Paycheck
di John Woo

Dall'ennesimo
romanzo di Philp K.Dick, l'ultima fatica di John Woo è in
realtà un film emzzo suo, visto che è subentrato alla
regia a giochi fatti. Ben Affleck se la cava piuttosto bene
ma soprattutto John Woo dimostra ancora una volta di saper
fare film altamente spettacolari e ritmati.
Non c'e' un solo attimo noioso dall'inizio alla fine.
Peccato soltanto che il film si trasforma in un puro film
d'azione, lasciando troppo in ombre le inquietanti tematiche
dickiane.
La Redazione
Immaginiamo il film come una
grossa arancia. L'aspetto e' rotondo, nutriente e colorato:
un regista abile nell'abbinare un'azione sofisticata con l'interiorita'
di personaggi lacerati da conflitti viscerali e insanabili;
una coppia di star molto glamour e, soprattutto, un autore
letterario che si puo' considerare un vero pilastro della
fantascienza. Purtroppo, pero', dopo i primi morsi la polpa
diventa amara e il rosso fuoco si smorza in un sempre piu'
pallido arancio, fino a privare, frutta e cinema, di
qualsiasi sapore. Peccato, perche' il film parte bene: non
si distingue per originalita' ma lancia spunti intriganti.
L'odissea del protagonista ignaro del pericolo crescente che
gli gravita intorno e', infatti, oltre che un classico tema
hitchcockiano ("Intrigo Internazionale" sembra una
fonte primaria di ispirazione), anche un pretesto narrativo
ad alto tasso di suspence. Ben Affleck, pero', di Cary Grant
ha solo il vestito e si limita a bamboleggiare per tutto il
film, piu' preoccupato della sua telegenia che dell'espressivita'
del personaggio (a quando un bio-pic su Big Jim?). Non fa
molto meglio la sua compagna di schermo Uma Thurman; in
vacanza dalla Katana di Tarantino si aggira flemmatica e
svogliata, sforzandosi di apparire bella e simpatica e
risultando tutt'altro. Sacrificato anche Paul Giamatti nei
panni del ciccio ma buono; di lui risentiremo comunque
parlare con l'uscita di "American Splendor".
Quanto alla regia, pare che la prima scelta fosse Brett
Ratner (qualcuno si ricorda il suo "Red Dragon"?)
e che John Woo, in origine produttore esecutivo, sia
subentrato solo successivamente. Comunque siano andate le
cose, la mano del regista cinese si riconosce a fatica:
l'immancabile svolazzo di colomba (piu' che mai posticcio),
i duelli faccia a faccia, le pistole grintosamente spianate.
Ma l'azione e' noiosamente improbabile e la lunga sequenza
di inseguimento tra moto, auto ed elicotteri sopperisce con
la frenesia del ritmo alla totale assenza di adrenalina.
Soprattutto ha la grave colpa di trasformare il protagonista
da uomo pur geniale, ma comune, in banale supereroe,
perdipiu' con rigurgiti di stonata ironia (i battibecchi con
la Thurman hanno la leggerezza di un colpo di macete). Anche
gli inserti digitali hanno il grave difetto di mostrare con
evidenza la loro origine di sintesi. Tutta la parte finale
si evolve cosi' in un gran baraccone privo di qualsiasi
tensione, che risolve in modo didascalico i possibili spunti
apocalittici (tremendo il protagonista che spiega tipo
"ciak lezioncina!" perche' e' meglio non conoscere
il proprio futuro) e non si preoccupa nemmeno di rattoppare
gli evidenti buchi di sceneggiatura (ma Affleck non ha
conosciuto la Thurman prima che la memoria gli venisse
cancellata?). Dell'arancia iniziale e' rimasta una spremuta
di banalita'. Si continua a bere solo per la trama
congegnata dal prolifico Philip K. Dick, poco fiducioso sul
progresso tecnologico e sulle capacita' dell'uomo di
sfuggire alla catastrofe. Ma l'omonimo racconto non trova
nel progetto visivo di John Woo, e narrativo di Dean
Georgaris, una degna rappresentazione e finisce per
confondersi con la mediocrita' di un qualsiasi action-movie.
Ora una mela, grazie!
Luca Baroncini (da www.spietati.it)
Un altro racconto di Philip
K.Dick trasposto in pellicola dopo il recente Minority
Report, che almeno sotto un certo aspetto (che non svelo per
non spoilerare) ha anche un altra cosa in comune oltre al
nome dello scrittore. Eliminata in gran parte la parte
fantascientifica che lascia posto ad una storia dal sapore
quasi "Hitchcockiano", John Woo, dirige senza
infamia e senza lode questo discreto filmetto che si segue
piuttosto bene, grazie anche ad una storia intrigante e
interessante (futuristica ma piuttosto plausibile), dialoghi
discreti, una bella fotografia e alcune scene d'azione qua e
la' ben costruite. La nota positiva e' che sebbene faccia
una parte discretamente inutile (e forse sottotono), e' una
gioia per gli occhi vedere la bellezza diafana di Uma
Thurman sotto una luce cosi' umana, cosi' imperfetta, cosi'
"anti-tarantiniana" da come la conosciamo. La nota
negativa e' che purtroppo la pecca principale di questo film
da' l'impressione che il regista si sia lasciato un po'
troppo andare, soprattutto verso il finale: si avverte come
un senso di svogliatezza generale, come se per qualche
motivo non ci fosse piu' stata la voglia di continuare. La
storia si perde per strada (ma non durante l'inseguimento!)
e il film si trasforma quasi in un banale action-movie. Le
scene d'azione come ho detto prima sono comunque ben fatte
(e c'e' sempre il posto per inserire l'immagine-feticcio di
Woo: la colomba bianca), e decisamente molto piu'
convincenti di quelle esagerate e senza cervello di "Mission
Impossible 2". E a proposito di cervello, e' quasi
comico vedere in un film d'azione un Ben Affleck che fa la
parte di un cervellone con la faccia che si ritrova...
decisamente lo vedo molto meglio come vivaista! :).
Voto: 6 e 1/2
Wolf
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