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Taxi Girl
Scheda film:
Taxi Girl
Regia di Michele Massimo Tarantini
Con Edwige Fenech, George Hilton, Aldo Maccione, Enzo Cannavale, Michele Gammino, Gianfranco D’Angelo, Alvaro Vitali, Rossana Di Lorenzo, Franco Diogene
Genere: commedia
Durata: 90’ (versione integrale)
Vietato ai minori di 14 anni
Scheda Dvd:
Produzione Mondo Home Entertainment, 2004
Numero dischi 1
Singola faccia, doppio strato (formato 16:9)
DVD 9 PAL Area 2
Suddiviso in 12 capitoli
Lingua audio: italiano, Dolby Digital 5.1 - italiano, Dolby Digital 1.0 - mono
Lingua sottotitoli: italiano
Contenuti commenti tecnici; trailer originale
Prezzo € 19,90
Dove ordinarlo:clicca
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In una Roma estiva ma ancora poco turistica, la tassinara Marcella, procace e per questo amata dai virili colleghi, ha una vita sentimentale a dir poco travagliata: il fidanzato Ramon, latin lover sudamericano, è sposato a una ispida racchia che lo tormenta, mentre di lei si invaghisce perdutamente un poliziotto siculo e cerimonioso. Con tutto ciò, la taxi girl del titolo riuscirà pure ad aiutare l’amico commissario, impegnato nella cattura del “pericoloso” boss Adone Adonis.
A sorpresa, uno dei titoli del filone della “commediaccia all’italiana” tenuti in maggior considerazione anche e soprattutto dalla critica ufficiale, capace forse di apprezzare l’ottima interazione che in effetti si crea tra i vari personaggi, con una coralità davvero inedita e inaspettata all’interno di un cinema solitamente fatto di gag meccaniche e ripetitive. Tuttavia, se le ambizioni sono alte, o perlomeno se la sceneggiatura di Francesco Milizia e Tarantini si aggira su territori quasi nobili, la messinscena del regista e l’organizzazione narrativa in generale appaiono povere e prive di sussulti di vitalità. Debitore chissà quanto consapevole di un cinema artigianale e surreale dalla grande tradizione (volendo, si può risalire sino a Buster Keaton e ai fratelli Marx), Tarantini non ha la sicurezza necessaria a trasformare i tempi morti e le intelligenti pause in momenti non si dice di riflessione ma, almeno in parte, di comicità esistenziale e metafisica. Il ritmo allentato, in ogni caso, permette la valorizzazione assoluta delle qualità fisico-interpretative della Fenech e di George Hilton, entrambi solari e capaci di trasmettere, quasi con il solo sguardo, ironia e vivace freschezza. Per dire, se la protratta nude shot dei titoli di testa è piuttosto insistita e becera, il numero dello strip è davvero riuscito per (auto)goliardia e commovente sincerità di sguardo.
Il dvd edito da Mondo Home Entertainment in collaborazione con Alan Young Home Video, e distribuito da Cvc, ha il merito di riproporre un titolo non troppo conosciuto perché poco trasmesso in televisione e assente da anni dal mercato della vendita home video. Il negativo originale integrale è presentato nel corretto formato cinematografico 2.35:1, ottimizzato per gli schermi a 16:9, con una resa qualitativa che, a mio parere, sfrutta (anche involontariamente che fosse) la granulosità dell’immagine e la grassoccia pastosità dei colori per conferire una patina nostalgica e un tono glamour molto azzeccato a una pellicola pienamente e fieramente anni Settanta.
Anche l’audio, presentato nei due formati Dolby Digital 5.1 e Mono (entrambi per la sola lingua italiana) e lungi dal possedere la squillante nitidezza possibile per i prodotti di ultima generazione, mantiene quella corposità inevitabile e, francamente, quasi da ricercare ossessivamente per prodotti simili. Per come la vedo io, Taxi Girl è puro cinema da drive-in “de noartri” e una visione più difforme da quella, ipotetica, dell’epoca nuocerebbe ulteriormente alla sua forma e alla sua ragione di esistere. Presenti, e non inutilmente, i sottotitoli in italiano.
Tra gli extra, irrinunciabile il trailer originale (un vero e proprio “film del film”), anche per comprendere maggiormente gli aspetti storico-social-produttivi (strategia commerciale, fenomeni di costume, popolarità, indice di gradimento, …) legati al mondo del cinema, da sempre fatto di arte e industria. Più deludente, invece, il commento audio del regista Michele Massimo Tarantini e del critico della rivista di genere “Cine70” Franco Grattarola: non c’è quasi nessuna volontà di illustrare la genesi, anche tecnica, del film in questione o di singole sequenze, ma piuttosto un intorpidimento collettivo (sentire il tono delle voci per credere) orientato verso banali gossip o verso una (ormai scontata, verrebbe da dire, dopo tutta la rivalutazione post-tarantiniana) autoindulgenza solipsistica che rasenta ora il ridicolo ora il fastidioso occhiolino al fan più scriteriato.
Roberto Donati
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