RAUL-Diritto
di uccidere
Data di uscita:
15 aprile 2005
Durata: 1 h e ‘40
Regia: Andrea Bolognini
Cast artistico: Stefano Dionisi
(Raul); Violante Placido (Sonia); Giancarlo Giannini (Porfirio); Nicola Farron
(Mario); Alessandro Haber (Mariotti); Laura Betti (Usuraia)
Cast tecnico: sceneggiatura di Suso
Cecchi d’Amico, Masolino d’Amico e Luigi Buzzoni; musiche di Andrea
Morricone; direttore della fotografia Daniele Nannuzzi; direttore della
scenografia Virginia Vianello; direttore dei costumi Alberto Verso; direttore
del montaggio Alessandro Lucidi.
Prodotto da: Manolo Bolognini e
Fernando Pinto per la Ilena cinematografica s.r.l.
Distribuito da: Warner Bros.
Pictures Italia
Premi: Festival di Busto Arsizio
Ufficio stampa: Raffaella
Spizzichino
Sito internet: www.raulfilm.it
Terminato
da circa sei mesi, in attesa di essere proiettato nelle sale cinematografiche, Raul – Diritto di uccidere nasce dalla “ideologia allucinata di
Dostoevskij unita ad una realta’ senza tempo”; questo affermano gli
sceneggiatori durante la conferenza stampa tenutasi nella capitale l’11 aprile
scorso. Liberamente tratto da Delitto e
Castigo, questo giallo psicologico proietta un cast artistico e tecnico di
eccezione dentro la Roma del maggio 1938, nei giorni della visita di Hitler in
Italia.
Raul (Stefano Dionisi) giovane laureato in
giurisprudenza che non riesce a concorrere come docente perche’ non iscritto
al partito fascista, dichiara pieno di sconforto e con voce rotta che “si
puo’ uccidere, se questo serve al progresso dell’umanita’”. Divenuto
filtro tra il mito del superuomo ed il disprezzo verso l’ideologia fascista,
Raul medita l’omicidio dell’anziana usuraia (Laura Betti) che gli sta
sciupando corpo e anima con la propria avidita’. Egli realizza il delitto, che
vede coinvolta e vittima anche la sorella dell’usuraia a causa di un
imprevisto. Il rimorso cresce e Raul avverte, ad ogni flashback dell’omicidio,
la propria immagine raddoppiarsi e divenire superuomo, per poi confluire, lungo
il finale, in un unico essere peccatore e reo confesso. A favorire questo
processo di ricerca dell’autentico se stesso, contribuiscono i profondi
dialoghi col giudice Porfirio (Giancarlo Giannini), la tragedia di Mariotti
(Alessandro Haber) e, soprattutto, l’amore che Raul prova per la figlia di
questo ultimo, Sonia (Violante Placido). Avvolta dalla potenza di tale
sentimento, Sonia “taglia” con la “bella vita” e sussurra al fuggente
Raul: “Avrei voluto amare un uomo che come me ha sbagliato e vuole
risorgere”.
Zoe Martoni
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RAUL
DIRITTO DI UCCIDERE
Raul-Diritto
di uccidere è un giallo psicologico
girato con l’intensità tipica di un thriller. È un film che tiene con il
fiato sospeso fino all’ultima scena, in cui il destino del protagonista, che
rimane incerto per tutto il film, avvince lo spettatore.
Il mito del superuomo, che trova la sua
massima espressione proprio negli anni Trenta, periodo in cui il film è
ambientato, diventa per Raul un modello con cui confrontarsi, ma anche un comodo
alibi per giustificare persino l’omicidio. Ma Raul è intimamente combattuto e
non riesce a mettere in pratica con freddezza il «diritto di uccidere» che
pure aveva teorizzato. Su questo terreno nasce il rapporto con Sonia e la
necessità di un confronto leale con il giudice Porfirio. Grazie a loro riuscirà
a compiere un passo avanti rispetto a quelle teorie
superomistiche in cui aveva creduto fino ad allora.
Gli eventi si susseguono ad un ritmo
serrato, che carica di suspense ogni
sequenza, sostenuta in modo determinante dalla forza emotiva delle musiche,
capaci di dare alle scene il giusto colore e dall’intensità espressiva che
gli attori riescono ad imprimere ad ogni frammento della loro interpretazione.
Diretto da Andrea Bolognini e prodotto da
Manolo Bolognini e Ferdinando Pinto per Ilena cinematografica, Raul.
Diritto di uccidere prende vita da un progetto di Mauro Bolognini, per cui
Suso Cecchi D’Amico e suo figlio Masolino, insieme a Luigi Bazzoni, avevano
scritto la sceneggiatura. Ripreso e attualizzato dalla regia dell’esordiente
Andrea Bolognini, nipote di Mauro, il progetto vanta un cast artistico e tecnico
di eccezione. Tra gli attori Stefano Dionisi, Giancarlo Giannini, Violante
Placido, Laura Betti, Nicola Farron e Alessandro Haber; nel cast tecnico
spiccano i nomi di Daniele Nannuzzi (direttore della fotografia), Alberto Verso
(costumi), Virginia Vianello (scenografia) e Alessandro Lucidi (montaggio).
Autore delle musiche è Andrea Morricone.
Il film è distribuito dalla Warner Bros
Pictures Italia.
RAUL-DIRITTO
DI UCCIDERE
Liberamente tratto da Delitto e Castigo
di Dostoevskij, Raul- Diritto di uccidere è un film ambientato a Roma,
nel maggio 1938, nei giorni della visita di Hitler in Italia.
Nel clima di confusione e di esaltazione
determinato da quell’evento, si snoda la vicenda drammatica di Raul (Stefano
Dionisi), giovane laureato in giurisprudenza che non riesce a concorrere
come docente perché non è iscritto al Partito fascista.
Intelligente e disperato, Raul è dominato
dal mito del superuomo. Le sue convinzioni prendono forma in un breve saggio
scritto per una rivista di amici in cui il giovane sostiene che un grande uomo,
il «superuomo», appunto, abbia il «diritto di uccidere» i parassiti della
società che ostacolano la realizzazione dei suoi gloriosi obiettivi.
Ridotto in ristrettezze economiche e non
potendo contare sull’aiuto della madre vedova, rimasta al paese con una figlia
nubile, Dunia, Raul è costretto a impegnare i pochi valori che gli restano
presso un’anziana usuraia (Laura Betti). Quest’ultima, avida e senza scrupoli, costituisce la
perfetta raffigurazione degli esseri abietti che Raul, in nome delle teorie
superomistiche di cui è imbevuto, crede di avere il diritto di uccidere.
Stretto tra la rabbia e le sue convinzioni, medita il suo assurdo delitto. È
allora che si imbatte in un altro disperato, Mariotti (Alessandro Haber), anarchico alcolizzato caduto anch’egli nelle
grinfie dell’usuraia, che gli confessa la propria condizione di degrado: con
il resto della famiglia si fa mantenere da sua figlia Sonia che lavora in un
bordello. Il rancore di Raul nei confronti dell’usuraia aumenta ancor più, e
cresce in lui anche la rabbia nei confronti di un mondo che sente ostile ed
estraneo e che vede avvicinarsi pericolosamente a sé e ai suoi cari quando
viene a sapere che sua sorella sta per sposare un gerarchetto di provincia.
L’assurdo disegno di compiere il suo crimine e di eliminare per sempre la
squallida usuraia si delinea in modo via via più chiaro. Dopo aver progettato
minuziosamente il delitto, il giovane si introduce in casa della donna e la
uccide. Colto sul fatto, è costretto ad assassinarne anche la sorella.
Raul arraffa del bottino e fugge,
nascondendosi in un appartamento al piano di sotto, in cui alcuni imbianchini
stanno lavorando. Subito dopo torna a casa, nasconde accuratamente il bottino da
cui non prende nulla, e cerca di eliminare le tracce. Il giorno dopo, raggiunto
dall’invito a presentarsi in questura, Raul è sconvolto dal terrore di essere
stato scoperto. Tira un sospiro di sollievo quando apprende invece che quella
convocazione è legata solamente ai mesi di fitto non pagati, che la padrona di
casa ora esige senza più alcuna possibilità di proroga. Raul crede allora di
averla scampata, che il suo delitto resterà per sempre impunito.
Ma questa ritrovata serenità viene meno
quando al suo posto è incolpato Mariotti, che muore investito da un camion
mentre cerca di sfuggire all’arresto. Raul è colpito profondamente da quella
morte e dall’incontro con Sonia (Violante
Placido), da cui si sente subito attratto.
Nel frattempo arriva in città Patruno (Ernesto
Mahieux), il fidanzato di Dunia, con cui il giovane si scontra aspramente,
rischiando di mandare a monte il matrimonio.
Questa serie di eventi induce Raul a
mettersi in discussione. Tra un senso di sfida e un inconscio desiderio di
pagare per il proprio delitto cercando il castigo, Raul accetta la proposta
dell’amico Mario (Nicola Farron) di
incontrare il giudice Porfirio (Giancarlo
Giannini) che indaga sulla morte dell’usuraia. Il magistrato intuisce
immediatamente la verità, ma sembra non avere fretta. In uno spietato, ma
tuttavia morbido gioco di finzioni e di attese, di accuse e negazioni, riesce a stabilire con il giovane una sorta di sfida
intellettuale, che lentamente scava nella coscienza di Raul. Porfirio non ha
prove per condannarlo e avrebbe persino un reo confesso – uno degli
imbianchini che lavoravano nel palazzo dell’usuraia (Maurizio
Mattioli) – che gli consentirebbe
di chiudere il caso. Ma Porfirio sa che la verità è un’altra e sa anche che
Raul, della cui colpevolezza è sempre più convinto, anche perché ha avuto
modo di leggerne il saggio sul diritto di uccidere, non potrà reggere ancora
per molto il peso psicologico del crimine commesso. E in effetti, proprio quando
potrebbe aver vinto, quando potrebbe averla scampata, Raul si scontra con le
coraggiose scelte di Sonia, che, nel frattempo, ha deciso di cambiare vita, e
crolla. Attraverso un sentimento divenuto sempre più profondo, Sonia lo porterà
così a riconoscere la necessità di confessare e di saldare il conto con la
giustizia e con la propria coscienza.
Mentre
il mondo che lo circonda si avvia verso la catastrofe della seconda guerra
mondiale, Raul affronta il castigo. Sonia lo aspetterà.
NOTE REGIA
di
Andrea Bolognini
Il
tema scomodo, inquietante e attualissimo nasce dalla necessità di
raccontare una storia che trova il suo nucleo centrale nella domanda..."Chi
può prendersi il diritto di giudicare chi può vivere o no?".
Quindi
un film contro il giustizialismo omicida, la pena di morte, la guerra. Un film
che parte dalla "piccola" storia di un individuo per raccontare la
"grande" storia in cui vennero coinvolti tutti gli uomini alla fine
degli
anni trenta con il patto tra Hitler e Mussolini.
In sostanza una riflessione sulle conseguenze di un clima politico-sociale
dittatoriale e sanguinario sull'individuo.
Il tema è attualissimo: le guerre religiose, il terrorismo internazionale, le
stesse missioni di pace...guerre, guerre solo guerre. Il film denuncia tutto
questo e richiama l'attenzione su una delle possibili strade da
percorrere...quella che vede nei valori dell'amore per l'umanità il cammino
dell'uomo verso la speranza della pace nel mondo.
Mentre
leggevo la sceneggiatura, parola dopo parola vivevano dentro di me tutte le
angosce del protagonista e degli altri personaggi. Un mondo folle
e assassino. Soffrivo pieno di paure e riflettevo su quanti patti scellerati
ancora oggi distruggono la vita di uomini e nazioni.
Superuomini
che inducono al massacro in nome di concetti folli e astratti.
Il film è ambientato nel maggio del 1938 durante la visita di
Hitler in Italia. L'incontro stipulava il matrimonio maledetto tra nazismo
e fascismo per la conquista del mondo attraverso la forza, le armi la
guerra.
Un’
epoca in cui il nichilismo, il superuomo, la volontà di potenza regnavano
sovrane. Raul, il protagonista, concentra in sè tutti questi valori uniti al
senso di colpa e alla crisi di coscienza .
Un
personaggio contraddittorio e conflittuale che è emblema di
un periodo storico come quello del ventennio fascista.
Tutta
la storia è circoscritta all'interno di un quartiere popolare di Roma
dove giungono continuamente gli echi della folla festante.
E'
una storia di interni di luoghi della coscienza. Un’ atmosfera rubata
ai pittori della scuola romana, a Scipione, ad alcune nature morte di
Morandi ma anche a De Chirico, per gli incubi di Raul.
Una
luce che bagna personaggi e ambienti come un presagio di morte. Una densità
cromatica che sottolinea le vicende dei personaggi,le loro intime aspirazioni,
l'angoscia il dolore, la morte ma anche l'amore.
Tutto
ciò è stato possibile grazie allo straordinario talento di Daniele Nannuzzi,
il direttore della fotografia che ha condiviso e realizzato le mie scelte.
Credo che la scelta più importante che ho operato all'interno del film sia
stata quella di concepire la storia come fosse un concerto polifonico.
Difatti,
nonostante ci sia la presenza di un protagonista immenso, contraddittorio e
conflittuale costruito su concetti filosofici e sociali e intimi, vi è
anche la presenza importante di personaggi, per dimensione e sviluppo, che
determinano e rimandano continuamente alla tematica principale.
In
sostanza un gioco di specchi che rende necessario raccontare una storia di
personaggi che suonano all'unisono un unico grande tema che si chiude a cerchio.
Costruire,
quindi, il cast e stata la sfida più esaltante...
Stefano Dionisi mi garantiva la figura di un intellettuale fragile e
maledetto e la sua voce "rotta" raccontava bene un conflitto
interiore.
Alessandro Haber, da parte sua, sviluppando il suo personaggio nella parte
iniziale del film garantiva ritmo. velocità, funambolismi e acrobazie figli di
miserie, degrado, vizi.
Laura Betti, invece avrebbe apportato la sua forza evocativa di un tempo
immobile, di falsi valori…
Giancarlo Giannini...a Giannini il compito di assumersi l'impegno di
tessere la tela...la strategia del ragno..con i suoi modi affettati, il suo
passo felpato, l'eleganza, la capacità di trattare un interrogatorio come fosse
materia per una opera d'arte.
Infine, ma non ultima, Violante Placido apportava bellezza, fragilità,
sacrificio...Amore.
Ora tutto questo materiale umano andava " ripreso" semplicemente
ripreso.
Il ritmo non era più solo nei fatti e nelle parole del racconto ma anche negli
attori. Avevo grandi personaggi... Avevo grandi attori...la MDP doveva solo
rubare la vita.
Premio
CITTA' DI BUSTO ARSIZIO, MIGLIOR FILM
Raul di
Andrea Bolognini