Elling
Regia: Petter Næss
Sceneggiatura:
Axel Hellstenius Montaggio: Inge-Lise Langfeldt
Fotografia: Svein Krøvel Costumi: Aslaug Konradsdottir
Musiche: Lars Lillo Stenberg Interpreti:
Per Christian Ellefsen, Sven Nordin, Marit Pia Jacobsen,
Jørgen Langhelle
Per due
anni, Elling e Kjell hanno condiviso la stessa stanza all’interno
di un ospedale psichiatrico. Anche fisicamente antitetici,
l’uno minuto e bassino, l’altro alto e corpulento,
sono riusciti a infrangere il muro di solitudine che li
separava e ad instaurare una comunicazione profonda e
affettiva. Il
ben funzionante welfare norvegese offre loro l’opportunità
di una vita normale: un appartamento nel centro di Oslo.
In cambio, la strana coppia dovrà dimostrare di sapersela
cavare. Fare la spesa, rispondere al telefono, allacciare
rapporti di amicizia non pilotati, andare al cinema,
cenare al ristorante... Insomma, condurre una vita almeno
in apparenza normale.
Sul labile crinale che separa la follia dalla normalità,
i due amici riusciranno nell’impresa coinvolgendo altri
personaggi che la vita aveva messo al margine, rilanciando
così la propria e l’altrui esistenza. E scoprendo in
sé talenti mai sospettati, che riaffiorano maieuticamente
dalle nebulose dell’inconscio. Ma il tutto senza
forzature, rimanendo se stessi e fedeli al proprio pur
infelice passato.
Il film ispirato ad un romanzo di Ingvar Ambjornsen (che
prima di arrivare sugli schermi è stata oggetto anche di
un adattamento teatrale) ha un andamento narrativo
lineare, segue da vicino i personaggi e le loro a volte
irrefrenabili esplosioni emotive. La regia è discreta e
dimessa, l’analisi psicologica approfondita, l’ironia
non è mai invasiva perché lo spettatore tende a
immedesimarsi nei protagonisti e a ridere con e mai di
loro. Delicato e corretto,
a tratti commovente, ci insegna ad avere maggior
rispetto della nostra come dell’altrui follia.
Mariella Minna
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