La giuria

di Gary Fleder, con Dustin Hoffman, Gene Hackman, John Cusack, Rachel Weisz

Il legal-thriller e' un genere molto amato dal pubblico, soprattutto quando e' l'uomo comune a scontrarsi con il potere, all'apparenza inattaccabile, dei colossi dell'economia. Nell'omonimo romanzo di John Grisham, da cui il film trae origine, ad essere sotto giudizio era una multinazionale del tabacco, ma la fantasia ha ormai superato la realta', con rimborsi miliardari da parte dei giganti del fumo. Nel film di Gary Fleder si aggiorna quindi lo scontro alla lobby delle armi da fuoco, sempre al centro del mirino dell'opinione pubblica e piu' che mai sotto l'occhio indiscreto della macchina da presa; basta pensare al successo planetario del documentario di Michael Moore "Bowling a Columbine", fresco di Oscar. Ma, si sa, per trovare spazio nelle sale cinematografiche americane e' necessario che la denuncia sociale abbia la forma dell'intrattenimento. E cosi', al romanzo prestigioso e' necessario affiancare il traino di un cast "all stars". Gary Fleder e' riuscito nella non facile impresa di riunire due miti del cinema come Dustin Hoffman e Gene Hackman, amici di vecchia data ma mai insieme in uno stesso film. Il primo e' un avvocato vecchio stile, di quelli fiduciosi nell'equita' del sistema giudiziario. Il secondo e' invece un machiavellico consulente legale, che fa della corruzione la sua arma piu' affilata. Completano il cast la coppia John Cusack, perfetto uomo comune, e Rachel Weisz, brava e in parte, capaci di ordire un complotto (improbabile ma efficace) basato sulla manipolazione e l'inganno. Bella l'idea di una giuria ignara di essere in vendita al migliore offerente. La sceneggiatura e' molto abile nel calibrare i colpi di scena, sviscera nei tempi giusti gli interrogativi stimolati dalla narrazione e mantiene vivo l'interesse fino alla fine; la regia rende molto dinamico l'aspetto visivo, anche a causa di un montaggio frenetico, e mitiga la frammentazione delle immagini con la linearita' dei dialoghi.
Il risultato e' un film convezionale ma solido e appassionante, che delude le aspettative solo nell'atteso faccia a faccia dei due divi, il cui innegabile talento e' fin troppo spremuto in un dialogo ad effetto ma schematico nella ovvia contrapposizione tra bene e male, e nel finale, un po' troppo blando, anche per il cinismo laccato della confezione. Nonostante si possa considerare un esempio riuscito di cinema commerciale, probabilmente il film fatichera' a trovare un suo pubblico: troppo Mtv per conquistare i "matusa", troppo parlato per incollare i teen-ager (opresunti tali), da tempo ormai decretati come l'ago della bilancia delbox-office.
Luca Baroncini (da www.spietati.it)

***1/2
spoiler alert: level 1
Giuro di dire la verità, soltanto la verità e nient'altro che la verità: il film è molto più che passabile. Dal momento che non sono un grandissimo appassionato di film processuali, sono stato ben felice di constatare che il regista (con l'autore del romanzo originale John Grisham e lo sceneggiatore) abbia deciso di movimentare la solita zuppa con complotti e location al di fuori dell'aula di giustizia. Lo ammetto: Perry Mason mi ha sempre annoiato. Colpa mia? Come come?? Dite di sì??? E che cosa mi vorreste fare: mettermi sotto processo? Ma braaavi, braaavi... e credete che il sottoscritto se ne starebbe fermo lì con le mani in mano??? Ma... ma per chi mi avete preso??? Guardate che con pochi milioni di dollari io mi compro tutta la giuria in men che non si dica!!! Bastardi che non siete altro, ve la farò vedere io, eccome se ve la farò vedere io... Non è ancora nato quello che mi farà fesso, tzè! E se proprio questo non dovesse bastare vorrà dire... vorrà dire... ma sì, che idea geniale: vorrà dire che scenderò in camp... Ehm, no, forse questo è meglio di no... Scusate, scusate, come non detto. Amici come prima?
DA TENERE: Con un cast così c'è anche da chiederlo?
DA BUTTARE: Direi nulla. Non è certo il film memorabile che passerà alla storia, anche perché questo genere è difficile da reinventare, ma mantiene ciò che promette: una paio d'ore di svago senza farci sentire troppo in colpa per non aver scelto "quel film d'autore che piace tanto alla mia ragazza, ma che -accidentina- questa sera non danno proprio in nessun cinema".
NOTA DI MERITO: Un gran ritmo, le facce giuste al posto giusto (farete a gara nel dire "ma guarda quello chi è!" vedendo i comprimari già nei primi minuti della pellicola).
NOTA DI DEMERITO: "What a feeling..!" Ma dai, ma che ci fa Jennifer Beals in 'sto film??? Sembra quasi il fantasma si sè stessa. Ed infatti manco se vede...
 
Ben, aspirante giurato Supergiovane