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La mala educacion
Con
degli strepitosi titoli di testa profondamente classici che ricordano il miglior
Hitchcock, inizia La mala educaciòn, ultima provocatoria e malinconica
opera di Pedro Almodòvar. La brutale e cinica storia di quattro
personaggi dalle doppie identità e dal passato angosciante che si ritrovano e
si perdono, si confondono e trasformano, fino a cambiare per sempre le loro
solitarie vite.
Gael Garcia Bernal
è il protagonista eclettico dell’opera, interprete di tre personaggi diversi
che si ricongiungono in un solo e bravissimo nella sua naturalezza, definendo
un’interpretazione elegante, delicata, vera che non disdegna i mezzi toni e le
affascinanti sfumature recitative. Ma tutto il film è sorretto da un cast di
prim’ordine, come del resto accade in tutte le opere di Almodòvar (anche se
qui, al contrario di Tutto su mia madre, l’universo è maschile e al
contrario del doloroso Parla con lei, aspro), dall’incisivo e tagliente
Daniel Giménez Cacho al simpaticissimo Javier Càmara in un
piccolo ruolo che dà linfa e vitalità alla storia raccontata, da Fele Martìnez
in un’interpretazione sensibile e seducente a Lluìs Homar, perfetto
nel ruolo morboso di Berenguer.
Almodòvar ha gusto per i dettagli, i colori e l’atmosfera a metà tra
noir e melò, ma ha soprattutto una grande attenzione per i suoi personaggi,
ossessivi e ossessionati, vittime e carnefici, angeli e diavoli, persi in un
esistenza di desiderio e ambizione che soffoca e opprime.
Un ottimo gioco narrativo di montaggio e flashback, tre spazi temporali che si
confondono e si rievocano, senza cadere mai in una dispersione del melodramma,
ma anzi, componendo un quadro nostalgico di ricordi ed emozioni, personaggi
mascherati nell’anima e persi nel cuore. Almodòvar infonde il film di
gusto classico e coscienza moderna, carica di nostalgia ogni scena e s’insinua
senza esitazione nell’inferno delle vite dei suoi personaggi, in
un’atmosfera enigmatica e incantatrice, che
non esclude scene sottilmente d’impatto e momenti alla deriva. Una storia
morbosa, narrata con essenzialità e crudezza ma capace di coinvolgere e
appassionare, un lungo racconto d’identità tradite e mascherate, di passioni
pericolose, gelosie ossessive, erotismo e psicologia, tra passato, presente e
futuro persi nelle vendette e nei ricatti e che getta angoscia sulla vita di
ogni essere umano, dove nessuno, alla fine, può davvero conoscere l’oggetto
del suo desiderio. VOTO: 8
Claudia Scopino
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