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La mala educacion
Il nero del peccato e il rosso
della carnalita' si fondono nei poster stracciati che compongono i bellissimi
titoli di testa, mentre la parola "passione" suggella la fine della
torbida vicenda imbastita da Pedro Almodovar. In mezzo tutte le sue ossessioni:
il film nel film, il marcato anticlericalismo, le icone gay del cinema (questa
volta Sara Montiel nel drammone "Esa Mujer"), i colori vivaci spalmati
con estro e brio, gli amori impossibili, il gusto per la provocazione, i
dettagli sessuali piccanti, i tradimenti, le lacrime, i tacchi a spillo, i seni
posticci, i vestiti pacchiani e le parrucche cotonate. Insomma, tutto l'universo
bizzarro a cui il regista spagnolo ci ha da sempre abituati. Da spettatori
viziati ed esigenti, pero', finiamo per dare per scontata la ricchezza visiva e
grattando la sofisticata superficie questa volta restiamo un po' delusi.
L'aspetto piu' interessante, alla lunga purtroppo anche il limite maggiore, e'
il complicato intersecarsi di tre diversi livelli narrativi che intrecciano,
spesso senza soluzione di continuita', flashback, fiction e realta', dando vita
a una progressione suggestiva e ai limiti del virtuosismo ma non cosi' efficace.
Se l'impianto riesce a sedurre, infatti, le motivazioni dei personaggi e il
forte pulsare dei loro cuori unito all'accendersi dei sensi, disperdono il
potenziale coinvolgimento in una meccanicita' poco comunicativa. E l'ennesimo
amore omosessuale in chiave clerico-pedofila finisce per stiracchiarsi troppo
nel passaggio dalla commedia al noir, dando vita a un teatrino grottesco che
matura incapace di esplodere e la cui drammatica vitalita' resta perlopiu' nelle
intenzioni. Poco giova alla riuscita del film la scelta come protagonista di
Gael Garcia Bernal, sguardo furbetto tutt'altro che languido e movenze da
calciatore in panchina, vittima di un personaggio cruciale ma un po' irrisolto:
travestito per caso, gay per necessita' o amante per desiderio? Il film prova a
renderne le molteplici sfaccettature, ma si perde in altri interrogativi, non
altrettanto brucianti, disseminati lungo un racconto labirintico e cerebrale.
Luca Baroncini (da www.spietati.it)
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