"INFERNO"
Regia: Dario Argento
Con: Leigh Mc Closkey - Eleonora Giorgi - Daria Nicolodi - Alida Valli - Leopoldo Mastelloni - Irene Miracle - Gabriele Lavia
Soggetto - sceneggiatura: Dario Argento  Daria Nicolodi & Dardano Sacchetti ( non accreditati )
Musica: Keith Emerson
Italia 1980 colore / 106'minuti

Una giovane poetessa newyorkese, Rose Elliot, compra da un antiquario di nome Kazanian, un vecchio libro che
narra il mito delle Tre Madri: Mater Tenebrarum , Mater Lachrimarum , Mater Suspiriorum, le cui dimore che si trovano rispettivamente a Friburgo, Roma, New York, formano un immaginario triangolo che imprigionano il mondo nell'oscurità del male.
Rose Elliot è convinta che la più potente di queste forze arcane, risieda nel suo palazzo e invia una lettera dettagliata sull'accaduto a suo fratello Mark, che ne frattempo risiede a Roma.
Ma la lettera finisce nelle mani di Sara, un'amica di Mark, che dopo aver trovato il libro, viene uccisa nel suo appartamento; nel frattempo Rose chiama Mark dicendogli di venire al più presto a New York, ma improvvisamente la comunicazione "cade" e la ragazza, dopo essere fuggita dal suo appartamento viene decapitata.....
Ma Mark, non demorde ed arrivato a New York, scoprirà l'orribile verità che si cela dietro al mito delle Tre Madri......
 
Secondo capitolo di Dario Argento ( da anni attendiamo la sua conclusione ) su una sua ipotetica trilogia stregonesca - demoniaca, iniziata nel 1977 con l'uscita del sorprendente e scioccante "SUSPIRIA", la cui Elena Markos, può essere tranquillamente trasfigurata in Mater Suspiriorum.......
Ma "INFERNO", non rappresenta un seguito - ogni film di Argento è sempre una cosa a sè - ma la conseguenza di come il male non risieda più in uno specifico luogo o in una dimora, ma dilaga e si insinua, come un mortale contagio nel mondo intero, dilaniandolo di oscuri presagi che assumono il colore vivido del sangue.
Dario Argento firma probabilmente uno dei suoi film più personali e sentiti, dove tutto può accadere e nulla è lasciato al caso, non esiste una precisa e rintracciabile trama, casomai la parvenza della trama stessa, insinua nello spettatore una sensazione che lo porta inevitabilmente a sprofondare verso un'abisso amniotico, ( e tutto in "INFERNO" tende a sprofondare : "....La prima chiave è occultata nei sotterranei......la terza è sotto la suola delle tue scarpe" - narra la voce di Varelli, nei titoli di testa) dove non esistono regole, nè schemi prefissati - si veda la sequenza del bagno "forzato" di Rose nello scantinato dove l'acqua che invade la stanza sotterranea, insinua una tranquillità fin troppo "tranquilla"; dandoci la sensazione che la ragazza stessa si senta come cullata in una sorte di dimensione smaterializzata - dove però sembra sempre che aleggi un qualcosa che "striscia" che avvolge in una spirale di male la ragazza stessa.
"INFERNO" rappresenta proprio questo: un blasfemo affresco sul male, che trae forza dal sangue, dalle lacrime, dai sospiri dei personaggi imprigionati nelle loro distorte manie, nelle loro strampalate teorie che divengono verità - ma a questo punto qual'è la vera verità? - Argento non lo dice, anzi arriva a creare enigmi su altri interrogativi, lasciando ai personaggi stessi l'onore di dire una loro versione che assume il gusto di un beffardo e crudele gioco di morte.
La casa che "costruisce" Dario Argento ( e che richiama alla mente lo splendido film di Dan Curtis "BALLATA MACABRA" )  rappresenta la conseguenza del mondo che la circonda: un impercettibile linfa vitale ( sangue? ) scorre negli innumerevoli meandri di questa dimora, in cui gli areatori sembrano portare un'aria di morte; nascondendo attraverso passaggi segreti, che sembrano mutuare nel tempo altre stanze, in cui un occhio "distratto" non  vedrebbe l'essere", ma solo una barocca materialità che diviene in "INFERNO" una delle chiavi per raggiungere una possibile ed accettabile verità.
Aldilà di qualche "discutibile" effetto speciale ( uno per tutti l'uccisione del cameriere della contessa Alise ) l'elemento debole del film risulta il finale; con questo, non significa che non sia riuscito; ma per le "premesse" lanciate da Argento risulta un po' troppo semplice e scontato.....ma non importa - "INFERNO" - resta senza dubbio, uno degli esperimenti più affascinanti e rompicapo che il cinema horror italico ha partorito dove quello che avvertiamo è un elogio al piacere della paura.

Mirco Sassoli

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