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THIRTEEN DAYS - TREDICI
GIORNI
di Roger Donaldson
con JFK (Bruce Greenwood), KFK (Kevin
"Flop" Kostner), Steven Culp
*1/2 spoiler alert: level 2

Che barba, che noia, che barba, che noia... Uff, quasi due ore e
mezza di continue chiacchiere, di "bombardiamo Cuba sì" e di "bombardiamo
Cuba no", di buonismo american-cattolico, di ideali per i quali combattere, di
principi traditi o non traditi per il bene degli Stati Uniti e del Mondo...
E-S-A-S-P-E-R-A-N-T-E!!!
Il film è stato prodotto da Mr.Kostner (un
nome, una garanzia... Garanzia di retorica a piene mani, intendo...) che evidentemente ha
il pallino di voler conoscere a fondo John Kennedy. Uno potrebbe avere la
passione di collezionare farfalle o pantegane, Kostner no: lui vuole ronzare, come
un'avida mosca affamata, intorno al marciume della Casa Bianca dei tempi d'oro della
politica americana, cercando però di santificare, come farebbe un fan delle Lollipop, le
persone che si elevavano sopra tutto questo; persone buone, persone pure anche quando
tradivano la propria bella famigliola (non dev'essere considerato tradimento se lo si fa
con Marilyn Monroe, ma solo se lo si fa con una cozza come la Levinsky), la stessa
incarnazione dello Spirito Americano: i Kennedy, appunto. E dopo aver indossato i panni di
Jim Garrison e aver cercato di scoprire chi era il mandante dell'omicidio Kennedy nel buon
film di Oliver Stone (esilarante pistolotto con lacrimuccia finale, a parte), da novello
Lupin si traveste nella comare Kenny O'Donnell, Consigliere Particolare del Presidente.
Forse un giorno riusciremo a vederlo interpretare lo stesso Kennedy nell'improbabile
fanta-film "Che cosa sarebbe successo se a Oswald fosse entrato un moschino
nell'occhio e avesse sbagliato mira?". Per la regia della Wertmuller, ovviamente.
Concludendo, fate una cosa: quando vedete che in un film c'è
Kevin Kostner (peraltro dal sottoscritto apprezzato in una certa fase della sua carriera),
mandate avanti un vostro amico prima di andare a vederlo voi; forse, ma è alquanto
improbabile visti gli ultimi "capolavori", vi dirà che ne vale la pena,
oppure, e questo è già molto più probabile, siate pronti a trovarvi un nuovo
amico. Lo so che è brutto perdere un caro amico, ma è sempre meglio che sorbirsi un film
con "l'uomo retorico" Kevin Costner. Credetemi.
Bla, bla, bla, bla, bla... (Oddio ho un attacco, ora non riuscirò a
fermarmi per almeno altre due ore... Bombardatemi, vi prego, bombardatemi!!!).
DA TENERE: Nel secondo tempo, per
"ben" 40 minuti, la tensione aumenta, la curiosità nel vedere come verrà
risolta la situazione ci incolla allo schermo. Peccato che la colla sia della blandissima
saliva e, perciò, dopo un po' ritorni la noia più profonda.
DA BUTTARE: Ma perché l'imbolsito Kevin Kostner
anziché fare film non si fa una beeella passeggiata nella sua
Valleverde?
NOTA DI MERITO: Come un po' tutti i film tratti da
storie vere, ha l'indubbio merito di avvicinare le nuove generazioni (vabbè, anche la
mia, anche la mia...) a fatti che sui libri di storia rimarrebbero come freddi e sterili
nozionismi fini a sè stessi o, al limite, buoni per un'interrogazione di quinto liceo.
Invece con questo filmone potrete tranquillamente partecipare ai vari "Quiz
show" e "Chi vuol essere miliardario". Ah, potenza del cinema...
NOTA DI DEMERITO: Tante, tantissime. Solo per fare un
esempio, che senso avevano quegli improvvisi e apparentemente del tutto casuali, viraggi
al bianco e nero? Che cosa significavano? Forse che quella era realmente storia
documentata, mentre il resto è tutto frutto della fantasia di insonni sceneggiatori? E
questi signori non hanno ancora capito che le battute patriottiche-moralistiche non fanno
altro che appesantire ed affossare un film nel baratro dell'idiozia e della conseguente
insofferenza più totale?! Ma dove hanno imparato a scrivere i dialoghi? A Radio
Elettra o alla Cepu?
SITO: http://www.thirteen-days.com/
Ben, aspirante Supergiovane
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