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Lucia y el sexo
Uno scrittore in crisi creativa trova
ispirazione nell'amore di una bella sconosciuta, ma il
passato e' in agguato ed e' pronto a tornare per una resa
dei conti (non) definitiva, sospesa tra realta' e fantasia.
"Non siamo altro che destino" sembrano dire i
protagonisti, ma a dirigere questo pasticcio, che arriva in
Italia con due anni di ritardo dopo avere mietuto successi
un po' ovunque, non ci sono Claude Lelouch o Pedro Almodovar,
abili nel coniugare il dramma con la commedia, il concreto
con l'evanescente, ma l'aspirante demiurgo Julio Medem. Gli
elementi per costruire un intreccio appassionante ci
sarebbero. Si parla di eros, arte, mistero, ma non si va
oltre una superficie che evoca stati d'animo senza riuscire
a trasmetterli, ne' ai personaggi, marionette dai fili
impazziti che imitano una vitale follia ma non la penetrano,
ne' tantomeno allo spettatore. Mancano infatti, nella
progressione per accumulo elaborata dal regista, la magia,
il fluido, l'alchimia, in poche parole l'essenza del cinema,
che ha il potere di rendere grande ogni storia e credibile
qualsiasi incongruenza. L'atmosfera onirica che permea il
racconto non nasce spontanea dai protagonisti e dal loro
interagire, ma e' forzata dalla regia e dalla sceneggiatura,
con incastri e lune velate tanto banali quanto inutili. L'amour-fou,
la fatalita', la liberta', non diventano quindi mai
irrazionali e soffocano sotto il peso della insensatezza.
Dialoghi risibili ed enfatici, poi, infarciscono amplessi
(forse la cosa migliore del film), nudita' e brulli
paesaggi, appesantendo la visione e ridicolizzando sul
nascere qualsiasi emozione.
Tutto risulta percio' gratuito, dagli sviluppi narrativi,
con i personaggi sviliti a pedine di un gioco in scatola,
allo stile visivo, con una onnipresente fotografia
desaturata che finisce per uniformare le immagini
appiattendone ogni implicazione. Nonostante la complessita'
della costruzione narrativa, con continui rimandi tra i
diversi livelli del racconto, lo spettatore, pur spaesato,
non resta mai sorpreso e la geometria artificiosa degli
improbabili incontri/scontri crea un melodramma raggelato.
Ha meno pretese e diverte di piu' una telenovela. Resta la
bellezza della protagonista, la neo-diva Paz Vega, unico
vero traino a un film che si presenta tanto ambizioso quanto
vacuo e irritante.
Luca Baroncini
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