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La Mala Educacion
“La mala educación”, film d’apertura alla 57esima edizione del festival
di Cannes, mostra tutti i caratteri del genio di Almodovar, differendo però
dalle precedenti pellicole del regista spagnolo. La graffiante ironia e la
solarità di “Parla con lei” e “Tutto su mia madre” non si ritrovano in
questo film che lo stesso regista ha definito noir.
Ben presente nella mente del regista da anni, Almodovar nega che sia fortemente
autobiografico, semplicemente ammette che molti infelici ricordi della sua
infanzia condiscono l’aspetto grottesco della narrazione. Ambientato
inizialmente negli anni ’60, la storia mostra due ragazzini, Ignazio e Enrique,
“educati” in un istituto religioso, anche se la vicina sala cinematografica
sembrava insegnare di più delle lezioni in istituto. Qui scoprono di avere una
strana attrazione l’un l’altro che li porta a una iniziale confusione e
successiva perversione. L’insegnante di letteratura, più tardi direttore
dell’istituto, Padre Manolo, avendo una predilezione per Ignazio, fa
allontanare a tradimento Enrique dal collegio. La voce innocente e soave di
Ignazio nel canto infatti seduce il direttore che spesso e volentieri abusa di
lui. Questo provocherà in Ignazio un cambiamento sessuale irrimediabile.
Da questo momento le vite dei tre personaggi si intrecciano, mescolando piani
temporali e periodi storici: i tre incontratisi all’inizio degli anni ’60,
si rincontreranno alla fine degli anni ’70 e poi da ultimo negli anni ’80.
Due precisi periodi storici volutamente scelti dal regista per denunciare la
spagna franchista e perbenista degli anni ’50-‘60 e quella dieci anni più
tardi frenetica e libertaria della movida. Oltre ai piani temporali, la
tecnica di narrazione viaggia in bilico tra finzione cinematografica e realtà
deformata da punti di vista narrativi diversi: il metacinema, fortemente
connotato nel film, deforma e confonde.
E’ quindi fortemente spiazzante per lo spettatore, sono presenti notevoli
colpi di scena che in questa sede risulta poco elegante rivelare. Il carattere noir
è ben visibile, i toni sono cupi e pessimistici, solo un personaggio (Enrique
che diventerà regista, “alter ego” a metà di Almodovar) si riscatterà dal
vortice di menzogne e ricatti che avvolge il film. L’unico barlume volutamente
inserito per alleggerire l’intreccio è rappresentato da Paca/Pachino che con
la sua buffa e “travestita” interpretazione (pur minore) regala allo
spettatore più di una volta qualche sana risata.
La perversione di un prete che diventa impresario di una casa editrice e anche
dopo sposato non rinuncia alla sua “vocazione pedofila” è il punto
d’arrivo di una fervida critica nei confronti dell’educazione religiosa, che
è “mala”. Almodovar denuncia l’incompetenza dei preti insegnanti, nota
autobiografica, lui stesso ha affermato che gli unici insegnanti meritevoli che
ebbe in istituto furono quelli di matematica perché laici.
Questo film, omosessuale, maschile e laico, nonostante le accese proteste del
mondo cattolico, non poteva trovare momento migliore per uscire, nell’attuale
Spagna di Zapatero e delle sue riforme.
Marta Fresolone
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