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THE SLAVES OF THE REALM
di Lloyd A. Simandl. Con Rena Mero, Daniela Krhutova, Lucie Vondrácková, Ryan MacDonald, Marketa Rosak (2003. VHS: 2003)
Se "Slaves of the Realm" puo' suonare sulle prime il titolo di un film un po' porno, e' perche' lo e'. Ma solo un pochino. Se fosse stato mantenuto il titolo originale "Chained Sinners: Medieval Fleshpots" si sarebbe felicemente evitata qualsiasi confusione tra il pubblico non di settore.
Non potendo neanche con tutta la buona volonta' possibile parlare di trama, o di racconto o di qualsiasi altro termine che esprima una concatenazione logica di fatti, il pretesto del film vede un re morto, un figlio in cerca di una moglie, incarcerato dalla sorella la quale fa rapire tutte le potenziali moglie (vergini figlie dei nobili del regno) costringendole a un improbabile serie di lavori forzati nelle miniere, ovviamente vestite in maniera estremamente succinta e con abbondanza di catene. Una maga andra' a salvare tutti quanti. Le ripetute ispezioni corporali, massaggi tutti al femminile e altre scene di sottomissione, per la maggior parte verbale, o di improbabili duelli si susseguono senza il minimo filo logico.
L'interpretazione di Rena Mero (la maga) spicca sulle altre in quanto e' l'unica tra tutte a non finire mai nuda nonche' per essere l'unica "attrice" di lingua inglese. Le altre... attrici... sono tutte Ceche, la cui scelta si e' palesemente basata sulle misure data l'assoluta inespressivita' e incapacita' a recitare (non che si possa dire di meglio della Mero).
Anche a voler immedesimarsi nei panni di un estimatore del filone di dominazione/sottomissione lesbica ad ambientazione medioevale (in effetti chi non lo e', no?), la stereotipa ripetizione delle stesse scene - peraltro estremamente blande, che tutto sommato non lasciano nulla alla vista ma neanche all'immaginazione - ne fanno una noia mortale. L'opposto - immagino - di quello che un estroso mondo fetish potrebbe offrire all'utente interessato (poi non so, magari in siti diversi da questo di trovano recensioni mirabolanti...). La visione richiede molta molta MOLTA pazienza, per la certezza di stare a perdere tempo. E' inoltre sconcertante come tale produzione possa essere trattata alla pari di pellicole, diciamo, piu' convenzionali. Niente di male di per se' (ognumo sara' pure libero di riprendere e altri di veder quello che piu' gli aggrada) ma cercare di spacciarlo per un film del filone fantasy lascia allibiti.
Un lato positivo. Il regista, nonche' produttore, di questo montaggio e' tale Lloyd A. Simandl, la cui espressione cinematografica, incredibilmente ignorata dalla grande distribuzione (non me ne faccio una ragione!), e' estremamente stitica: 8 "fatiche" dal 1991 a oggi.
Non so se questa perla mai arrivera' in Italia. Nello sciagurato caso, saprete trovare senz'altro qualcosa di meglio da fare quella sera (che potrebbe gia' essere, per esempio, contare le macchine che vi passano davanti a casa).
Mattia Bonsignori
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