METROPOLIS
GIAP 2001 di Rintaro (Tarô
Rin).
° Dal manga del 1949 di
Osamu Tezuka (che non aveva mai visto Metropolis di
Lang), un "anime" sceneggiato dal leggendario
Katsuhiro Otomo (regista di Akira): in una
città-stato giapponese, Metropolis, il subdolo Duke Red
commissiona la costruzione di un androide dal sembiante
infantile da porre sul trono e a cui far esercitare i
distruttivi superpoteri. È Tima, bambina dolce e bionda,
che conosce l’amore e le emozioni umane grazie al nipote
di un detective di Tokyo venuto a investigare… Si può
capire benissimo perché questo manga abbia riscontrato
notevole successo (di pubblico e critica) anche in Italia:
se il prodigioso lavoro sulla forma è, per ricchezza e
realismo dei dettagli, davvero mozzafiato e tipicamente
orientale, il tratto del disegno rivela un fortissimo gusto
europeizzante, così come il complesso sostrato di temi e
citazioni (da Lang a Scott passando per il Kubrick del Dr.
Stranamore). Apocalissi e catarsi, con tanto di discesa
agli inferi e ira dei nuovi dei nell’esplicito richiamo
alla torre di Babele della ziggurat, in un cartone caotico
ma molto meno lucido e simbolico di quel che possa sembrare:
Rintaro, che pare essersi ispirato all’inedito Robot
Carnival (prima opera di Otomo e primo cartone
giapponese della storia), sembra più interessato,
dopotutto, a celebrare l’iconografia di un secolo intero
di cinema, come farebbe supporre l’uso frequente di
mascherini circolari in omaggio al periodo muto a cui l’omonimo
film di Lang appartiene. Le scene sotto la neve e
soprattutto il finale nella camera del trono tappezzata di
bulloni hanno il loro sublime fascino (visivo e non), ma è
altrettanto vero che il ritmo spesso latita e che le cadute
nel banale sono numerose. La colonna sonora jazz e swing in
stile anni ‘30 (con reminiscenze del blues alla Blade
runner) ci dice, poi, come i cavoli a merenda: ma il
finale esplosivo abbinato alla canzone I can’t stop
loving you di Ray Charles è davvero centrato. Per una
volta, doppiaggio italiano all’altezza. BN/COL ANIM 108’
* *
Roberto Donati
Altre
recensioni
Vai
a Sol levante e...dintorni!
un viaggio tra le cinematografie dell'estremo oriente