El Juego de la Silla di Ana Katz

 Premio Miglior Regia e Miglior Opera Prima al Festival del Cinema Latino Americano di Trieste, edizione 2003


- Argentina - 2002 - 93'

La famiglia argentina- Non è facile vedere nel cinema argentino- almeno quello attuale - commedie così brillanti e intelligenti come El juego de la silla (Il gioco della sedia) e molto meno quelle familiari che, come in questo caso, si aprono a una comicità corale, quieta e senza colpi ad effetto, con un lavoro  curato ed una messa in scena efficiente, tutto al servizio, come se fosse poco, di una compiacente osservazione della realtà.
Il racconto inizia quasi praticamente come qualsiasi commedia cinematografica o televisiva. Victor, il figlio maggiore che vive da otto anni in Canadà, ritorna a casa solo per un giorno per rivedere la sua famiglia: le due sorelle, un fratello, la ex fidanzata e la madre. Seguirà il ricevimento con cartelli artigianali all'aeroporto, viaggio in autostrada in due taxi, cena abbondante, corso di inglese, balli e chitarra, intenti disperati di far rivivere un fidanzamento antidiluviano, barzellette e soprattutto giochi...
Come se non ci fosse spazio per la comunicazione intima, la riunione è stata montata con   scene che si succedono una dopo l'altra e hanno, come asse portante, le canzoni e i giochi che "il figliol prodigo" non ricorda più,  sotto la direzione - quasi indiscutibile, come si vedrà- della madre polipo e chiacchierona (un eccellente lavoro di Raquel Bank) e che  ci ricordano la famiglia demente descritte da Cortazar. Il cinema forse ha un vantaggio rispetto alla letteratura: quello di poter inserire in queste assurde messe in scena un elemento discordante,  come la figura scomoda di un possibile spettatore. Questa madre  vorrà maneggiare anche i fili nelle questioni d'amore e preparerà lo spazio per l'incontro tra il figlio e la sua ex fidanzata. Il timore forse del nuovo e la perdita del suo ruolo centrale sembrano dominarla e non vede o non vuole vedere i cambiamenti del figlio.
Le situazioni create da Ana Katz -che anche lei recita in questa commedia- e dal suo gruppo suscitano un effetto di forte comicità. I protagonisti sono sempre  alla ricerca espressiva piacevole a dismisura, rendendo le scene molto divertenti. Naturalmente El juego de la silla non è un gioco superficiale che cerca l'intrattenimento. Con le risate si associano in forma costante l'angoscia che provoca una madre polipo, la tensione familiare e la necessità di aprire questo mondo chiuso dove ognuno  occupa un posto molte volte ingiusto.

Valentina Casagrande

Vai a Festival di Trieste 2003