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Lontano dal paradiso
Regia:
Todd Haynes
Titolo originale:
Far from Heaven
Interpreti: Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysbert,
Patricia Clarkson

E' un approccio molto intellettuale quello di Todd Haynes
nel nuovo
lungometraggio "Far from heaven". Presenta infatti
alcuni dei piu'
classici e saccheggiati temi cinematografici e li ripropone
facendo il
verso ai film di Douglas Sirk degli anni cinquanta. Quelli
tutti
emozioni contratte, foglie autunnali in Technicolor, gonne a
palloncino, cappellini impossibili, sorrisi di facciata,
villette a
due piani immerse nel verde, torte di mele appena sfornate.
Le
apparenze ovviamente ingannano, la vera felicita' non e'
quella che si
ostenta, diventa quello che sei: il cinema ha sempre
parteggiato per
una liberta' di pensiero e di costumi, forse proprio per
dare al
pubblico la possibilita' di vedere realizzato, in un gioco
un po'
perverso e frustrante, cio' che la quotidianita' negava. E
cosi' la
moglie perfetta Cathy Whitaker, sposata al marito perfetto
Frank
Whitaker, deve fare i conti con l'urgenza delle pulsioni. Il
marito
preferisce i giovanotti e lei si ritrova innamorata del
sensibile
giardiniere nero.
Due dei massimi tabu' dei perbenisti anni
cinquanta,
quello razziale e quello sessuale, vengono quindi affrontati
nel film
di Haynes attraverso una rilettura post-moderna. E' curioso
come la
novita' sia nel recupero, ma riciclare con pacatezza e
intelligenza
permette di attualizzare il messaggio. Julianne Moore,
giustamente
premiata a Venezia per la sua interpretazione, si conferma
una delle
attrici piu' brave della sua generazione. Perfetta nel
mostrarsi
perfetta e con un sorriso di disarmante tragicita'.
Ma
fondamentali,
per la creazione dell'atmosfera old-style, si rivelano anche
costumi,
scenografie e fotografia. Ovviamente tanta cura formale
rischia di
cadere nel citazionismo gratuito ed infatti il film non
infiamma come
i melodrammi a cui si ispira. Forse perche' abbandona
l'ironia della
prima parte per prendersi sul serio, finendo cosi' per
diventare un
ibrido, non cosi' dissacrante da divertire, ma nemmeno cosi'
doloroso
da commuovere.
Luca Baroncini
Il
film, ottimamente confezionato, ci riporta all’America
degli anni Cinquanta, con tutti i suoi pregiudizi,
razziali e sessuali. La bella Cathy, moglie e madre
perfetta, e l’elegante Frank, marito e padre
integerrimo, conducono un’esistenza felice, in una
tipica casa della middle-class americana (di quelle con
giardino annesso) in cui non scappa mai un’imprecazione
fuori posto. Cathy è sempre perfettamente vestita, di
preferenza con colorati e cangianti abitini a ruota,
sempre impeccabilmente truccata, la pettinatura ingessata
in tonnellate di lacca. Nel contemplarla davanti allo
specchio, la figlia non potrà non esprimere il desiderio
più che legittimo di assomigliarle un po’.
Eppure
tra i due coniugi qualcosa manca: si astengono
completamente dal dovere coniugale, causa le frequenti
emicranie di lui. Se si fosse realmente trattato di un
film dell’epoca, le motivazioni reali sarebbero state
soltanto suggerite. Essendo invece una rilettura moderna,
la scena d’amore fra i due uomini è esplicita. Come è
evidente il trasporto sentimentale di Cathy nei confronti
dell’intelligente giardiniere (da “L’amante di Lady
Chatterley” in poi, figura protagonista dell’immaginario
erotico femminile) ahimé di colore, con tutte le
conseguenze del caso. Fa da sfondo l’ambiente perbenista
e ipocrita, pettegolo e limitato dell’epoca.
La
natura, con i colori autunnali delle foglie, suggerisce
per tutto il film una sorta di congelamento dell’anima,
una rinuncia all’autentica felicità che nasce solo dall’espressione
del sé. Solo nel finale, infatti, gli alberi saranno in
fiore, ipotizzando una rinascita, una nuova vita, una
primavera del cuore. Operazione intelligente e raffinata,
di sicura godibilità soprattutto estetica, se non
estetizzante. L’intreccio è il pretesto per un omaggio
a un’epoca ormai lontana e perduta e ad un cinema
altamente prolifico. Il risultato è piacevole,
convincente, originale.
Mariella
Minna
Recensione
da Venezia 2002
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