La Mala Educacion

Il film d'apertura dell'ultimo festival di Cannes, in Spagna già disponibile in DVD, esce finalmente anche in Italia. Pur restando, come i due bellissimi film precedenti, dalle parti del melodramma, il regista spagnolo stavolta complica ulteriormente i piani della narrazione con una serie di racconti nel racconto.
Le trame in sostanza sono queste: Ignacio si presenta dal regista Enrique come un suo vecchio compagno di collegio, si propone come attore per un film ma soprattutto gli lascia l'ultimo racconto che ha scritto “La visita”. In questo racconto il tra
vestito Zatara ha un incontro con un vecchio compagno di collegio, Enrique, e scopre che questi non versa in buone condizioni. Decide così di aiutarlo ricattando Padre Manolo. Ciò avviene minacciando il sacerdote di far pubblicare “La visita”, un suo racconto, che il prete inizia a leggere. In questo racconto si parla di quando Ignacio ed Enrique erano bambini, delle molestie subite dal prete e del loro amore. Le cose in realtà sono ancora più complesse di così, perchè i piani dei racconti iniziano ad incrociarsi e non tutti sono davvero chi dicono di essere.
Il melò si tinge allora di noir e la ricerca della verità diviene il cardine della pellicola, una specie di ossessione per Enrique, ma anche un viaggio coinvolgente per lo spettatore. Lontano da facili colpi di scena, a loro modo infatti sono quasi annunciati, l'intrigo si dipana su più tempi, tra verità celate, menzogne e ricordi.

Almod
óvar regge bene i diversi registri stilistici fondendoli in modo mirabile, ove anche le parti più noir mantengono comunque un calore emotivo da melodramma, aiutato in questo ancora una volta dai colori in cui ammanta gli ambienti del film. In un decòr fine anni settanta fatto di tappezzerie verdi, di vestiti gialli, di sedie rosse, i colori dalla tonalità a volte da pastello, immersi in una luce calda trasmettono efficacemente la passione di un abbraccio.
Il lavoro sulle luci è altresì notevolissimo, spesso infatti i personaggi emergono dalle ombre solo come sagome, quasi balzando fuori dai ricordi, dall'oscurità, per acquisire solo in seguito una materalità fatta di colore. Come si dipingessero in base a chi hanno di fronte, o nel caso dei personaggi dei racconti, come fosse la fantasia del lettore ad animarli e a farne di più di sagome buie.

Il film
è stato giudicato inferiore ai due capolavori precedenti ed in effetti qui alcuni dialoghi sanno troppo di artificioso, di scritto, il che potrebbe anche essere voluto nelle parti narrate per racconto, ma succede anche nel tempo e nello spazio reali. Ciò che però riesce a salvare anche i dialoghi meno riusciti è la recitazione degli interpreti tutti bravissimi e tra i quali sorprende per il coraggio e la passione messa nella parte da Gael Garcìa Bernal (Y tu mamà También, I diari della motocicletta). E' anche un piacere rivedere Javier Càmara che interpretò Benigno in Parla con lei, qui in un ruolo da comic relief.
La denuncia delle storture dell'educazione nel collegio cattolico finisce per essere un dato acquisito, poco raccontato e lasciato fuori campo. Come lo stesso Almod
òvar ha dichiarato non si tratta di un film di denuncia, di rabbia, tutto è stemperato in un racconto articolatissimo di passioni, spesso impossibili ove anche il padre Manolo finisce per sembrare una vittima.
La regia, aiutata da una buona colonna sonora che comprende anche Cuore Matto, indovina diverse sequenze di ottima qualit
à, e anche se alcuni passaggi appaiono di cattivo gusto (la testa ferita di Ignatio bambino che si apre a metà come un sipario su una nuova sequenza), un momento bellissimo come l'innamoramento tra i piccoli Ignacio e Enrique cancella ogni sbavatura. Non mancano poi i personaggi tipici del cinema del regista, travestiti e omosessuali inaciditi, a volte cattivi, a volte tenerissimi.
Almod
óvar insomma si conferma grandissimo, tra i pochissimi capace di maneggiare un materiale narrativo così denso di implicazioni patetiche e di portarlo sullo schermo senza scadere nello sceneggiato televisivo.
Andrea Fornasiero

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