Vanno di scena gli stereotipi in questo
grasso matrimonio alla greca, dove due diverse culture si
incontrano suscitando gli appaganti sorrisi di una platea
desiderosa di svago (è questo il miglior periodo dell’anno).
I greci certo, ennesima canzonatura
americana sui propri colonizzatori, avi dalle strambe usanze
che hanno contribuito a creare quell’ammasso di etnie che
è l’America. Ci si scherza addosso quindi, e con gusto,
strizzando l’occhio bonariamente non solo ai greci, ma un
po’ a tutti i ceppi, ridendo infatti più che altro delle
tradizioni, della mentalità all’antica e della
stravaganza, minimo comune denominatore di tutti i popoli
emigrati in America tempi or sono.
E allora il mio grosso grasso matrimonio
greco è proprio la caricatura di due epoche, l’una
tradizionale e legata alle radici della propria terra d’origine
che si lancia in balli scatenati e party carnivori al minimo
pretesto, l’altra sofisticata e moderna, che ascolta
musica classica mentre conversa e si crogiola in atmosfere
di snobistica quiete. Stereotipi, ovviamente, che però
vengono messi in scena dignitosamente strappando sorrisi
leggeri e soavi, che si assaporano qua e là nel mezzo di
una commedia piacevole, la storiella d’amore di un
anatroccolo trasformatosi in cigno e l’avvicendamento di
due famiglie agli antipodi. Gli ingredienti sono quelli
giusti per trascorrere una serata senza troppi pensieri,
davanti a questo film tutto pop-corn e Coca Cola, fortemente
voluto da Tom Hanks, che se non sbaglia un colpo da attore,
figuriamoci da produttore! Saranno solo commediole, ma sanno
ben riscaldare queste fredde serate invernali. E questo
basta.
Francesco Rivelli