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The butterfly effect
di
Eric Bress e J.Mackye Gruber, con
Amy Smart, Ashton Kutcher ed Eric Stoltz

Chi
non ha mai sognato di tornare indietro nel tempo
per correggere le scelte sbagliate e gli episodi
negativi? Letteratura e cinema si sono
sbizzarriti in tal senso e il film di Eric Bress & J. Mackye Gruber (gia' sceneggiatori di
"Final Destination 2") sconta subito
il confronto con alcuni pilastri dei viaggi
temporali, dalle opere di Ray Bradbury, alla
saga "Ritorno al futuro" di Robert
Zemeckis. Ovviamente percorrere la propria
esistenza a ritroso comporta grossi rischi,
perche', in base al cosiddetto "effetto
farfalla" del titolo, qualsiasi modifica
del passato si ripercuote fatalmente sul futuro.
Lo capira' a sue spese il protagonista Evan. Il
film parte bene, descrivendo la giovinezza del
ragazzo con i colori acidi dell'incubo; inciampa
nei luoghi comuni (l'amico di famiglia pedofilo)
ma comunica con forza e inaspettata cattiveria
il disagio di quell'eta' terribile e irta di
insidie che e' l'adolescenza. La provincia
americana si tinge di nero e le pulsioni allo
scoperto si
uniscono alla difficolta' di
crescere in un mondo in cui le coordinate
sembrano spostarsi in continuazione. La
spensieratezza puo' durare un attimo e basta uno
sguardo per cedere all'angoscia. Ma non e' il
racconto di formazione l'obiettivo dei due
registi e dopo una prima parte non
particolarmente originale, ma tesa e compatta,
la storia comincia a incartarsi, per poi
involversi in un continuo e frastornante
andirivieni tra passato, presente e futuro
(terribile il concentrato di stereotipi del
genere "carcerario" nella lunga e
inutile sequenza in prigione). Si fa cosi'
strada la vera anima del film: assecondare le
esigenze del teen-ager d'oltreoceano. Il ritmo
diviene frenetico, i pochi appigli psicologici
nella descrizione dei personaggi perdono
progressivamente spessore, i colpi di scena si
rincorrono e l'effetto prende il posto della
causa. In diretta proporzione lacuriosita'
scema in noia. Un approccio razionale non e'
certo il modo migliore per gustarsi il film, ma
il serratissimo montaggio non riesce ad
anestetizzare le esigenze di verosimiglianza
stimolate dalle premesse. I buchi narrativi,
infatti, diventano sempre piu' voragini che la
regia cerca di coprire puntando sull'accumulo.
Che capacita' ha il protagonista di controllare
il suo dono? E' cosciente di cio' che gli
accade? Perche' ritorna a certi episodi e
non ad altri? Perche' finisce sempre e comunque
in quella stanza del college? Non potrebbe
andare ancora piu' indietro, o piu' avanti, e
risolvere una volta per tutte i suoi problemi?
Che fine fa il rischio di danno cerebrale? E,
soprattutto, come fa esattamente a viaggiare nel
tempo? Mentre gli interrogativi si moltiplicano
e i giovani interpreti si divertono, il plot si
riduce a un interminabile gioco dell'Oca che
trasforma in sit-com le potenzialita' del
thriller soprannaturale. Il teen-ager gongola
sulla poltrona con residui di pop-corn tra gli
incisivi (il film e' stato un grande successo in
America) mentre il cinema sonnecchia, pensando
all'occasione sfiorata e poi perduta.
Luca Baroncini (da www.spietati.it)
"Mmm...
"The Butterfly Effect", cioè
"L'effetto del burro volante" strano
titolo per un film -mi son detto-, chissà
che significherà...". Lo so, l'ho
scoperto: che dovrei riprendere un po' in mano
il mio inglese. Ma, intanto, sono andato al
cinema a vederlo e questo è ciò che conta.
Premetto che la pellicola in questione non è
certo per animi sensibili che si impressionano
per un nonnulla: è il classico thriller
metafisico e metà no, discretamente
interpretato da giovani attori più conosciuti
dal giovane pubblico americano per il gossip
sulla loro vita privata che per le capacità
artistiche (se non sbaglio il giovane
protagonista ha una relazione con la
supergiovane Demi Moore...). Insomma, il
classico prodotto giovane fatto da giovani per i
giovani. "Allora perché sono andato
anch'io al cinema?". Spiritosi. Tutto verte
sul grande "SE" che ognuno di noi si
porta appresso dalla nascita: che cosa sarebbe
successo SE avessi preso quella decisione anziché
quell'altra? Come sarebbe cambiata la mia vita
SE quella sera non avessi incontrato la donna
che amo? SE non l'avessi invitata fuori a cena?
SE mi fossi messo il preserv... Vabbè, i soliti
SE, insomma.
Fortunatamente il film è più
"smarso" (traduzione dal veronese:
"malato, marcio") di quanto si possa
immaginare: poco o nulla ci è risparmiato anche
se le varie nefandezze sono spesso più
suggerite che mostrate. Pare che gli
esordienti autori del film siano i
responsabili della sceneggiatura di quel
"gioiellino splatter-trash" di
"Final Destination 2" e credo che
questo vi possa aiutare nella scelta della
pellicola da vedere per la vostra serata
cinematografica. Spettatori avvisati...
DA TENERE: La trama è più che buona, con la giusta dose
di suspance e di spaventi, ma...
DA BUTTARE: ...ma, come al solito, manca il coraggio di
tagliare, di snellire il racconto, con la
conseguenza che il giochino si fa
inevitabilmente ripetitivo; certo, succedeva
anche in "Final Destination 2", solo
che quel film durava una mezzora di meno. In
ogni caso per me è un film da vedere. Attendo
linciaggi.
NOTA DI MERITO: In
tanta immondizia teen-thriller-horror questo
ha dalla sua l'atmosfera giusta ed una trama
che sta in piedi (nei limiti del genere,
ovviamente!).
NOTA DI DEMERITO
(?): Il film si apre con la
seguente scritta perentoria: "Si dice che il
battito d'ali di una farfalla possa causare
dall'altra parte del mondo un uragano".
Voce dello spettatore al mio fianco: "E
se tirassi una scoreggia?".
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