DALTANIOUS
(Mirai Robo Daltanias /
Mirai Robot Daltanias) GIAP 1979 di Norio Kashima.
° Giappone, 1995 (sic!): gli
alieni Akron stanno per invadere la Terra ma lo scienziato
Earl (una sorta di Leonardo Da Vinci con tanto di barbone e
scibile infinito) del defunto pianeta imperiale di Helios (o
Elios: alla fine, non a caso, sarà un doppio Sole a salvare
capra e cavoli) è riuscito a impiantare una base spaziale e
a frenare le distruzioni grazie alle sue creazioni - il
robot Antares (in originale Atlas), la navicella Gumper e il
leone meccanico Beralios - che unite insieme formano il
temibile e gigantesco robot Daltanious. Un gruppo di
ragazzetti clandestini (l’eroico e impulsivo Kento, l’indecifrabile
"lanciapietre" Danji – o Dani per alcuni, la
saggia Sanae, la piccola Mita, l’intraprendente Jiro, il
simpatico "satuttolui" occhialuto Marabu, il
vorace Tanosuke, il simpatico porcello Jimmy), tra cui si
scoprirà esserci anche il discendente della stirpe
principesca di Helios, lo aiuterà nella sua missione
umanitaria. E alla fine verrà addirittura costituita un’immensa
e pacifica (e mai esistita nella realtà storica giapponese:
presagio di un’utopia intellettuale?) Repubblica
Galattica. Mitico cartone animato nipponico (in 47 episodi
– e non 52 come a volte si legge - di circa 25’ l’uno),
trasmesso per la prima volta in Italia nel 1981 su Italia 1
(in Giappone dal 21 marzo 1979 al 5 marzo 1980), che unisce
la grafica semplicistica e l’ironia sempliciotta dei
cartoni orientali e i loro incubi più viscerali (ogni
mostro nemico, quando viene sconfitto, esplode in un fungo
atomico; le mutazioni genetico-meccaniche; i robot nemici
talvolta dalla bellezza esorbitante; la clonazione; i nemici
che hanno nomi minacciosi e spesso evocanti la dittatura,
come Zaar) con una sceneggiatura/storia (di Toshi Gofumi)
variegata e abilmente congegnata e ricca di spunti e di idee
(vengono ovviamente esaltati alcuni temi tipici del
Giappone, come il senso dell’onore e del sacrificio, e i
veri valori della vita: onestà, dedizione, coraggio,
cultura, solidarietà, perdono e pentimento, amicizia,
generosità, lealtà, lavoro, giustizia, fiducia in sé
stessi, il ruolo dell’educazione scolastica, capacità
pratica di sapersi rinnovare, ecc.; e alla fine di ogni
episodio – dopo gli sviluppi iniziali e l’immancabile
battaglia risolta dalla "spada infuocata" e dal
grido "Daltanious vince!" – c’è sempre spazio
per la morale) rispetto alla media dei vari, pur sempre
interessanti Goldrake, Mazinga Z (i colpi di
scena, via via, sono molti) e debitrice di tanto cinema
occidentale (Guerre stellari su tutti, addirittura
anticipato forse in qualche punto, ma le citazioni sono
innumerevoli). Inevitabilmente ripetitivo (i colpi di scena
sull’identità dei due super-cattivi sono identici),
ingenuo e sovente puerile, ma anche commovente e divertente,
con alcune sorprendenti pillole di filosofia (la morale
finale è, dopotutto, che il Male può nascere dall’eccesso
di Bene e che comunque le due definizioni sono assolutamente
ambigue e intercambiabili) e ricco di astrusi nomi spaziali
(i biodroidi e tutti i sistemi di difesa o di attacco
pronunciati da Marabu e dal suo anziano maestro), di
videoregistrazioni e telecomunicazioni su schermo
impossibili, di didascalie giapponesi per indicare il nome
del robot nemico di turno e di dettagli e di personaggi
memorabili (i ciuffi di capelli che cambiano direzione a
seconda del taglio di inquadratura, il trapianto di cuore
nello spazio, Calinga la Tigre dello Spazio, il robottino
Gamerot, la principessa Florinda, il Supremo Kloppen, il
generale Nesia dalla testa a foglia, il comandante dalla
testa di pietra a forma di carciofo, Sawada la locusta,
Mizuka dalla testa a fungo/medusa occhiuta e subacquea, il
Mega Imperatore Ormen – errato trovare Armen – il
principe Arlin o Harlin per alcuni). Minori e più confusi,
invece, ma comunque presenti, gli accenni alla religione (la
parola "Signore" intesa in senso divino è
pronunciata in pratica una sola volta). Certo è che gli
Akron sono così tonti e Daltanious così spudoratamente
invincibile che a volte viene la voglia di tifare per i
cattivi. Un must per gli appassionati e per i
nostalgici, dal riuscito stile quasi cinematografico
(ellissi, flashback, scene astratte, ecc.) che fa
affezionare ai vari personaggi, tutti sbozzati felicemente,
anche e soprattutto per le loro qualità (virtù e
debolezze) assolutamente umane: di tanto in tanto viene
ritrasmesso su ignote reti televisive private/regionali
(come l’emittente romana Super 3). Il nome
Daltanious (in originale Daltanias, il titolo giapponese
significa: Daltanias, il robot del futuro) è una
storpiatura di D’Artagnan: infatti il robot ha sul petto
la croce di Malta come i moschettieri del re di Francia; e
la sua trasformazione è la più lunga di tutte le serie
animate. La divertente sigla (in cui si ascolta un equivoco
"odia gli stupidi") è cantata, in italiano, dai
Superobot; la bella colonna sonora (con tanto di
pseudo-imitazione del Deguello western nella versione
morriconiana per Leone e di altre colonne sonore e con
esaltante canzone – di tanto in tanto, come nella scena
finale – durante il celebre "aggancio totale"
dei tre componenti a formare Daltanious), invece, passa con
disinvoltura da toni enfatici a suoni melodrammatici e
nostalgici (soprattutto nei flashback sulla perdita dei
genitori). Prodotto dall’inesauribile Toei-Co; edizione
italiana a cura della Citiemme Registrazioni Sonore. Il 19°
episodio (Il maestro) presenta alcune scene di
"passato" in bianconero. Particolare la robotessa
nemica che spara missili dai seni, figura presente anche in
altri cartoni nipponici (Mazinga Z, per esempio). I
disegni sono di Saburo Yatsude. Sembrerà esagerato ed è
riduttivo esporlo così, ma Daltanious testimonia l’assoluta
necessità (entro certi limiti, ovvio) della presenza dei
cartoni animati seriali nell’educazione di un bambino (e
forse non solo), al pari dell’importanza attribuita un
tempo (ma anche oggi dovrebbe essere così) all’epica,
alla fiaba, allo sceneggiato televisivo e via dicendo. E poi
è piena cultura anni ‘70-’80. BN/COL ANIM durata intera
serie: 1130’ ca (pari a circa 19 ore e mezzo) * * * *
Roberto Donati
Vai
a Sol levante e...dintorni!
un viaggio tra le cinematografie dell'estremo oriente