| Premio
del Pubblico al Festival del Cinema Latino Americano di
Trieste , edizione 2003
Bar "El
Chino" di Daniel Burak
- Argentina - 2002 -110'
La
nostalgia e il culto dell'amicizia-
Bar "El Chino" è un'opera che
promuove una certa idealizzazione dello spirito del Tango,
collocato nella nostalgia, la nascita e
il culto dell'amicizia. E dalla frase "...è ora di
riprendere i sogni", che appare nel manifesto del film
e che si avvicina a "...il passato è stato certamente
migliore", ritornello vivo di tutto il tango romantico,
si percepisce un eccessivo e sostanzioso modo di cantarlo.
Frasi che adorano il passato , credendolo ideale e senza
conflitti. La mistificazione corre
solo per il regista e i suoi interpreti della fiction e non
per coloro che hanno frequentato (e frequentano) il mitico
bar. Sono proprio loro i tangueros
nostalgici di questo passato da sogno.
La storia prende
così un tono solenne verso ciò che si intende come spirito
del tango. I personaggi intervistati nel bar, in particolare
lo stesso Chino, Jorge García, si presentano molto più
moderati, spontanei e sobbarcati da problemi reali. Il sogno
continua per chi sta filmando, dato che i personaggi, i veri tangueros,
vivono una vita più terrena rispetto a quella che si
tenta di suggerire. È qui che si produce l'originalità,
con l'esclusività e l'idealizzazione del mito.
Il film è sostenuto da
un intreccio fiction
- documentario
e non cade in luoghi comuni. Le
scene suscitano senza alcun dubbio un
interesse emotivo. Daniel Burak sembra voglia filmare sé
stesso, afflitto, angosciato, senza idee ed esentato dai
problemi per portare avanti il progetto di un documentario
sul citato bar del tango, che va dalla morte dello stesso
Chino, alla crisi economica e sociale del 2001 in Argentina.
Il film di un film che rischia di non essere credibile ma
che è aiutato da una storia vera, colma di momenti carichi
di speranza.
Valentina
Casagrande
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