VIVA ZAPATERO
è uscito in cofanetto (dvd + libro) per la Bur Rizzoli Audiovisivi. Prezzo: 19,50 euro.
 

Viva Zapatero!" è il più bel film italiano del nuovo millennio. Il più importante, il più fondamentale.
La Guzzanti, ormai costantemente attesa al varco dopo l'episodio di "Raiot", compie qui un'operazione, a mio avviso, assolutamente straordinaria per intelligenza, compostezza, arguzia e ironia. Partirei dal fatto che "VZ!" è un film estremamente semplice. Semplice e diretto. Non è un saggio filosofico né politico, né probabilmente un vero documentario nell'accezione più quotidiana del termine. Prima di tutto, perchè gli argomenti discussi sono, inevitabilmente, risaputi. Berlusconi e la sua cricca, la censura, le goffaggini dei nostri politici. Non c'è nulla di nuovo sotto al sole; eppure, signori, qui c'è una tale disarmante sincerità, di morale, di buon senso, di umana dignità, da far venire i brividi. Si può persino parlare di una sorta di "riassunto" della sua personale storia e di ciò che gli ruota attorno, accaduta in questi anni. Riprende segmenti televisivi, documentari, interventi degli uomini coinvolti, pagine di giornale. Tutto coagula alla creazione di un quadro specifico della nostra Italia, a partire dal "piccolo" evento, la cancellazione di Raiot, per allargarsi ad una condizione generale, di tipo politico (l'opposizione impotente e che si auto-ridicolizza in siparietti kitch durante i convegni), di tipo populistico (le migliaia e migliaia di persone che accorrono alla seconda puntata della trasmissione, rappresentata a teatro), e oserei dire di tipo esistenziale (il finale ci ricorda di come tutto il film non sia altro che un "diario", il suo diario individuale; e finisce per aprirlo all'universalità delle scelte umane, etiche e morali, "Sono un giullare, ed ho avuto il mio pubblico. Ho fatto il mio lavoro"; a domandarsi qual è il posto che un uomo ha da trovare per sé nella società, nel mondo; come e cosa può fare un uomo per non sbagliare, per non essere indifferente al mondo che ha intorno e per reagire in maniera giusta a ciò che secondo lui non lo è). La Guzzanti riesce oltretutto a raccontarci questa storia che è, dapprima, privata, senza sfiorare nemmeno, il bislacco egocentrismo del Michael Moore (riferimento ovvio ma inevitabile) che si auto-elegge Davide che combatte Golia, e piange su sé stesso e tenta, con una sorta di palliativo delle proprie capacità dialettiche intellettuali, a giocare sporco sulla commozione e sul patetico. La Guzzanti non solo non si erge, non solo non parte dall'alto per "educare" il suo pubblico, ma ha piuttosto la sapienza di saper allargare il discorso, come già detto, iniziando da un "dettaglio", che è la sua storia, per raggiungere *altre* fonti, e quindi non punta il dito minacciosamente, non si fa paladina, ma sommessa e pacata, con una pazienza rara, accoglie e cerca le parole di grandi personalità intellettuali, di colleghi e di "occhi esterni", nel tentativo non di spiegare, ma di capire, lei stessa, le motivazioni della sua rabbia (è giusta la sua reazione o no? è giusto questo film o no?), e di riflettere, con semplicità, con ragionevolezza, affidandosi sempre alla voce altrui, sulle cause e gli effetti di questo governo, e perchè no sul senso della Storia, del suo valore e della sua utilità (è importante ragionare e paragonare questo governo al fascismo? ci aiuta a capirlo? o è un dato di fatto che la Storia si ripete, e dovremo assistere inermi?). Il risultato è spiazzante e coinvolgente nella sua purezza d'animo, nella sua semplicità popolare, nel suo non essere predicatorio o vigliacco (le interviste a degli attoniti e spaventati politici del governo Berlusconi non sono mai chiassose e fine a sé stesse, ma anzi, vedi quella alla Annunziata, danno anche dei sottili indizi dei perchè e dei per come la storiaccia di Raiot sia diventata tale). E alla conclusione, si è come in trance; consci di aver assistito ad una radiografia umana estremamente lineare, condivisibile o no, del nostro Paese. Quasi a ricordarci che la storia di Sabina Guzzanti, così come quella di tutti, non è mai privata ma fa parte di un insieme completo, e che, forse, può esserne una costola significativa.
(per gentile concessione di Travis Bickle, it.arti.cinema newsgroup)