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I RACCONTI DELLA LUNA
PALLIDA D’AGOSTO
(Ugetsu monogatari / Ugetsu)
GIAP 1953 di Kenji Mizoguchi con Machiko Kyo, Masayuki Mori,
Kinuyo Tanaka, Sakae Ozawa (Eitarô Ozawa), Mitsuko Mito,
Saburo Date.
° Nel Giappone del XVI secolo sconvolto
dalle guerre feudali, due fratelli partono in cerca di
maggior fortuna: Tobei fa il contadino ma sogna imprese
eroiche da samurai e perderà la moglie, Genjuro fa il
vasaio e, lasciata la moglie, la tradisce con una
principessa-demone. Al ritorno, Genjuro scopre che la moglie
è morta, ma la sente sempre accanto a sé e si dedica
nuovamente al proprio lavoro, mentre Tobei, pentito, si
ricongiunge con la moglie e, ottenuto il perdono, torna a
zappare l’orto con rinnovata fiducia. Leone d’argento a
Venezia e ritenuto uno dei massimi capolavori (forse proprio
il massimo) dell’arte cinematografica del regista in
assoluto più quotato, il film è tratto da due novelle di
Akinari Ueda ed è una riflessione complessa e profonda sui
veri valori dell’esistenza, che saltano evidenti agli
occhi soltanto dopo numerose traversie e varie cadute
morali, e sulla dignità e la forza delle donne, uniche a
non lasciarsi ingannare dalle apparenze e a rimanere
veramente libere, nell’amore come nella vita. Mizoguchi
opera quasi a livello inconscio nella mente dello
spettatore, procedendo per suggestioni piuttosto che per
reali vicende narrative, e l’intreccio è come sospeso e
dilatato da uno stile nebuloso e ondivago, difficile da
seguire (e indubbiamente a rischio di noia) ma per questo
ancora più appassionante se si riesce comunque a
padroneggiarlo. Celebre la bellissima scena del picnic, in
cui una breve panoramica continua il moto orizzontale delle
onde di un fiume nel disegno a righe di una tovaglia stesa
sull’erba, e straordinario tutto il nostos finale,
talmente emozionante da non poter essere quasi descritto;
esattamente come la colonna sonora, grave e minacciosa, che
riecheggia sopra tutte le sventure e le miserie del genere
umano. Anche se poi lo spirito pessimista di Mizoguchi è
capace di impensabili slanci poetici e assolutamente non
qualunquisti moniti di speranza: come in una favola dai temi
universali (certi episodi sulla vanità umana ricordano
analoghe situazioni omeriche) dotata del dono della sintesi.
Nella sua rarefatta semplicità, vuole (e riesce a) parlare
della vita e si rivolge ai vivi, non sempre (soprattutto se
non lo vogliono essere) più felici e attivi dei morti.
Trasmesso anni fa su Raitre, in originale con sottotitoli.
La gestazione fu travagliata a causa di dissapori fra il
regista e il produttore, ma il risultato finale non ne ha
risentito e il film ha avuto un gran successo anche all’estero.
Sarà apprezzato maggiormente in relazione alla crescita
dell’età anagrafica: in ogni caso, da vedere più di una
volta. Sembra che non colpisca, ma poi rimane dentro - anche
a livello di immagini. BN DRAMM 97’ * * * * *
Roberto Donati
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