PATCH ADAMS
Patch Adams?
Ancora turbato da 10 giorni di visioni, diciamo cosi, assai "stimolanti"
al Festival Venezia parlare di questo film di Tom Shadyac, pieno di buoni sentimenti
"allamericana", è paragonabile a respirare una bella boccata daria
fresca a quota 3000 s.l.m.
Ebbene sì, non ha certo lesinato il buonismo il trentanovenne regista americano (autore
con Jim Carrey di successi come Ace Ventura) che ha trasformato il mitico Robin Williams
nel dott.Hunter "Patch" Adams. Il simpatico medico è osteggiato da buona parte
dei colleghi per i suoi metodi, come dire, poco ortodossi: non solo farmaci ma buonumore
per curare le malattie, non porre attenzione solo al corpo dei pazienti ma anche lo
spirito e, soprattutto, cercare un contatto più "umano" tra paziente e dottore.
Messaggio assai lodevole, un po "progressista" e contro il sistema (una
pulce nelle orecchie spesso non guasta....), che lex-prof .Keating(vedi
lAttimo fuggente)non manca certo di rimarcare con una recitazione che punta molto
sugli aspetti paradossali del personaggio(realmente esistente), rischiando spesso di
assomigliare più al personaggio Robin Williams che al Dott.Adams.
"Patch" cura gratis i suoi pazienti, non chiede parcelle esose, è vitale,
solare(anche troppo) sembra quasi il protagonista di qualche fiaba. In effetti il problema
del film è qui :passi il messaggio più che condivisibile e su cui un buon medico non
può che riflettere a lungo, disturba la maniera in cui la storia viene presentata. Non
mancano alcuni momenti di sane emozioni come quando Patch si reca nel reparto dei bambini
malati di cancro per risollevargli il morale. Spesso capita di sentirsi partecipi delle
disavventure del nostro eroe e di lottare al suo fianco. Anche la "lacrimuccia",
non nego, può scapparci.
Purtroppo, però, gli eccessi di buonismo sono spesso dietro langolo ad attenderci,
insieme a banalità tipiche di un modo di fare cinema che ricerca lemozione
"facile", spesso nel tentativo di raggiungere un pubblico il più vasto
possibile e fare "cassetta".
Un esempio? il finale. "Patch" trova la voglia di continuare a lottare contro le
avversità grazie all "incontro "casuale con una farfalla(!?). Vince,
quindi, una battaglia contro i colleghi che volevano fermarlo denunciandolo alle autorità
mediche competenti e può continuare la sua guerra al sistema. Nella stucchevole scena
conclusiva i bambini del suo reparto gli rendono omaggio, prima della sentenza del Medical
board review (ovviamente a suo favore), indossando il nasone rosso, inconfondibile
elemento distintivo di "Patch".
Scontato.
Ho limpressione che il regista abbia parzialmente sottovalutato lintelligenza
dello spettatore-medio del film, oppure ritiene che gli spettatori del suo Ace Ventura
coincidano con quelli di Patch Adams: entrambi alla ricerca dellemozione
superficiale, dello svago e del modesto approfondimento delle tematiche. Non penso che
questo faccia granché rilucere di luce propria questo lavoro.
La storia, poi, non vi ricorda nulla?
Patch è anticonformista come il prof. Keating, entrambi sono portatori di messaggi
"rivoluzionari" ma che danno origine ad eventi luttosi: qui muore lallieva
prediletta di Patch che stravede per lui, là moriva uno degli studenti che meglio
sembrava aver appreso la lezione del Prof. Il finale sembra, poi, ricalcare quello
dell "Attimo fuggente". In quella pellicola di P.Weir nella scena
conclusiva i ragazzi dimostravano il loro affetto per il Prof. Keating/Williams salendo
sui propri banchi al grido "O capitano mio capitano " di Whitmaniana memoria, un
anticipavano i nasoni rossi?
Troppi elementi in comune tra i due film per poter essere un caso...daltronde un
cliché consolidato è garanzia di successo.
In fondo in fondo, però,Patch Adams è una piacevole boccata di vitalità, di gioia, di
fiducia nei propri mezzi, ben accetta nel drammatico panorama di fine millennio, che
emerge con chiarezza da molte opere in concorso a Venezia questanno.
Una bella boccata dossigeno.
Attenzione a non andare in iper-ossigenazione!
E non dimenticatevi di studiare, futuri medici(aargghhh!!non squartatemi, via quel
bisturi!), perché il riso può essere assai benefico ma da solo non basta, purtroppo.....
Vito Casale
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