SHINING
(The shining)  GB-USA 1980 di Stanley Kubrick con Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers

° Uno scrittore fallito assume l’incarico di guardiano invernale dell’Overlook Hotel, dove anni prima fu commessa una strage. Sprofonderà nella pazzia e tenterà, invano, di ripetere l’evento ai danni dei suoi familiari. Kubrick prende il romanzo omonimo di Stephen King (distribuito in Italia inizialmente col titolo Una splendida festa di morte)  e ne amplia il discorso: il male è insito nella natura umana e qualsiasi relazione può essere distrutta da esso; che sia per gelosia (Lolita), per presunzione (Barry Lyndon) o per solitudine il male esiste e può prendere chiunque. E quando tutto sembra essere finito per il meglio, ecco che il Male riappare nella sua solita forma (questo è il senso dell’ultima ambigua inquadratura che ricaccia lo spettatore nell’incubo da cui era appena uscito). Un horror originalmente a luce accesa (quella degli enormi neon dell’albergo o della neve accecante) in cui l’elemento fantastico diventa corpo ed essenza reali, Shining riflette principalmente sul fatto che il Male è esistito e esisterà sempre. Tra le molte scene memorabili quella del bambino sul triciclo lungo i corridoi dell’albergo (girata per la prima volta con la steadycam, che coniuga stabilità e mobilità della ripresa) dove la tensione nasce dall’assenza di musica e dall’alternarsi del rumore che il triciclo fa sul  pavimento di legno e del silenzio quando è sul tappeto e quella, verso la fine, dell’inseguimento del figlio da parte del padre nel labirinto ghiacciato: due geniali invenzioni di Kubrick (nel libro non c’erano). Quella di Jack Nicholson (doppiato molto bene da Giannini, elogiato tramite un telegramma da Kubrick in persona) è una delle più belle interpretazioni mai viste sullo schermo, e nel 1980 non vinse l’Oscar (battuto dal De Niro di Toro scatenato, bravissimo certo ma non come Jack); ma anche la Duvall, nello stesso anno di Popeye del suo mentore Altman, è straordinaria e,  seguendo il metodo Kubrick (snervare l’attore affinché dia il suo meglio), rischiò seriamente l’esaurimento nervoso. La versione originale dura 142’ e contiene scene di dialogo stupidamente tagliate per l’Italia. La visione è da abbinare all’utile making of realizzato da una delle figlie di Kubrick.  HORR      120’    * * * * *

MAKING THE SHINING
GB 1980 di Vivian Kubrick

° Documentario sulla realizzazione di Shining di S. Kubrick: molto interessante perché fa vedere la vita sul set e il dietro le quinte delle riprese, insieme a interviste agli attori e ai collaboratori. Girato per la BBC, che lo trasmise con ottimi ascolti, dalla figlia del regista allora diciottenne (che firmerà in seguito le musiche di Full metal jacket col nome di Abigail Mead) con una cinepresa 16mm datagli dal padre, durava in origine un’ora e poi fu ridotta a trenta minuti dallo stesso Kubrick perché mostrava scene anche imbarazzanti (Jack Nicholson che si toglie i pantaloni, ecc.): così la sua fama di meticoloso maniaco della perfezione accrebbe. E’ stato visto su Raitre a Fuori orario nella serata (11/3/1999) dedicata a Kubrick, poco dopo la sua morte (7 marzo 1999) Abbinato al DVD di Shining con la possibilità di usufruire dei sottotitoli in italiano.     DOC     35’
Roberto Donati

Vai a TuttoKubrick