CHRISTOPHER NOLAN E LA POETICA DELL’OSSESSIONE

Christopher Johnathan James Nolan è nato a Londra nel 1970. Già all’età di sette anni gira corti con la super8 del padre, durante gli studi all’Universtiy College di Londra si occupa di letteratura inglese e di cinema, continuando a girare corti, alcuni dei quali diventano veri e propri cult: Larceny ad esempio partecipa nel 1996 al Cambridge Film Festival. Un altro corto, Doodlebug,  che addirittura verrà trasmesso in TV, contiene già le premesse per ciò che in seguito sarà la caratteristica e l’ossessione principale del giovane Nolan.

Il suo lungometraggio d’esordio è Following, un film inedito in Italia, uscito in dvd per la Dolmen, in cui Nolan si cimenta nei meandri della mente per dar corpo ad un’opera interessante e innovativa. Il regista inglese è consapevole, un po’ come lo era Hitchcock, che lo stile influisce molto nell’impatto che il film e il suo significato ha nello spettatore. Ecco che Nolan comincia a coniugare alcuni elementi che andranno poi a formare la sua poetica. Fonde uno studio della psiche umana, con tutte le sue debolezze e trabocchetti con un’attenzione minuziosa alla orma, in maniera particolare alla fotografia e al montaggio. Following segue appunto queste semplici regole, in cui la fotografia in bianco e nero punta a sottolineare il colore, la dimensione, soprattutto mentale, in cui si trova il protagonista, ossessionato dal mondo privato della gente, che segue incuriosito, fino a trovarsi in una serie di situazioni pericolose. Il film trova numerosi consensi da parte del pubblico e della critica, diventando un piccolo cult underground. Si distingue per l’uso funzionale del montaggio, ma soprattutto per l’utilizzo straordinario di flashback e flashfoward. Nolan ha intenzione di puntare più in alto e durante la distribuzione di Following comincia a chiedere finanziamenti consistenti per un progetto ambizioso che ha in mente. Il suo entusiasmo e le idee geniali e coerenti che lo contraddistinguono, ma anche le vittorie conquistate con Following in festival di mezzo mondo (Toronto, Hong Kong, Rotterdam) lo portano a trovare i finanziamenti desiderati per la realizzazione del suo secondo lungometraggio, da molti considerato il suo personale capolavoro, nonché un gioiello del cinema contemporaneo: Memento.

Memento racconta la storia di Leonard, che in seguito ad un incidente perde la capacità di memorizzare le cose, i fatti, le persone nel giro di dieci minuti. Vive cercando di non farsi travolgere dall’oblio della non memoria, scrivendosi tatuaggi sul corpo e facendo polaroid per ricordarsi in qualche modo le cose. Dedica la sua vita alla ricerca dell’assassino di sua moglie.

La particolarità del film è sicuramente l’uso del montaggio, infatti Memento è costruito al contrario, e non casualmente. Lo spettatore coincide perfettamente, in tutto e per tutto con il personaggio di Leonard: come lui guarda le sequenze senza sapere cosa sia successo prima, (lo scoprirà nella sequenza successiva), come se soffrisse della sua stessa malattia. Nolan gioca con lo stile e la sceneggiatura, ma anche con la mente del protagonista (quindi dell’uomo), che confonde facilmente i ricordi con l’immaginazione, il sogno con la realtà. La moglie di Leonard è veramente morta durante l’intrusione di un ladro in casa? Leonard non ha già preso il presunto assassino di sua moglie? La storia che Leonard racconta in continuazione, quella di un uomo che soffriva della sua stessa malattia, Sammy, è reale? Non è forse il riflesso della “sua” realtà? Alla fine Nolan realizza un film che non ha soluzione, ma che affronta con originalità un argomento divenuto cardine nel cinema di inizio millennio: la memoria, l’amore, il legame indissolubile fra memoria e vita, memoria e percezione del tempo, sogno e realtà. Una summa sulla labilità della mente, sulla sua condizione di perenne equilibrio instabile, sulla sua facile propensione alla metamorfosi. Sorretto anche dalla superba recitazione di Guy Pearce, Memento segna l’inizio di una nuova era, nonché di una carriera registica che fino ad ora non ha deluso.

Il film successivo di Nolan è Insomnia, con due star del calibro di Al Pacino e Robin Williams, nell’inedito ruolo di assassino. È restrittivo racchiudere Insomnia nella cerchia del poliziesco, poiché rappresenta qualcosa di più, specialmente se inscritto all’interno della poetica del regista. Pur non avendo riscosso molto successo, ed allontanandosi dai canoni di Memento, Insomnia rappresenta un film unico del genere. Conta per l’uso della scenografia, relazionata allo stato di Pacino, in progressivo decadimento fisico. L’insonnia del protagonista diventa espressione di un tarlo mentale che corrode la mente del protagonista, non dorme perché si sente evidentemente in colpa per qualcosa. Non è solo l’omicidio involontario del collega, è qualcosa che va oltre, che gli fa posare simbolicamente il distintivo sul comodino. La regia è meno virtuosa rispetto a Memento, ma stupisce per il rigore e la maturità che ha raggiunto. Nolan continua il suo discorso sulla mente e i suoi meandri pericolosi, egli si diverte ad esaminare con cura e innovazione le strade attraverso cui si snoda la tortuosità nonché l’oscurità perversa della mente umana, gli effetti reali che la dimensione immaginaria ha sulla nostra vita. Insomnia è un film minimale, ma potente nell’espressionismo estetico che traspira. Nolan fa capire come abbia le idee chiare e precise per quel che riguarda il suo cinema. Non stupisce dunque la scelta di affrontare la realizzazione del nuovo film su Batman: Batman begins.

Il progetto risulta in effetti pericoloso: i primi due episodi diretti da Tim Burton sono due tra i migliori film su supereroi. I due successivi di Joel Schumacher sono probabilmente fra i peggiori. Quello di affrontare un nuovo progetto sull’eroe mascherato, nato dalla penna di Bob Kane, sembra essere un’impresa disperata. Ma Nolan stupisce tutti, realizzando un prequel, ispirandosi in parte al lavoro di Frank Miller, Year One (che firmerà anche lo stupendo Il ritorno del cavaliere oscuro). Inoltre Batman begins appare come l’ideale prosecuzione svolto fino ad ora. Infatti Batman è il personaggio superoistico più oscuro della schiera fumettistica americana (escluso Spawn), quello più esposto ai limiti umani, al pericolo di passare dall’altra parte, di farsi coinvolgere completamente dal male. Batman begins è quindi innanzitutto un’analisi della mente difficile e oscura dell’eroe. C’è un bellissimo fumetto scritto da Alan Moore, The killing Joke, che sottolinea come fra Batman e Joker ci sia un elemento comune: la pazzia. Credo che Batman begins possa confermare Christopher Nolan come uno fra i registi più dotati degli ultimi anni, teso verso un’autorialità di tipo europeo, ma consapevole dell’importanza dell’intrattenimento inteso all’americana.
Andrea Fontana