Vincent: Come si chiama? / Jules:
Mia / V: E come si sono conosciuti Marsellus e lei? /
J: Non lo so, come capita che la gente si conosca.
Lei dovrebbe essere un’attrice / V: Ha mai fatto
qualcosa che posso avere visto? / J: Penso che il suo
film migliore è stato quand’è comparsa in un pilota / V:
Cos’è un pilota? / J: Bè, conosci gli spettacoli
della tv? / V: Non guardo la tv / J: Ma non
puoi non sapere che c’è un’invenzione che si chiama
televisione e che su quella invenzione fanno vedere della
roba / V: Sicuro / J: Bè, per presentare uno
spettacolo in tv fanno un altro spettacolo, e quello
spettacolo è chiamato pilota. E mostrano quello spettacolo
a quelli che preparano gli spettacoli, e a seconda della
validità di quello spettacolo, decidono se vogliono farne
altri. Alcuni vengono accettati e diventano programmi tv,
altri non vengono accettati e non ne fanno niente. Lei ha
recitato in uno di quelli che non ne fanno niente.
[…] J: Ho l’impressione che io
e Vincent abbiamo interrotto la vostra colazione, mi
dispiace proprio. Cosa stavate mangiando? / Brett:
Hamburger / J: Hamburger. Il pilastro di ogni
colazione nutriente. Che tipo di hamburger? / B:
Cheeseburger / J: No, voglio dire dove li avete
comprati? Mc Donald’s, Wendy’s, Jack-in-the-Box, dove? /
B: Big Kahuna Burger / J: Big Kahuna Burger.
È quel fast food hawaiano. Mi hanno detto che ne fanno di
gustosi. Per quanto mi riguarda, mai assaggiato uno. Come
sono? / B: Sono buoni / J: Ti dispiace se ne
assaggio uno dei vostri? / B: No / J: Il tuo
è questo, dico bene? / B: Già / (Jules prende l’hamburger
e ne mangia un pezzo) / J: Uuuum, questo sì che
è buono. Vince, mai assaggiato un Big Kahuna Burger? / V:
No / J: Dacci un morso, sono proprio buoni / V:
Non ho appetito / J: Bè, se ti piacciono gli
hamburger, una volta devi assaggiarli. Io di solito non li
posso mangiare perché la mia ragazza è vegetariana, cosa
che più o meno fa di me un vegetariano, ma a me il sapore
di un buon hamburger piace proprio. (a Brett) Lo sai
come lo chiamano un cheeseburger in Francia? / B: No
/ J: Diglielo tu, Vincent / V: Royale con
formaggio / J: Royale con formaggio. E sai perché lo
chiamano così? / B: Per via del sistema metrico
decimale / J: Ma guarda che cervellone questo Brett.
Sei un figlio di puttana intelligente. Dico sul serio. Il
sistema metrico decimale. (indica un bicchiere di carta)
Che cosa c’è in quello? / B: Sprite / J:
Sprite, benone, ti dispiace se bevo un sorso della tua
deliziosa bevanda per mandare giù l’hamburger?
[…] Mia: Non hai mai visto
Barbara Walters che intervista le star del cinema? / V:
Un paio di volte / M: Bè, è esattamente così,
fingi che io sia Barbara Walters. Adesso ti farò un sacco
di domande / V: A che proposito? / M: Tu, il
mondo, la vita, Dio… tutto quello che mi sembra sia
interessante / V: Non mi piace rispondere alle
domande / M: Questo non ti riguarda. L’intervistatrice
sono io, riguarda me. Io devo metterti a tuo agio in modo
che tu ti apra e che riveli cose che di solito preferiresti
tenere per te. Cominciamo con una facile. Come ti chiami? / V:
Vincent Vega / M: Sei parente di Suzanne Vega? / V:
Sì, è mia cugina / M: Suzanne Vega, la cantante
folk, è tua cugina? / V: Suzanne Vega è mia cugina.
Se è diventata una cantante folk giuro su quello che vuoi
che non ne so proprio niente. D’altra parte, in questi
ultimi tempi non ho partecipato a molte feste in famiglia / M:
Adesso ti sparerò tutta una serie di domande che ho pronte,
e che più o meno mi diranno che tipo è la persona con la
quale andrò a cena. […] Prima domanda: i Brady Bunch o la
famiglia Partridge?
[…] V: Vuoi una salsiccia? / J:
No, non mangio maiale / V: Sei ebreo? / J: Non
sono ebreo, solo che non mi piace il porco / V:
Perché? / J: Sono animali sudici, non mangio animali
sudici / V: Le salsicce sono buone. Anche le braciole
/ J: Un topo di fogna può sapere di torta di zucca.
Ma non so perché, anche se fosse così, non mangerei quel
sudiciume. I maiali dormono e si avvoltolano nella merda.
Sono animali sporchi. Non voglio mangiare niente che non
abbia abbastanza buon senso da non curarsi delle proprie
feci / V: E i cani? I cani mangiano la loro merda / J:
Non mangio neppure cane / V: D’accordo, ma il cane
lo ritieni un animale sudicio? / J: Non arriverei a
definire sudicio un cane, ma sono decisamente sporchi. Un
cane però ha una sua personalità. È la personalità,
quello che conta / V: Di questo passo, se un maiale
avesse una personalità migliore, cesserebbe di essere un
animale sudicio? In quel caso dovremmo parlare di un maiale
affascinante. Sarebbe il Cary Grant dei maiali?
Non un film di gangster, non un b-movie
parodistico, non un esercizio in stile Nouvelle Vague,
Pulp Fiction è a suo modo un affresco geniale e
manieristico sulla cultura pop. È una singolare sineddoche
cinematografica del sistema sociale e culturale di fine
secolo e di inizio Millennio, un paradigma della società
contemporanea e dei simboli in cui questa si rispecchia e si
identifica. La realtà del film di Tarantino è quella di un
mondo di derivati, un cosmo plastificato le cui coordinate
poggiano sicure sugli unici punti cardinali possibili:
Royale con formaggio, Sprite, Mc Donald’s, Wendy’s,
Jack-in-the-Box, Big Kahuna Burger. Un mondo animato dai
replicanti dei divi di celluloide (Marilyn Monroe, Zorro,
James Dean, Donna Reed, Jerry Lewis e Dean Martin, camerieri
del Jack Rabbit Slim’s) e accompagnato nel suo incedere
spento ed inerte dalle note facili della surf music.
In questo universo di icone di massa, la televisione assurge
a vero e proprio totem culturale (oltre che mediatico);
invade i linguaggi con il suo gergo (Cos’è un pilota?),
propone modelli di comportamento e moduli d’azione
predefiniti (Io devo metterti a tuo agio in modo che tu
ti apra e che riveli cose che di solito preferiresti tenere
per te), e istituisce i suoi prodotti quale metro di
valutazione della personalità (i Brady Bunch o la
famiglia Partridge?). Buddy Holly, Fonzie, il Vietnam,
Madonna, Fred Flinstone, il profeta Ezechiele, Jane
Mansfield e Nick Nolte, tutto viene indistintamente
condensato nella superficiale miscellanea della cultura di
massa. E proprio la "massa di materia informe"
(dalla definizione di Pulp apposta alla locandina del
film) che ne risulta contamina e plasma ogni discorso,
riducendo la molteplicità e le sfumature dei rapporti umani
a diverbi infiniti e discussioni confuse e inconcludenti (Se
un maiale avesse una personalità migliore, cesserebbe di
essere un animale sudicio?). Scrive Roberto Ariagno:
"Non è Pulp Fiction a somigliare al nostro
mondo, ma il contrario".
Massimo Cerruti