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Confessioni di una mente
pericolosa
di George Clooney

Due film quasi nello stesso momento con
due soggetti così simili che è quasi impossibile non confrontare. Auto Focus e Confessioni Di Una
Mente
Pericolosa.
Due autobiografie di due personaggi che hanno dato un grosso
contributo alla televisione e che nella confessione dell'autobiografia si
sono sentiti di dover comunicare il loro segreto: per Bob
Crane, la star di
Gli Eroi di Hogan è il sesso e la pornografia, per Chuck
Barris, l'inventore di alcuni famosissimi format televisi è l'essere stato un
agente
segreto della C.I.A.
Non ho letto il libro dal quale il film è tratto, ma leggo
che il film vi è molto fedele, non si tratta quindi di un espediente per
rendere la storia più interessante, Chuck Barris al quale ascriviamo alcuni
dei momenti peggiori della televisione americana, e di conseguenza la
nostra, programmi dove i concorrenti vengono ridicolizzati per il
nostro
divertimento, come La Corrida, o Il Gioco Delle Coppie, sostiene nella sua
autobiografia di aver usato il lavoro di ideatore e di presentatore dei suoi
giochi come
copertura. Le trasferte all'estero offerte ai vincitori dei
giochi servivano
per portarlo sui luoghi dove veniva commissionato un
omicidio per il bene
del paese, del suo. Barris mette impegno in questa autoconfessione e riporta il
numero di
persone uccise, sono 33, distribuite nei paesi della ex
cortina, ex Germania federale e europa dell'est.
L'impegno è sincero e si viene portati a dargli il credito
che chiede, pur che qualche riscontro oggettivo, nomi e circostanze, avrebbe
dato molto di piu' delle nostra fiducia.
Seguiamo quindi la vita di Barris dai suoi difficili inizi,
determinato ad aver successo nel mondo della televisione, mettere a punto
le sue idee e vederle rifiutate mentre nello stesso tempo veniva
contattato dalla CIA e arruolato come assassino professionista.
Non voglio commentare i perché di una simile scelta
stilistica e narrativa, sia nel caso di Crane che di Barris sembra esserci il
desiderio di espiare delle colpe e di apparire peggio di quello che sia.
Probabilmente è vero nel caso di Barris, i sentimenti di
essersi presi gioco
della gente e di aver dato un non piccolo contributo ad abbassare il livello
dello spettacolo televisivo possono essere stati la molla.
Il libro è
comunque un successo e offre lo spunto per una trama
interessante.
Talmente interessante da avere attirato l'attenzione di
Gorge Clooney al punto da fargli compiere quel passo che porta molti attori
a
un certo punto della loro carriera dietro la macchina da presa.
Clooney e Soderberg, uniti nella produzione, hanno la
capacità di
raccogliere un buon numero di amici e attori famosi a
comporre un cast
stellare. Sam Rockwell è il protagonista, sua compagna sarà
Drew Barrymore,
Rutger Hauer e George Clooney si ritagliano parti piccole ma
importanti. Nell'immancabile ruolo della donna fatale e spregiudicata
iconizzata da Marlene Dietrich ritroviamo Julia Roberts.
Il film è carino, ci si potrebbe aspettare che da queste
premesse scaturisca
un intreccio complesso tra televisione e servizi segreti, oppure che il
travaglio della doppia vita pesi su una delle due professioni o anche che il
contrasto tra una vita segreta e una molto pubblica sia piu'
complesso da
gestire. In realta' il film risolve il tutto abbastanza
semplicemente e quello che ci ritroviamo ad osservare non sono le
difficolta' di gestire due vite, ma semplicemente due storie che scorrono parallele,
quasi due film uno dentro l'altro.
Il linguaggio di Clooney e' molto simile a quello del suo
mentore Soderberg,
autore che io non apprezzo particolarmente. Da Soderberg in
particolare mutua l'utilizzo del colore e di particolari filtri
colorati digitali, un processo di digitalizzazione del film, ricolorazione al
computer e riversamento ancora su pellicola. Se avete visto Three
Kings
o Traffic avete capito di cosa parlo.
Un procedimento e un lessico filmico per il quale le riprese
in Messico sono in colore tabacco, quelle dei quiz in tenui colori pastello,
le riprese delle azioni oltre cortina sono in infrarossi a colori che
fanno finto footage e quelle dei ricordi d'infanzia in infrarossi in
bianco e nero, le vicende spionistiche desaturate quasi al bianco e nero.
Se alcune cose sono obbiettivamente interessanti, come,
appunto, i siparietti desaturati, la cosa priva di una reale ragione
rende un po' l'
effetto del bimbo lasciato libero di giocare col balocco
nuovo. Clooney come regista è bravino, ma soprattutto si circonda
di bravi tecnici, Tom Sigel in particolare per la fotografia.
Avendo appena finito di girare Welcome To Collinwood si è
trovato tra le mani Sam Rockwell, un bravo attore adattissimo nei ruoli del
giovane
scanzonato, il tipico balordo di periferia, come appunto in
Welcome To. o lo
scapestrato che vive di espedienti come in Box Of Moonlight o il capo
psicopatico avversario delle Charlie's Angels.
Il suo repertorio di mossette e di balletti, molti dei quali
con le natiche al vento, e' un pochino fuori luogo in questo lavoro.
Brava la Barrymoore, perfetta hippy nelle prime parti del
film, quelle ambientate negli anni 50, dove si apprezza un lavoro
incredibile, dettagliato e perfetto della costumista Renee April, la
quale ha confezionato oltre 3000 capi di abbigliamento. A proposito
dei costumi la April si è lamentata di questo lavoro sui colori e delle
difficoltà di dover confezionare capi in un colore che poi sarebbero diventati
di un colore diverso una volta sulla pellicola definitiva.
Confessioni di Una Mente Pericolosa è un filmetto
divertente, con qualche
leggera riflessione sulla televisione e, per quanti sforzi
faccia, poca
efficacia nel farci credere della seconda vita di Barris.
Siamo lontani dal citato Auto Focus, in quanto a profondita'
e lontanissimi
dal Kaufman di Jim Carey per citare un film che colpisce e
colpisce forte, sugli stessi temi.
Cionostante gode della presenza di bravi attori, qualcuno
riconoscerà tra i partecipanti a un quiz, seduti su due sgabelli Brad Pitt e
Matt Demon. Bravo Clooney che si tiene ai margini del racconto.
Brava e bella la Roberts in un ruolo assolutamente
accessorio. Avrei preferito se il film avesse preso una direzione, una
delle tante che
in molti punti del film sembra prendere, quando per esempio
dice "non potevo immaginare che cosi' tanta gente fosse desiderosa di farsi
prendere in giro
in pubblico", ma la storia resta leggera e il film
scorre bene ma senza lasciare grandi ricordi.
AP (da IAC)
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