RUSHMORE
USA 1998 di Wes Anderson con Jason Schwartzman, Bill Murray, Olivia Williams, Seymour Cassel, Brian Cox, Mason Gamble, Luke Wilson, Sara Tanaka, Deepak Pallana, Kumar Pallana, Brian Tenenbaum.

° Il quindicenne Max Fischer (Schwartzman, figlio di Talia Shire e, quindi, nipote di Francis Ford Coppola) è uno dei peggiori studenti del college di Rushmore ma, allo stesso tempo, ha fantasia e creatività da vendere: i numerosi club e associazioni di cui è fondatore, tuttavia, non gli evitano l’espulsione; intanto, però, è diventato amico del magnate dell’acciaio e benefattore della scuola Herman Blume (Murray, da standing ovation) e si è preso una cotta per la professorina vedova Rosemary Cross (Williams, dolce e bravissima), a cui fa la corte anche lo stesso Blume. Tenendo a mente la lezione della letteratura minimalista americana e trovando un punto di appoggio nelle canzoni anni ‘60-’70 - da Cat Stevens ai Kinks passando per gli intramontabili Rolling Stones e John Lennon - che si attaccano a meraviglia alla colonna sonora originale composta dal fido Mark Mothersbaugh, Anderson continua a scrivere le sue storie con l’amico Owen Wilson e fa bene: nell’ambito di una commedia, i personaggi (ragazzi che sembrano già adulti e adulti che non sono così maturi come dovrebbero essere: ma il gap generazionale è davvero annullato ed entrambi sono, in realtà, bambini capricciosi ma idealisti) sono dotati di autonomia e di ricchezza surreale/metafisica, il regista è autobiograficamente tutto dalla loro parte e lo stile si dimostra fin da subito unico e folgorante nell’accostare primi piani in Panavision, morbide carrellate laterali e colori pop. Col suo sguardo malinconico e lucido, beffardo e tenero, sentimentale e

razionale, empatico e apatico, il cinema di Anderson è più profondo di quel che sembra e troverà un continuum stilistico-tematico nel successivo I Tenenbaum: peccato che in Italia, nonostante gli elogi unanimi della critica estera, lo si sia visto solo in televisione (doppiato in qualche modo e col sottotitolo A scuola di sogni; ma il dvd internazionale ha, fortunatamente, i sottotitoli anche in italiano), scambiato magari per la solita commediola di ambiente studentesco. L’amorevole cura per i dettagli, la recitazione sottotono, le sterzate umoristiche, i drammi spazzati via con nobile ironia, il controllo assoluto sulla materia dialettica (anche nell’utilizzo delle volgarità), l’accettazione rassegnata ma fiduciosa negli eventi della vita ne fanno un’autentica chicca, capace di liberarsi immediatamente dalla fastidiosa produzione disneyana e di entusiasmare o di impennarsi con niente. Sensibilissimo direttore di attori, Anderson scopre talenti nuovi e reinventa attori solitamente inespressi: soltanto Murray che lancia palline da golf nella sua piscina durante il compleanno dei suoi gemelli o che corre entusiasta dopo aver saputo il nome dell’insegnante di cui è timido innamorato varrebbe l’intero film. Simpatiche, bizzarre e autobiografiche le recite dirette da Max (da Serpico al war-drama), adolescente inquieto né simpatico né antipatico che sfugge a ogni controllo e a ogni catalogazione (anche da parte dello spettatore). Piccola parte per Luke Wilson, fratello di Owen che nel successivo film di Anderson interpreterà lo splendido personaggio del tennista fallito.          COMM          91’          * * * *
Roberto Donati

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