COSI' DOLCE... COSI'
PERVERSA
Regia: Umberto Lenzi
Con: Jean Luis Trintignant Carroll Baker Erika
Blanc
Italia 1969 - 92' min / colore
Video: Shendene & Moizzi ( Nocturno) UNCUT
Jean e Nicole, altolocati borhesi, vivono
la loro vita coniugale, nell'indifferenza reciproca.
Improvvisamente la loro vita viene
sconvolta dall'arrivo di Danielle, la loro nuova vicina di
casa, con cui Jean intreccia una relazione.
Tra i due, si insinua la losca figura di
Klaus, il quale si "diverte" a perseguitare
Danielle, la quale tempo addietro, conduceva una realzione
a carattere sadomasochista con lui.
Dopo l'ennesimo e violento litigio,
Danielle chiama in soccorso nel suo appartamento Jean, che
dopo aver lottato con Klaus, finisce ucciso da
quest'ultimo.
In realtà, tutto era frutto di un
complotto ordito tra Klaus, Danielle e Nicole;
quest'ultima legata a Danielle, da
una relazione a
carattere saffico.
Tutto sembrerebbe andato liscio, ma lo
"spirito" di Jean medita una dolce e crudele
vendetta....
Secondo capitolo della trilogia "Lenziana"
iniziata con "Orgasmo" e terminata con
"Paranoia"; ( ma il regista, tornerà nuovamente
su questo "campo" nel 1971 con "Un posto
ideale per uccidere" ) ma
se "Orgasmo" guardava a i
"Diabolici " di Clouzot, "Così dolce...così
perversa" guarda ai modelli "Suspense"
francesi proposti in film come "La Piscina" di
Jacques Deray.
Pur non possedendo quella "compatezza"
e quella linearità del primo lavoro, il film di Lenzi,
riesce comunque ad avere uno stile accattivante e
perverso; si respira un'aria malsana, ovattata dove ognuno
spia la vita dell'altro - come nella bellissima sequenza,
dove Nicole "ascolta" dal suo appartamento i
sopiri e i rumori dell'amplesso consumato tra Jean e
Danielle - ma Lenzi non si ferma certo qui: con dovizia e
ricercatezza costruisce una vicenda dove ogni personaggio
principale, risulta virtulmente doppio e mira a
raggiungere un proprio scopo - dando quindi una sensazione
di "spiazzamento" allo spettatore stesso, che in
questo modo, non riesce ad identificarsi in nessuno -
tutto quindi, ha il sapore di un losco gioco di alta
società, dove anche l'amore che nasce tra Jean e Danielle
rappresenta solo un complesso ed articolato sentimento
fine a se stesso, propenso solo ad imprigionare lo stesso
Jean in una trappola "mortale".
Tutto quindi "appare" vero ma non
certo; e contemporaneamente "certo" ma non
sentito, come dimostra la stessa Danielle nella sequenza
in cui racconta a Jean, di quando lei era succube di Klaus,
che la sottoponeva ad ogni tipo di umiliazione a carattere
sadomaso - costruendosi così, un ritratto di donna che
vorrebbe solo dimenticare un passato che è persistente -
ma è proprio qui che Umberto Lenzi, gioca le sue carte
migliori, nel momento in cui eliminata anche la
"scomoda" Nicole, Klaus e Danielle continueranno
la loro relazione indisturbati: la figura di Danielle
appare quindi in tutta la sua sua terribile e nuda verità;
una verità che prende la forma di una crudele mantide
religiosa, capace di uccidere con un'allarmante
disinvoltura; ma se tutto appare "vero" e non
certo, siamo sicuri che quella a cui stiamo assistendo sia
veramente l'epilogo di tutta la vicenda?
Nel frattempo Umberto Lenzi, fa scorrere i
titoli di coda su un aereo che continua indisturbato il
suo volo....
Mirco Sassoli
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