EYES WIDE SHUT
GB 1999 di Stanley Kubrick
con Tom Cruise, Nicole Kidman, Sydney Pollack, Rade
Serbedzija (Sherbedgia nei titoli originali), Leelee
Sobieski, Marie Richardson, Todd Field.
° Il travaglio e l’odissea di una
coppia moderna turbata dal tarlo della gelosia e del
tradimento. Solo l’amore coniugale potrà salvarli. Forse
il film più ottimista di Kubrick, uno dei pochi con il
lieto fine. La società moderna è ossessionata dal sesso
come merce (la scena dell’orgia e le peregrinazioni
notturne di Cruise volutamente brutte e volgari) al quale si
contrappone l’amore intimo e sereno della coppia. Ed è
questo ultimo
che potrà salvarli dalla tentazione.
Splendidi i primi venti – trenta minuti, stilisticamente
perfetto il film, bravi gli attori ma la novella era più
ambigua, intrigante ed interessante. Comunque l’ultimo
ottimo film del più grande regista cinematografico di tutti
i tempi, che lo ha definito "una vicenda che esplora l’ambivalenza
sessuale di un matrimonio felice". Curioso il fatto che
due anni dopo i coniugi Cruise abbiano divorziato dopo
undici anni di felice matrimonio (e due figli adottivi): che
Kubrick abbia lasciato lo zampino? Incredibile ma vero: pare
che Kubrick appaia in un cammeo, seduto a un tavolo del
Sonata Cafè. La figlia Vivian Kubrick, invece, è la mamma
del bambino che Cruise visita. Colui che presiede l’orgia
vestito di rosso è l’assistente Leon Vitali, mentre l’anziano
edicolante presso cui Cruise si ferma a osservare un
giornale quando crede di essere inseguito è Emilio D’Alessandro,
l’autista di fiducia di Kubrick. Sotto consiglio dell’abituale
direttore del doppiaggio italiano Mario Maldesi, Cruise è
doppiato per la prima volta da Massimo Populizio, dalla voce
intensa e fragile più adatta al personaggio, e non dal
solito Roberto Chevalier, dalla voce giovanile e pomposa da
macho che avrebbe tradito il carattere del protagonista.
Pare che Eva Herzigova abbia declinato le proposte di
Kubrick per accettare invece quelle di Vincenzo Salemme e
comparire nel suo L’amico del cuore. Per saperne di
più sul film e sugli interpreti (che rilasciano numerose
interviste) reperire e vedere il (brutto) documentario breve
(25’ circa) di Paul Joyce The last movie trasmesso
da Channel Four. Da segnalare che il cinema fortemente
erotico di Kubrick si conclude con lo speranzoso e novello fuck (scopare, in italiano). BN/COL DRAMM 160’ * * * *
Roberto Donati
Qualcuno
ha scritto che questo film non evidenzia appieno la
grandezza di Stanley Kubrick, e che tra tutti risulta il
lavoro più debole e forzato del regista americano.
Di certo non passerà alla storia come il suo capolavoro, e
credo anche che la non perfetta salute abbia inciso non poco
sulla cura e perizia che di norma l’autore metteva nel
proprio mestiere, soprattutto in quel lavoro di
“ripulitura” finale – in particolar modo nel montaggio
– che egli considerava ancor più importante delle riprese
vere e proprie. Anzi K. definiva il montaggio come forse il
momento più delicato e creativo per la creazione di un
film.
Eyes Wide Shut è comunque un’opera inarrivabile per
registi normali. Rappresenta il rapporto tra i sessi neanche
più come una battaglia bensì quasi come una sorta di due
piani separati e paralleli in cui l’uomo non riesce a
stringere la propria donna e viceversa.
Se,
come ha sempre insegnato Fellini, il cinema è – e
dovrebbe farlo sempre – spettacolo e magnificienza, grandi
scenografie e scene di massa, di popolo, sogno che diventa
realtà, sfarzo e grandiosità, rapimento dello spettatore
che sprofonda e gongola di fronte a un nuovo mondo abissale
che gli si para davanti,
allora Eyes Wide Shut è anch’esso grande cinema;
inquietante (come sempre in Kubrick), ironico, assordante,
sensuale, freddo e meccanico nella grandiosa scena di sesso
a 360° in cui di erotico non v’è nulla e le nudità
appaiono corpi meccanici simili a marionette e dove semmai
è l’immagine dell’immane potere dei notabili ad
impressionare.
Il
buon Cruise pensava di aver fatto chissà cosa con le due
studentelle della festa per poi scoprire che la bellissima
Nicole lo avrebbe lasciato in un attimo se solo quel
marinaio glielo avesse chiesto. E’ questo il messaggio
finale. Kubrick sembra proprio dire, ormai (anche per l’età)
senza l’accanimento e la durezza di un tempo, che le
favole sono proprio finite e che due cuori e una capanna non
ci sarà mai più. Sembra dire che ad una relazione rimane
soltanto la possibilità di sopravvivere tra mille
compromessi e sotterfugi, tra sesso fatto e desiderato, e
tutto ciò non per una qualche cattiveria o perversione bensì per il definitivo ingresso dei germi post-industriali nei
cuori e nelle teste degli uomini.
Germi intesi innanzi tutto come velocità allo stato
puro.
Credo
che qui il genio si sia espresso soprattutto
nell’ideazione di una società
di intoccabili mascherati e misteriosi fino alla
fine. La loro maschera però è anche quella del buon medico
che in fondo non sa né chi è né se ha raggiunto qualcosa
di importante oppure no. Anche lui è mascherato, così come
sua moglie, e la conclusione finale nel centro commerciale
(non a caso proposta dalla Kidman) non fa altro che ribadire
quanto sia inutile indagare e discutere. “Dobbiamo
assolutamente scopare” – dice la Kidman, su cui poi
irrompe Van Morrison coi titoli di coda, e dice a mio avviso
la grande verità di Kubrick: una visione della vita, e
quindi del cinema, come rappresentazione e mediazione tra
sopravvivenza ed istinto, realtà ed idealismo, paura e
desiderio, calcolo e verità, ricerca autentica e ricerca di
mercato.
C’è
una parola d’ordine per entrare ed una per rimanere –
tuona il gran cerimoniere contro l’ignaro medico
sacrificale immerso nell’orgia dionisiaca di nudo e
potere. C’è una carta per entrare ed una per ritirare i
soldi, sembra continuare Kubrick, carte per chattare e carte
per viaggiare, smart card e free card…, il resto, la
famiglia, l’amore, quasi quasi lo stesso sesso tra
coniugi, troveranno sempre meno spazio.
Claudio
Bacchi
Un
approfondimento sul film a cura di Sergio Gatti
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