TABU’ – GOHATTO
(Gohatto) FR-GIAP-GB 1999-2000 di Nagisa Oshima con Beat Takeshi (Kitano), Ryuhei Matsuda, Shinji Takeda, Uno Kanda, Tadanobu Asano.

° Kyoto, 1865: il giovane e bellissimo Kanô entra in una scuola di samurai e il suo perverso fascino da giovane efebo finisce per scatenare gelosie e rivalità: di lui si innamora il compagno Tashiro e un maturo guerriero che viene, però, trovato morto. Dopo Ecco l’impero dei sensi, Oshima (che nel frattempo ha lavorato in televisione ed è guarito da una grave malattia) ha placato un po’ il suo esplicito sguardo erotico e, con una sfrontatezza delicata e mai volgare – ma anzi piena di rispetto e pudore - che sarebbe inutile ricercare in un film occidentale, sonda l’omosessualità maschile e il sadismo dell’amore in una pellicola formalmente stilizzata e rigorosa, tutta tessuta di primi piani e lente carrellate: un ritmo che potrebbe infastidire o annoiare lo spettatore distratto e impaziente, ma per chi è abituato a un cinema d’autore lo sforzo non è così sovrumano e in ogni caso è ampiamente ripagato. Assolutamente imperdibile l’ultima inquadratura del ciliegio che cade, avvolta in una fotografia magica e fuori dal tempo, simbolo dell’universale malizia e del fascino seducente del Male, che spesso si nasconde dietro le cose più belle e in apparenza degne di fiducia. Kitano, che torna dopo anni a recitare per Oshima, avrebbe forse potuto dare di più, ma la sua aria menefreghista è comunque essenziale per l’impeccabilità del film. Di tabù c’è soltanto il tema (per la cultura europea, poi), non certamente la messinscena. Il doppiaggio è finalmente adeguato per un film giapponese, ma la voce che segue nel loro corso le didascalie (lasciate in ideogrammi) è semplicemente atroce. Titoli internazionali: Taboo o Tabou. Una produzione Shochiku, riconoscibile dal logo sul cui sfondo campeggia un vulcano innevato (il Fujiyama o Monte Fuji). DRAMM 101’ * * * ½
Roberto Donati

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