classico e raffinato, ma anche meno frequentato del precedente. Due famiglie, dunque, diverse nei modi e separate dalla rivalità, che finiranno per incontrarsi, grazie all'"aiuto", si fa per dire, della discriminazione da parte del regime. Scola ci mostra un bell'affresco di quegli anni, senza troppo soffermarsi su di una tematica descrittiva precisa, ma dipingendoci un quadro generale con molta intelligenza tramite piccoli elementi a malapena abbozzati.

La strada su cui si affacciano i due negozi prende allora forma e risulta molto più tridimensionale anche sullo schermo piatto della sala, ma, attenzione, è perseverando che si cade in errore e, dobbiamo dirlo con rammarico, qui il regista persevera. Se, infatti, è molto buona l'idea di evocare, lasciando tutto sospeso, costruendo un'immagine storica fatta di piccoli tocchi, piccole scene, in ogni quadro che si rispetti, arriva poi il momento di disegnare la figura in primo piano e definire la traccia che vuole lasciare il film sulla propria tela. E' questo che in definitiva manca al nostro "Concorrenza sleale", che per la prima ora si affanna nel costruire presupposti in vista di una svolta del film verso una tematica precisa.

Molti sembrano essere gli spunti: Diego Abatantuono, recita un personaggio molto interessante, o almeno, che poteva diventarlo con un maggiore approfondimento, mai capace di crearsi un idea propria, ma succube delle idee del tempo, della società e quindi del regime; il legame tra i piccoli figli e la rivalità tra le famiglie, o meglio ancora, il fidanzamento semi-segreto tra il figlio di una e la figlia dell'altra; lo stesso legame tra i due ragazzi minato dalla "diversità di razza"; il personaggio di Depardieu, colto e anti-fascista insegnante, ma impotente di fronte a quanto vede accadere; e così via…passando per personaggi senza un inizio ed una fine, quasi fossero meri contenitori, come il commesso che Abatantuono arruola per strada. Tutto sembra promettere chissà quale trama, mentre passano i minuti e lo spettatore attende che accada il "fattaccio" che scuota tutto. Qualcosa accade quando nasce l'amicizia, quando cioè, di fronte alla discriminazione, Abatantuono comincia a sollevarsi dalla mentalità comune, ma viene raccontato celermente, quasi non ci fosse più tempo a disposizione, e in pochi minuti si arriva al finale che coglie quasi impreparato lo spettatore.

Vista in questa chiave, il film probabilmente toppa, poiché incapace di far quel salto di qualità che lo spinga verso una riflessione più profonda delle diverse tematiche, ma rimane comunque un'umile e semplice storiella, piacevole e ben contestualizzata, con una fotografia di straordinaria bellezza, che mostra un ventennio dai colori grigiastri, mai accesi, come forse è nell'immaginario di tutti, ed una prova di regia tutto sommato buona, ma senza grossi accenti.

Francesco Rivelli

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