Libri:
LAMERICA DI GIANNI AMELIO di Sergio Gatti
(Morpheo Edizioni, 224 pagine)
È possibile scrivere un intero libro su un singolo film senza annoiare? La domanda mi era stata posta poco tempo fa da alcuni miei amici appassionati di cinema, incapaci di credere che ci possa essere così tanto materiale su una singola opera oppure che si possa esserne interessati fino alla fine.
La domanda mi ha molto sorpreso ma ho dovuto constatare che è abbastanza frequente. Nella mia immensa immodestia (scherzo) credo che la risposta sia semplice: il ‘segreto' sta nel titolo scelto. Quello che Gatti ha fatto con “Lamerica di Gianni Amelio” è un'opera di divulgazione approfondita su un film che NON SI PUO' liquidare in dieci pagine. Anche chi non ha apprezzato il film può capire quanto si sia trattato di un'opera con un'impronta da kolossal, e quindi non dovrebbe risultare strana un'analisi come quella che Sergio Gatti ha giustamente voluto riservarle.
Anche e soprattutto per la preziosissima ed inedita intervista al regista che il volume ospita, indispensabile a chi ha amato il film. Si tratta di un'intervista monumentale che potrebbe fare volume da sola. Svela una tale quantità di informazioni che non me ne vorrà l'autore se, per invogliare chi mi sta ora leggendo, ne svelerò qualcuna.
Personalmente, ho trovato particolarmente interessante la ricerca degli attori. Gatti e Amelio ci raccontano delle titubanze di Gian Maria Volontè o di Ennio Fantastichini, primi candidati alla partecipazione al film, le cui motivazioni, seppur rispettabili, fecero un cattivo servizio alle rispettive carriere privandole di ruoli così prestigiosi.
Ma il libro è indicato anche a chi si interessa della cultura e della società albanese, la quale è stata attraversata dal fenomeno di questa pellicola molto più di quello che si possa pensare. Non tutti sanno che il film non è mai stato ‘assorbito' e metabolizzato nel Paese in cui è ambientato, in quanto tutt'oggi suscita reazioni opposte tutte le volte in cui viene trasmesso dalle emittenti televisive, vale a dire almeno una volta al mese.
Era il primo film straniero girato in Albania e sull'Albania, e quindi doveva essere un veicolo di lancio turistico dei luoghi, cosa che non era ovviamente nelle principali intenzioni di Amelio.
A causa dei continui cambiamenti, la realizzazione di Lamerica è stata un work in progress fino al termine. Un valido esempio di ciò, è la figura del vecchio che parla sulla nave verso la fine del film: inizialmente il suo addormentarsi doveva essere un morire, ma il regista ebbe un ripensamento su questo tocco, ritenendolo eccessivamente melodrammatico. Il film non ne aveva bisogno.
A causa delle innumerevoli traversie avute fin dal principio, questo film fu un lavoro difficile tanto in preproduzione quanto nella realizzazione vera e propria. C'era infatti un totale divario tra ciò che Amelio intendeva fare (e faceva) e ciò che gli albanesi, autorità comprese, recepivano dalle sue scelte. Come quella di restaurare la scritta Oxha che un'epoca campeggiava rilucente, gesto che fu interpretato come un inno al dittatore. Questo film stava diventando in Albania un caso politico tale da fare scortare il regista dall'esercito e da condurlo a parlare con Sali Berisha.
Ed anche con l'ex regista di regime Anagnosti, allora ministro della cultura albanese, che assicurò un aiuto ininterrotto dei ‘mezzi' della società Alba Film, che in realtà consistevano in carrelli sbriciolati e pullman senza motore. La troupe dovette affrontare il problema del divieto di mettere su una nave - per la scena conclusiva - dei normali cittadini, in quanto Berisha sosteneva che poteva essere un pericolo per gli italiani stessi: una volta salpati, alcuni con armi in pugno avrebbero potuto minacciarli per farli approdare sul serio a Bari… Dunque il presidente stabilì che le comparse dovessero essere tutte militari o portuali (tra i pochi albanesi che avessero già un lavoro)!
Ecco i motivi per cui è limitativo consigliare questo volume ai soli amanti del cinema. Quello di Sergio Gatti è il classico libro che si può aprire in una pagina a caso e leggere con la stessa avidità di un racconto che comincia, ma è anche un manuale per capire un film e un Paese nel momento più delicato della sua transazione, tra la fine del Sogno italiano e l'inizio del disincanto di oggi.
Giovanni Modica