RINGU 0 (THE RING 0: BIRTHDAY)
Regia: Norio Tsuruta

Sceneggiatura: Hiroshi Takahashi
Dal romanzo di Koji Suzuki

Giappone, 2000

Si tratta del prequel di The Ring, e narra la storia di Sadako, il fantasma crudele che terrorizzava i malcapitati dei primi due episodi della serie. Diciamolo subito, di questa divagazione potevamo proprio farne a meno, e la sua realizzazione è da attribuire unicamente a motivazioni commerciali. Come è sempre accaduto anche nelle grandi saghe horror statunitensi, quando l’artefice del progetto iniziale lo abbandona, quest’ultimo immancabilmente naufraga. Nonostante ciò, l’horror rimane il genere cinematografico “seriale” per eccellenza, ed il filone nipponico non fa eccezioni.
La pellicola si presenta, almeno nella sua prima parte, molto vicina a certi modelli occidentali, in particolare per la sua ambientazione in una compagnia teatrale. E d’uso infatti nel genere frequentare comunità di giovani quali collegi, università, scuole di teatro o di ballo, all’interno dei quali si nasconde un mostro; si pensi a Scream, Suspiria, Aenigma o Murderock, tanto per citare qualche titolo. Il referente più immediato è probabilmente Carrie: così come l’eroina depalmiana, anche Sadako è una giovane timida ed emarginata dal resto della compagnia, che sospetta della sua indole malvagia. La giovane invece è debole a causa di un trauma infantile (il solito espediente sin troppo abusato dall’horror post-argentiano), ormai arcinoto sin dal primo film, e solo un ragazzo cerca di aiutarla. La prima parte è moderatamente interessante, la compagnia infatti sta allestendo una rappresentazione che ricorda in parte le nefaste vicende vissute dalla protagonista: la sequenza della prima morte sospetta è davvero suggestiva. Interessante è anche l’idea del sogno comune dei colpiti dalla maledizione: le immagini del pozzo non compaiono più sullo schermo ma attraverso un mezzo onirico, un po’ come accadeva nel Nightmare craveniano. Ma sono ben poche le frecce all’arco di Norio Tsuruta, infatti da quando viene uccisa Sadako, e la carovana degli attori si reca alla casa del professor Ikuma per portare a termine il “lavoro”, la tensione si stempera ed il ritmo si dilata eccessivamente. Il finale è noioso e poco coinvolgente: dato che orami lo spettatore conosce la storia di Sadako, gli autori cercano di mescolare le carte sdoppiando la “cattiva”, ma il risultato è confuso ed abborracciato, privo di fascino e con sequenze da fiction di bassa leva. Scongiuriamo la realizzazione di un’altro capitolo, ad eccezione di un (improbabile) ritorno di Hideo Nakata al timone di una barca ormai alla deriva.

Mauro Tagliabue

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