Vacanze
di sangue
di JAY CHANDRASEKhAR, usa 2005
A
Pleasure Island, un resort tropicale con tutti i comfort, Coconut Pete e i suoi
variopinti ragazzi si occupano dell’animazione per i turisti, fino a quando un
misterioso serial killer inizia ad eliminare i membri dello staff a colpi di
macete.
Cosa
c’entrano i Vanzina con i film horror?
Niente,
appunto. Nella selva di film horror estivi che non hanno praticamente alcuna
visibilità (qualcuno ha detto “Undead”?), arriva anche questo “Club Dread”
che la distribuzione italiana ha pensato bene di lanciare sul mercato nazionale
- udite udite - con la paletta e il secchiello (visto che non ci sono soldi),
chiamandolo “Vacanze di sangue” (e neppure le idee) per sfruttare
miseramente il traino del richiamo popolare dei Vanzina. Però non siamo a
Natale, e in Italia lo spettatore popolare medio è a Milano Marittima e non al
cinema per vedere un horror di quart’ordine.
E invece io l’ho visto. E me ne vanto (non è vero niente!). La storia ragazzi
non ci crederete ma è.. una boiata, appunto. Su un isola di un non meglio
precisato oceano una ex-rockstar Coconut Pete ha costruito il perfetto resort
tropicale: feste, alcol, e tante tante belle ragazze. L’unico lato negativo
della vacanza è un micidiale assassino munito di macete (probabilmente una
sorta di compensazione.. lo capirete guardando il film) che inizia a
terrorizzare lo staff del villaggio prima con oscuri messaggi minatori, e poi
passando alle vie di fatto (e trapassando i membri dello staff a peggior vita:
anche perché non ci può essere niente di meglio di una vacanza in un’isola
paradisiaca). Cosa dire ancora? Ah sì, si vedono un sacco di tette, cosa non
scontata di questi tempi negli horror (sempre più dominato da nudi maschili,
sic!).
Fin dalla prima scena si capisce il livello della pellicola: dialoghi che
gridano vendetta al cielo, recitazione ai minimi storici, regia televisiva, poca
paura ed effetti gore che fanno ridere (le scene di violenza consistono
nell’attore che cade a terra con il corpo intatto spalmato di liquido rosso).
I personaggi sono ridicoli e appena abbozzati, la storia è piena di luoghi
comuni sui film di giovani campeggiatori, e il ritmo è lento e farraginoso
nonostante gli amori, le rivalità, e gli inevitabili sospetti tra i
protagonisti. Chandrasekhar (“Super troppers”) si sforza di rendere la
pellicola credibile come thriller, ma le soggettive dell’assassino sono
inutili, le scene di paura sono girate senza senso del ritmo e anche gli
ammazzamenti non hanno mordente. Il gore è presente solo nella scena finale
nella quale, come da bigino dello slasher,
l’assassino non ne vuole sapere di morire nonostante il trattamento da filetto
di vitello. La fotografia patinata non aiuta a creare l’atmosfera, mentre il
look modaiolo a tutti i costi del cast suscita indifferenza. “Vacanze di
sangue” è una commedia horror che non ha né l’ironia né gli effetti
speciali per supplire alla mancanza di idee nel reparto sceneggiatura. Peccato
solo che devo aspettare fino a Natale per sciacquarmi la bocca con i Vanzina
(loro almeno due risate le strappano senza tante pretese).
Massimiliano
Troni (vedi http://xoomer.virgilio.it/profondocinema/)
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