La balia
di Marco Bellocchio

Il film, tratto dalla novella omonima di Pirandello, narra del conflitto che nasce, in casa del professor Mori, tra la moglie di quest'ultimo e la ragazza venuta ad allattare il figlio. La vitalità e la disponibilità materna della balia si oppongono alla figura profondamente nevrotica della moglie, che arriva alle soglie della follia. Lo stesso professore, uno psichiatra, è combattuto tra l'amore per la moglie e l'attrazione per la figura così vitale della ragazza.. In un certo senso assistiamo ad uno sdoppiamento della figura femminile; abbiamo un volto positivo e un altro in qualche modo negativo della figura della donna. L'uomo in questo caso vive indeciso tra i due poli, incapace di scegliere. I due aspetti ritornano anche specularmene in altri personaggi femminili della vicenda. Per esempio potremmo ritrovare una figura speculare della balia nella ragazza che fugge con il giovane collega di Mori. O nel caso della moglie, mi sembra interessante collegarla con la madre del paziente che Mori va a visitare in casa, personaggio con molta probabilità vittima di un'educazione repressiva. La prima sequenza a questo proposito è emblematica. Conviene soffermarsi brevemente. La prima inquadratura ci mostra un paesaggio montano dove stanno passeggiando alcune donne tra cui la balia stessa, ancora con il bambino nel grembo. Abbiamo una dissolvenza in nero e udiamo la voce del dottore che parla con il suo paziente. In seguito vediamo Mori e il paziente che stanno colloquiando. Il medico spinge il paziente ad uscire di casa.Troviamo contrapposti dunque fin da subito la speranza rappresentata dalla maternità e la malattia psichica, dunque l'elemento negativo.
Gli uomini in questo film non possono vivere se non nell'indecisione, nel cupo pessimismo. Assistiamo dunque ad una diversa collocazione delle forze in campo rispetto al film precedente. La donna rappresenta anche in questo caso l'elemento vitale, ma sono presenti anche figure femminili castranti come nel caso della madre del paziente, o sprofondanti nella follia. Dunque la figura della donna non riveste più come nel caso dei film precedente un ruolo solo positivo, ma incomincia anche a sostituirsi alla figura maschile come elemento antagonista.

Mauro Madini

(Dis)alma mater: una riflessione sul cinema di Bellocchio