Collateral
Michael Mann abbandona momentaneamente il filo-politico dei suoi
precedenti film Alì e Insider per tornare indietro ai tempi
di Heat – La Sfida, in qualche modo ringiovanire per concentrarsi più
sulla forma che sul contenuto. Mann torna alle radici dell’action
movie, seguendo tutti gli stereotipi del genere: sparatorie, assassini, boss
mafiosi ed esplosioni caratterizzano quindi quest’opera, che si svolge in una
lunga notte a Los Angeles, quando un semplice tassista (Jamie Foxx) fa
l’errore di caricare a bordo un pericoloso assassino (Tom Cruise), che lo
porterà così in giro a compiere massacri.
Girato in modo tecnicamente perfetto, Mann adopera il digitale per
ricreare una suggestiva fotografia, filtrando il tutto con il blu notturno così
reale della metropoli statunitense che solo il
digitale può rendere. Il ritmo
è ben dosato dal montaggio, tutta la visione corre fluida con veri momenti
high-clue che porta il cuore in gola, in quanto l’intreccio tra un frame e un
altro è complementare quanto basta per scatenare il vortice emotivo nello
spettatore.
Ma il fattore più interessante di Collateral è sicuramente il
rapporto tra i due protagonisti, il tassista e il killer, apparentemente
diversissimi: uno è buono, un po’ fifone, l’altro spietato e freddo come il
ghiaccio. Durante il loro viaggio tra massacri, un filo comune sembrerebbe
legarli sempre di più, perché oltre la facciata del killer cattivo e del
tassista buono, in realtà si nascondono due persone simili nella loro
solitudine e propria tristezza interiore. Entrambi si chiedono il perché della
propria esistenza, il ruolo dell’essere umano nella catena planetaria, aprendo
al film una via quasi filosofica.
La sceneggiatura riesce a congiungere comicità e drammaticità profonda in uno
script d’azione, un compito non facile soprattutto per un film
filo-hollywoodiano, il cui primo intento è chiaramente intrattenere il
pubblico.
“Io odio Los Angeles, milioni e milioni di persone ci vivono, ma sono così
distanti l’un l’altro”. Una frase di una grande tristezza detta da un
assassino, una frase che però, riesce a toccarci tutti e a farci riflettere
sulla condizione umana. Ed è anche per questo che Michael Mann si
conferma ancora una volta un grande regista.
Pierre Hombrebueno
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