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BARRY
LYNDON
GB 1975 di Stanley Kubrick con Ryan O’Neal, Marisa
Berenson, Murray Melvin.
°
Dal romanzo (1844) di William Makepeace Thackeray: la
scalata sociale di Redmond Barry dopo il matrimonio con Lady
Lyndon e la successiva discesa nel baratro dell’oblio. Il
film più elegante di Kubrick, dove ogni scena sembra un
quadro, dove gli attori si muovono al ritmo delle splendide
musiche, dove l’insistente voce fuori campo (di Romolo
Valli, nell’edizione italiana) puntualizza ogni minimo
particolare come in una perfetta biografia, dove sembra di
essere in pieno ‘700, dove le stanze - riprese con un
particolare obiettivo Zeiss fatto costruire appositamente e
in seguito utilizzato in campo spaziale - sono veramente
illuminate dalle sole candele. Perfetto in ogni sua parte,
passato alla storia per i suoi celebri zoom, con scene
meravigliose (quella della seduzione muta fra Redmond Barry
e Lady Lyndon – prima al tavolo da gioco, poi nella
veranda esterna con le musiche a cadenzare i movimenti –
è uno dei più strabilianti pezzi di cinema di tutti i
tempi) e commoventi (la morte del figlioletto Brian).
Soltanto Kubrick poteva girare un film così, lungo e
lentissimo, senza annoiare un solo momento. Un capolavoro e
il più lucido documento di come non sia l’ambiente
storico-sociale a determinare l’uomo e le sue azioni.. Il
film storico e in costume più bello che sia mai stato
realizzato. Lord Bullingdon è interpretato da Leon Vitali,
che ha dimenticato le velleità d’attore ed è diventato
l’assistente personale di Kubrick (per la scelta del cast,
delle locations, ecc.). Quattro Oscar non fondamentali (Kubrick,
incredibilmente come nel caso di Sergio Leone, non l’ha
mai vinto per la regia o il film), tra cui ai costumi di
Milena Canonero e Ulla-Britt Soderlund. Kubrick ebbe a dire,
saggiamente, che un’opera che parla del futuro come del
passato, e che quindi va immaginata, è di fantascienza.
STOR
185’
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Roberto Donati
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