Michele Capozzi, Pornologo
Pornology: recensione
anteprima assoluta. Il documentario di Capozzi
Intervista a Michele
Capozzi, pornologo

MC con Candida Royalle,
che ha fondato Femme Productions per produrre erotica esplicita al femminile, e
Keisha che e' recentemente ritornata sui set hard, durante la NIGHT OF THE STARS
dell' anno scorso a Los Angeles. Michele segue il lavoro di Candida da anni ed
e' il suo braccio destro.
L’intervistato
Michele Capozzi è nato e cresciuto a Genova, dove ha ottenuto una laurea in
Legge e Scienze Sociali e ha potuto conoscere tutto un mondo ‘altro’, fatto
di povertà disperazione autenticità e vitalità, nella zona portuale dei
carrugi.
Affascinato da questo universo, ha intrapreso una vera esistenza nomade, vivendo
dapprima a Londra e a Roma (iniziando qui la sua carriera cinematografica,
lavorando nella produzione di film diretti da Brian De Palma, Lewis Gilbert per
la serie di James Bond, Barry Gordy e Daniel Mann) e trasferendosi poi, nel
1978, a New York. Qui ha vissuto su una barca approdata nella baia dell’Hudson
e, in breve, si è inventato mestieri e professioni, facendosi conoscere prima
come “esploratore urbano” e poi, con l’esperienza diretta acquisita nel
campo della pornografia, come “pornologo”.
Sempre a New York ha collaborato come inviato per la Rai e Mediaset e ha
realizzato il documentario T.V.
Transvestite; tuttora collabora per varie pubblicazioni americane e italiane
(Playmen, Italian Video XXX, Blue)
ed è invitato in scuole e università in occasione di seminari e conferenze.
Nel corso degli anni Novanta ha prodotto video per Libido Magazine e gli ultimi film per le etichette Candida
Royalle e Femme Productions.
I suoi progetti più recenti sono la pubblicazione di Videoguida XXX 2002 – Annuario dell’hard italiano,
prima guida italiana (ragionata) sul cinema hard, e la realizzazione del
documentario Pornology New York,
testimonianza schietta del sottobosco metropolitano newyorchese che si spera
abbia presto una valida distribuzione.

MC che studia una inquadratura con il suo amico e cameraman
preferito: Jane Waters quando gira porno, John Keeler per i documentari. Sono su
un catamarano nell' oceano Pacifico sul set di CARRIBEAN HEAT prodotto per
Candida Royalle.
Introduzione
all’intervista
L’intervista,
curata da Roberto Donati e Andrea Fornasiero, è stata registrata live
il 14 novembre 2004 a Lacchiarella (Mi), durante l’annuale Fiera del Sesso
“Delta di Venere”.
Michele si era già presentato, via e-mail e al telefono, simpatico e affabile;
dal vivo, la conferma di tale impressione, con l’aggiunta di una facondia
intellettuale mai snobistica e fine a sé stessa ma sempre spontanea e
liberatoria, è immediata e assai piacevole. Per niente infastidito
dall’ennesima intervista sul suo argomento di elezione, ha raccontato per più
di due ore le sue esperienze e ci ha informato con le sue profonde conoscenze,
conversando, facendoci interagire e cercando un colloquio onesto e aperto non
tanto alle meccaniche risposte alle nostre domande o al misero gossip aneddotico
ma, laddove possibile, anche a vere e proprie perle di saggezza e di filosofia
esistenziale.
Non ci resta che ringraziarlo per il tempo e per l’estrema disponibilità
accordatici.
Per trasparenza e giustizia, riproduciamo qui le testimonianze ricevute nella
loro integrità, confidando che la libertà dialettica (nostra e di Michele) non
incappi nelle maglie di qualche moralista, lettore o genitore che sia,
preoccupato di trovare in un sito di cinema da tutti accessibile parole o
situazioni tanto “forti”, di cui comunque prendiamo atto e ci scusiamo
preventivamente nel caso arrecassero involontario motivo di offesa o fastidio.
Come Michele ci ha confermato, la nostra società è tradizionalmente intimorita
dalla tematica sessuale per come questa può scavare a fondo nel nostro intimo: anche
per questo quindi, la redazione di Centraldocinema suggerisce la lettura ai
soli maggiorenni, non intendendo assumersi rischi e responsabilità
derivanti da fraintendimenti di un’intervista tanto originale e
particolareggiata.

MC con Vanesssa Del Rio , la vera PORNOSTAR di sempre e Neville
Chambers, mitico inventore della Fuck Factory , una specie di laboratorio
sessuale raccontato nel documentario PORNOLOGY NEW YORK.
Sono alla festa per il libro scritto Da Candida Royalle.
L’intervista
Cos’è per te la pornografia e cosa l’erotismo?
Ok,
io sono molto drastico e semplice perché considero pornografia tutto ciò che
mostra l’atto sessuale esplicito. Detto questo, si può dire che la
pornografia è erotizzante o meno, ma è l’erotismo, del resto, a essere molto
molto personale. Pornografia è un termine piuttosto tecnico, giuridico e il
confine con l’erotismo è, dunque, banalissimo.
Del
dibattito erotismo/pornografia non me ne frega niente perché, partendo da
questo presupposto, è erotismo ciò che eccita e non è erotismo ciò che non
eccita. Non necessariamente i prodotti pornografici eccitano, anzi… (ride) e spesso sono molto più erotici prodotti non necessariamente
pornografici. Io faccio sempre l’esempio di quella scena di Cuore
selvaggio in cui Nicolas Cage fa urlare sempre più forte a Laura Dern, in
procinto di lasciarlo, “fuck me”… quello è vero erotismo, che eccita.
Per
concludere, dunque, l’erotismo è
ciò che eccita (uno sguardo, un certo modo di camminare o di vestire, e via
dicendo) e, a questo punto, può essere pornografico, se mostra la penetrazione,
o meno; per aggiungere, ti dirò che, secondo me, esattamente la pornografia è
quel prodotto che ti fa sborrare, che è una distinzione più raffinata poiché
allude a una cosa sottilmente ma fondamentalmente diversa dall’erotizzarsi. In
quel caso, ovvero, tu sei già eccitato e hai bisogno di quel minimo in più
oltre l’immaginazione per farti uno schizzo. E questo lo diceva prima di me
Henri Pachard (nome d’arte di Ron Sullivan, ndr),
grande regista di porno negli anni Ottanta. I miei amici mi distruggeranno ma è
così (ride)… per il porno,
comunque, non tirerei fuori la parola osceno perché sai… ob sceno (fuori dalla scena, qualcosa di diverso)..entri nel campo
di valutazioni politiche, morali e storiche.
Una domanda
provocatoria…
Eh,
hai voglia di provocare con me… (ride)
…a
che serve il cinema hard?
Ah,
ecco, ti ho già risposto! Il cinema hard, tecnicamente, serve a far sborrare le
persone – maschi femmine o coppie – che sono già eccitate. Il discorso è
semplice: ormai il porno è un genere cinematografico, quindi quando decidi di
andare a vedere un film porno devi essere almeno un minimo eccitato di partenza,
sennò veramente…
Quindi, secondo te, è (o può essere) arte o no?
Certo!
Può essere arte perché uno di questi mille film porno può essere concepito o
riuscire come un’opera d’arte. Anche la merda di artista di Manzoni è arte:
tutto il dibattito “è arte o non è arte?”.. eh, è merda di artista! Poi,
più semplicemente, ci possono essere porno che sono molto eccitanti, e tanto
basta…
Che periodo sta passando in questo momento l’hard
(italiano e non)?
Da
un punto di vista commerciale, tutti – e questo da venticinque anni –
piangono miseria, ma poi ogni sei mesi cambiano la macchina…; in realtà,
stiamo vivendo un periodo di transizione e di assestamento perché ci sono nuove
tecnologie (digitale, Internet, alta definizione) e i
distributori/produttori/registi si devono per forza adeguare a questi sbalzi per
non essere tagliati fuori dal business.
Fammi
dire che: 1) uno dei pochi valori oggettivi della pornografia è il fatto che,
da sempre, i pornografi sono stati i primi a sperimentare nuove tecnologie; 2)
è vero che il mercato è saturo ma credo che comunque sia sempre capace di
assorbire questa abbondanza… del resto, la gente le seghe se le fa sempre e
questo, oggigiorno, spinge gli affaristi del porno a guardarsi attorno e a fare
salti radicali (per es. Larry Flint, attualmente, ad una vera e propria
distribuzione di video hard). Oppure oggi si tende, soprattutto con
l’avvento del dvd, non più a comprare i diritti di un film intero ma a
diventare proprietari di singoli parti del film, e questo lungo sfruttamento
alla fine rende.
Si parla tanto di cinema hard d’autore anni ’70:
cos’è cambiato rispetto a oggi?
La
società è cambiata, principalmente. La pornografia – altro aspetto positivo
oggettivo – è una sorta di cartina al tornasole e, quindi, allo stesso tempo,
una conseguenza della società e, in alcuni casi, un acceleratore della società.
Negli anni ’60, soprattutto col lavoro di Lasse Braun, si può dire che la
pornografia era un elemento dirompente per la rivoluzione sessuale,
per far cambiare i costumi; negli anni ’70 è diventata, sia in Italia
che soprattutto in America con la Golden Age, un referente per i contestatori,
per i “free spirits”, i libertari, le persone tendenzialmente catalogabili a
sinistra. C’è stato dunque un fiorire e tutto un riciclo di mestieri, chi si
rinnovava scrivendo libri come Candida Royalle chi facendo la performance
artist, e via dicendo. Il passaggio successivo sono gli anni Ottanta e
l’anno cruciale del grande cambiamento è stato il 1984: si è smesso di
girare in pellicola 35mm a favore del video, la gente ha cominciato a poter
vedere i film porno a casa propria e non più nelle sale. Così, se negli anni
Settanta fare pornografia poteva essere rivoluzionario, oggi è puro business.
…allora un film come Boogie
Nights – lo hai visto? – descrive bene
questo passaggio e la conseguente decadenza del cinema hard, sempre più
consumato dalla fretta, dalla scadente qualità del video e da chissà
quant’altro (droga, Aids,…)?
Mah,
devo dire di sì… molta gente del settore ha detto che è una stronzata, io
l’ho visto addirittura due volte… Ci sono tanti cliché, questo sì, ma
grosso modo è un buon film.
…pare di capire, quindi, che l’hard d’autore
oggi non esiste più…
beh,
sicuramente in percentuali minori. Certo se parli con Silvio Bandinelli o Mario
Salieri, per citare due registi qui in Italia, potrebbero offendersi se dico di
no, però poi anche loro devono operare in un contesto produttivo e sociale
molto diverso, che è sempre più mainstream
e sempre meno d’autore. In più, devi contare i gusti diversi anche nella
pornografia, sia del pubblico che dei realizzatori. Nella mia guida, per
esempio, ho classificato otto generi di film porno (e ce ne sono molti di più).
Questo per dire che non esiste il miglior film porno al mondo, proprio in virtù
di questa sua unicità: all’interno del genere porno, ci sono tanti
sottogeneri, il gonzo e via dicendo…
Ritieni che, cinematograficamente parlando o meno,
l’hard sia un universo ormai sdoganato o no?
Questa
parola, ‘sdoganare’ (come ‘trasgressivo’), non mi è mai piaciuta,
comunque usiamola pure… Il porno è già sdoganato, è già business… quando
chi ci lavora inizia a pagare le tasse figuriamoci. Che poi sia censurato nelle
trasmissioni, sia trattato male o con supponenza e trascuratezza, quello fa
parte del clima culturale in cui viviamo. Anche un famoso columnist di New York,
ex critico teatrale del New York Times
- e tu immaginati che potere intellettuale ha un uomo del genere - andato
direttamente nella “Porno Valley” (la valle di San Fernando, vicino Los
Angeles, ndr) a fare una lunga
inchiesta sul campo - come un giornalista dovrebbe fare ma come ormai non fa più
nessuno - è arrivato a dire “ormai oggi la pornografia è mainstream”, quindi…
Nel
1981 andai a Los Angeles per la prima volta, a un’associazione di pornografi (Adult Film Association of America) e non scorderò mai le parole di un signore
salito sul palco: “ricordiamoci, pornografi, che noi abbiamo ragione di
esistere finché il nostro lavoro è illegale”… è una dichiarazione
bellissima, potentissima, e oggi che il porno è legale, il pornografo in realtà
è morto da un certo punto di vista. Dunque, filosoficamente preferisco il porno
illegale ma, ormai che è legale, comunque me lo tengo.
Come si pone, allora, la censura nei confronti del
cinema hard: esiste e funziona, tace ma acconsente, lascia perdere,…?
Guarda,
se tu proietti un film devi ancora avere il visto di censura. Ma col mercato
video, se non ci sono proprio norme che lo hanno legalizzato, è quantomeno
tacitamente accettato, e questo praticamente in tutto il mondo. Il porno,
anzi, è di fatto un prodotto di alto consumo, da catena di montaggio,
come gli hamburger di McDonald’s, tanto che oggi, ormai, vediamo momenti hard,
anche se brevissimi, nel cinema normale o in quello cosiddetto d’autore,
Vincent Gallo, Intimacy, Bellocchio
addirittura tanti anni fa…
Già, come giudichi il crescente avvicinamento
all’hard da parte di registi che di fondo si dicono e sono riconosciuti autori
tout-court o da film immessi poi nel normale circuito cinematografico (penso
anche ai film della Breillat, a Baise-moi, Guardami, ai, sia pur
brevissimi appunto, dettagli anatomici di film come In The Cut
o L’odore del sangue)?
È
normale, secondo me, che ci siano questi sforamenti di confini. Io, nell’84,
feci un’importante inchiesta sulla pornografia intitolata “Aspettando
Fellini”, e ancora oggi mi chiedo
perché uno di questi grandi registi non fa un bel porno… Kubrick ci ha
provato, con Eyes Wide Shut, ma ha
toppato secondo me… Ora sembra che il vecchio Bob Rafelson voglia girare un
musical porno… (gli brillano gli occhi)
La tua videoguida, notevole supporto per districarsi
appena nel mare magnum della produzione hard, ha trovato un riscontro
favorevole?
Assolutamente
no. Guarda, secondo me ci sono meno capezzoli nella mia guida che in un numero
estivo di Panorama, siccome però, per
un errore della distribuzione, è finita nel circuito porno, è morta lì… in
realtà, è uno strumento concepito per informare e stimolare, il semplice
curioso come l’intellettuale, e poi si avvale di collaborazioni di
prim’ordine.
… io ho notato una penetrazione del porno nella
cultura popolare - Ron Jeremy che appare in video musicali di artisti come Moby,
la madre di uno dei protagonisti di South Park che lavora nel porno tedesco facendosi fare cose terrificanti –
sempre più forte e costante…
Assolutamente!
A me sai quanti studenti chiedono informazioni per tesi di laurea… da questo
punto di vista è già sdoganato, come vedi; ormai il porno è materiale per
film, per sceneggiature hollywoodiane, per lezioni universitarie, per programmi
televisivi (“porno e burka”, per dire, dieci anni fa sarebbe stato
impensabile, peggio, un delitto culturale): è quindi assimilabile a qualsiasi
altro genere estremamente popolare, come il western, l’horror, il trash…
Secondo
me, però, il porno rimane di più perché tocca la sessualità o il sesso. Il
sesso è l’unica cosa di cui tutti, sia che lo facciano sia che non lo
facciano, possono parlare. Citando ancora l’articolo del New
York Times, oggi la pornografia è mainstream
anche in quanto c’è altro di ben più “pornografico”, di più pericoloso
a livello intellettuale di gente che si fa le seghe guardando due scopare: la
televisione, i reality show, questa
moda di far diventare tutti famosi….
L’hard italiano e quello mondiale: come siamo
stati maestri nel cinema d’autore, possiamo dire di essere riusciti a creare
una scuola italiana dell’hard riconosciuta a livello mondiale?
Ogni
nazione, anche per il porno, ha gli stessi pregi e difetti del cinema o della
cultura normali. In Germania, per dire, c’è l’hard estremo, in Francia
quello più “delicato” per coppie, in Italia è più “inventivo”, e così
via… gli americani, invece, rispetto agli altri, hanno la professionalità,
nel senso che il porno è un’industria vera e propria e chi lo fa è
letteralmente “un impiegato del sesso”.
…sì, anche le differenze fra porno asiatico e
occidentale è assai netta… in Oriente fanno anche film d’animazione porno,
gli hentai,…
beh,
onestamente, del porno orientale ne so poco, sia perché non ho una vera e
propria esperienza diretta sia perché sono più legati alla violenza (sadomaso,
bondage, zoofilia,…) e io la
violenza proprio non la sopporto, mi fa paura. Per quel che ne so mi pare
estremo come quello tedesco, infatti i due popoli sono stati alleati (risate).
Direi quindi, per cavarmela con
una risposta semi-intelligente, che, come è ovvio, anche nella pornografia ogni
cultura riproduce una serie di valori e di icone presenti nel loro meccanismo
culturale e basta, finita lì.
Il caso Gola profonda; com’è esploso e secondo te perché?
Dunque,
dietro c’è un’operazione di mafia notoria. Non lo sai?… eh beh, sì, la
mafia è presente ovunque ci sia modo di fare i soldi e i soldi in genere si
fanno di più quando tratti materiale illegale.
Torniamo agli anni ’70… questo fatto della mafia fu accettato da tutti e,
guarda caso, con la mafia alle spalle, fu il primo porno a incassare… oggi, di
tutti i porno, è secondo me quello più stupido, fa quasi ridere i polli anche
cinematograficamente, però è diventata una pietra miliare e ormai è cult
perché come potrebbe non esserlo?! … in realtà sono molto meglio quelli
venuti dopo, come Devil in Miss Jones,
Misty Beethoven… ecco, se dovessi
dire qual è il miglior film porno, direi Misty
Beethoven perché è erotico, perché è porno, perché è interessante,
perché la storia ha senso (è Pigmalione,
no?), perché è filmato in maniera cinematograficamente valida… del resto,
Radley Metzger era uno che aveva sempre desiderato fare film normali, poi non
c’è riuscito ma comunque…
…su Internet, o altrove, ho notato un mutamento
delle perversioni, un aumento di interesse (e quindi di produzione) verso cose
estreme, come double anal… confermi?
Sì,
è vero, che dire di più? la fantasia è estrema, il mondo è diventato sempre
più estremo e violento e il porno, come tante altre cose, di conseguenza… il
porno, come tutte le cose viste al cinema, è l’immaginario che diventa realtà
sullo schermo… di base tu vai a vedere nel porno quello che non fai nella vita
reale, quindi, per esempio, i film con le inculate, doppie triple miste con
animali (che in Europa sono accettati, mentre in Usa sono altamente illegali),
tirano perché la gente in realtà incula poco, è inutile dire di no. Per dire,
io, se non ci sono inculate, aziono il fast-forward…
(ride)

MC che guarda affettuosamente Ron Jeremy, attore e regista porno
ma anche icona mediatica. I due si conoscono dal 1980 sul set di GIRL'S BEST
FRIEND. Il primo film porno di Michele, direttore di produzione, e uno dei primi
per Ron.
… che attori del momento vedi?
Secondo
me, il periodo delle icone è finito, io rimango con Vanessa Del Rio per le
donne (in copertina sulla sua videoguida, ndr),
che è una vera pornostar. Quello che io contesto è che di solito queste
“dive” hanno il marito che è il loro agente, il loro pappone: un meccanismo
puramente industriale, a conduzione familiare… altre icone rimaste, perlopiù
in America, sono Ron Jeremy, Jenna Jameson che è una grande operazione
commerciale costruita a tavolino, bionda finta rifatta, la perfetta Barbie
procace e disponibile, il simbolo proprio della fine di un’epoca e della
civiltà di oggi dove l’amore e il sesso sono virtuali, superficiali, c’è
questa ossessione della safety a tutti
i costi, tutto è protetto, fatto col preservativo (che io detesto)… in realtà
la gente ha paura di essere toccata nell’intimo da emozioni forti, e poi non
tromba. Questa è la realtà: la gente non scopa più! (ride),
non per fare l’ennesimo nostalgico ma gli anni ’70, almeno per il porno,
erano un’altra cosa…
Di tutta la produzione hard (film, riviste,
spettacoli live, Internet, telefonia, …), qual è la più gettonata fra i
fruitori e secondo te perché?
Oggi
il gonzo, che in pratica copre il 40%
della produzione… il gonzo include i
film all sex, estremi, girati con
macchina a mano, dove spesso il regista è anche attore; il nome gonzo viene da gonzo
journalism, o guerrilla journalism,
un tipo di giornalismo senza regole, molto vero, quello che piace a me, e che
faccio in fondo…
Per finire, una domanda personale: come sei entrato
a far parte di questo mondo e perché, visto che tuttora lo pratichi e lo
sostieni?
Il
perché è semplice: per trombare (risate
generali). Dai, per essere più seri, dunque… mi sono iniziato a
interessare di porno in America, era il 1980, avevo litigato con la mia donna,
ero sulla mia barca al tramonto, mi fumavo uno spinello e mi dico: “cazzo,
voglio entrare nel porno!”. Avevo la curiosità di capire come funzionavano le
cose dal di dentro, ho fatto un paio di telefonate, ho beccato un produttore,
sono andato da lui, ho conosciuto Samantha Fox e altra gente… poi, siccome
avevo lavorato con Brian De Palma o per i film di James Bond e altre cose, sono
stato preso subito, e io ho accettato anche se guadagnavo meno perché volevo
entrare nel giro. Mi fece fare il direttore di produzione per il film Girl’s
Best Friends, con Ron Jeremy al suo secondo o terzo film, Juliet Anderson,
Samantha Fox, Richard Bolla… insomma, la crême
de la crême. La cosa bella è che mi chiesero di fare il piano di
lavorazione per undici giorni (per un film in 35mm poi) e io, abituato al cinema
normale, credevo non fosse possibile, e invece… la cosa buffa è che oggi, in
video, si fa un film in un giorno…
Così,
nel 1980, ho beccato la fine della gloriosa Golden Age prima del mutamento dei
costumi sessuali (dovuto soprattutto alla comparsa dell’Aids, che ha rischiato
di uccidere il porno, e in parte ci è riuscito) e del trionfo dell’industria
nella Valley; poi sono entrato sempre più nel giro, ho scritto sceneggiature,
andavo alle conventions, mi rendevo familiare, girai un documentario sui
travestiti che ebbe grande successo a Roma, persi l’occasione di realizzare un
mio film, ma in realtà non mi interessa fare il regista porno perché non mi
interessa rientrare in una formula o per pigrizia, poi è noioso… certo, mi
piacerebbe fare il più grande porno di sempre o, perlomeno, il mio porno… ora ho appena finito di girare un documentario di cui
sono molto fiero, Pornology New York,
che è uno sguardo, hard ma anche molto politico e dunque pericoloso, su un New
York fantastica che ho conosciuto e fatto conoscere [celebre la sua attività di
esploratore urbano, apprezzatissima anche da esponenti illustri
dell’intellighenzia culturale mondiale, ndr]
e che non c’è più, mangiata da Giuliani, dallo yuppismo rampante degli anni
Ottanta… Voglio presentarlo a festival che lo possono accettare, voglio fare
proiezioni-evento, la prima pubblica ufficiale voglio farla in una sala porno a
Genova in omaggio ai “carrugi” di Genova… già, perché non è ancora
emerso ma credo che sia alla base di tutto, io sono di Genova e ho frequentato
l’Università di Legge che è al confine coi carrugi, quella zona di strade
stradine stradette tutte attorno al porto che erano sono e saranno sempre l’underbelly della città, popolato da prostitute, poveri, papponi,
gangster…e lì io, che ero figlio di famiglia bene, il classico nerd
sfigato, ho imparato a conoscere il vero mondo. Così, da una parte ho questa
preparazione accademica che mi permette di andare avanti due ore a dire
stronzate (ride) e dall’altra la consapevolezza dell’esistenza di un mondo
“basso”, autentico, sconosciuto e ignorato. Da qui, per dire, tutta la mia
attività di esploratore urbano che mi ha permesso di sopravvivere per venti
anni a New York, e poi sono diventato “pornologo”: la pornologia è un
approccio alla vita, una “scienza” che ho inventato io nel 1981 in virtù di
una canna di marijuana (la parola non è comunque ancora presente nei vocabolari
ma non mi interessa attribuirmene la paternità), che studia tutto quello che ha
a che fare con la porné, che in greco
significa “prostituta di strada”… al tempo dei greci c’erano vari
livelli di prostituzione, le eteree
(vere e proprie donne di potere, che stavano addirittura in casa), le eleuterie
e le porné… la parola pornografia (neologismo greco ma non parola
greca) nasce nel 1769, curiosamente pochi anni prima della Rivoluzione Francese
per la libertà e l’emancipazione, quando lo scrittore francese Restif de la
Bretonne scrive un
semplice trattato sulla pornografia (De
pornographie) in cui doveva fare il censimento, in pratica, delle prostitute
e dei bordelli esistenti… dunque, “pornologia” (da logos…),
ma l’importante è che lo studio della pornografia sia effettuato da uno che
sta dentro a questo mondo e non da un cattedratico che dall’esterno pontifica
e colpevolizza… tutto qui, insomma.
…qualche aneddoto curioso capitato durante la
lavorazione…
mmm,
ce ne sarebbero pure troppi; mi viene in mente un mio fallimento erotico, ma
forse è meglio lasciar perdere (ride)….
Per
info e contatti:
http://www.michelecapozzi.org
(“Pornology
is the address, welcome home”)
http:\\fiera.deltadivenere.com
Sito che ogni settimana ospita un intervento di Capozzi nella rubrica "il
ritorno del pornologo").
(a
cura di Michele Capozzi), Videoguida XXX
2002 – Annuario dell’hard italiano, Coniglio Editore, Roma 2002;
Formato:
cm 22x28,5 Brossurato
Foliazione:
224 pagine a col. e b/n
Prezzo
di copertina 12,00; ordinabile
direttamente all’indirizzo www.coniglioeditore.it
Roberto
Donati
Andrea Fornasiero
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a Hard Project:
un viaggio nel cinema erotico/hard d'autore