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ANGEL DUST
(Tenshi
no kuzu / Enjeru Dasuto)
GIAP 1994 di Sogo Ishii con Kaho Minami, Takeshi Wakamatsu,
Etsushi Tokokawa, Ryoko Takizawa, Toshinori Kondo.
Un serial killer uccide giovani donne,
ogni lunedì alle 18, su una linea della metropolitana di
Tokyo: la psicologa Setsuko risale a un suo ex amante, un
giovane medico che non ha ben chiari i limiti dell’etica e
sperimenta i poteri della sua mente su adepti maniaci e
invasati parareligiosi. Uno psycho-thriller complesso e di
estrema fascinazione e rarefazione visiva, a cui non
corrisponde una coerenza di sceneggiatura e un’onestà del
regista nei confronti dello spaesato spettatore: Ishii
raffredda con abbaglianti neon, luci diffuse e una Tokyo
invasa da cartelloni luminosi un intreccio inquietante (si
veda l’uomo ucciso – che fa pensare a una variazione
nello schema del killer – ma che poi si rivela essere un
ermafrodito) e oscuro che vuole analizzare, originalmente, i
rapporti tra persone (paziente/dottore o detective/omicida
che siano) e il potere che il controllo mentale comporta.
Per uno spettatore occidentale, nonostante i rimandi a opere
famose, le coordinate – tra cartelli, didascalie, voci off
– non sono sempre chiare, ma lo sforzo è in parte
ripagato dal teso e convincente (per quanto improbabile)
finale. Straordinario il lavoro sulla recitazione, tutta
giocata sulla sottrazione e lo straniamento, e quello su un
avanguardistico "stile zen" che mescola suoni,
silenzi, rumori, immagini ed effetti vari (ralenti,
stop-frame, accelerazioni) con una logica che solo
superficialmente pare essere arbitraria o non esistere. Non
del tutto adeguato, come spesso avviene per il cinema
proveniente da distanze (e culture) remote, il doppiaggio:
meglio, se possibile, vederlo in originale. Infascelli non
può non averlo visto prima di aver girato Almost blue,
ma in ogni caso ha imparato poco. BN/COL THRIL 119’ * * ½
Roberto Donati
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