I
fantastici quattro
Sembra
proprio che Hollywood ami i fumetti, in modo particolare quelli della Marvel e a
settembre ciò che vedremo sullo schermo è sicuramente il più apprezzato dal
pubblico, infatti, stanno per arrivare I
Fantastici Quattro, un gruppo di piloti e scienziati che dopo il lancio di
un razzo sperimentale si troveranno a fare i conti con i loro nuovi superpoteri.
Lo scienziato a capo del progetto, Reed Richards, diventerà Mr.Fantastic
grazie alla sua capacità di allungare e deformare il proprio corpo, la sua
fidanzata, Susan Storm, guadagnerà il potere
di apparire e scomparire a
piacimento diventando la Donna Invisibile,
il suo giovane fratello, Jhonny Storm, si troverà a fare i conti con la sua
capacità di controllare il fuoco facendolo diventare la Torcia Umana, quarto ed ultimo componente del gruppo è il pilota
Ben Grimm trasformato in un mostro di roccia arancione, quasi indistruttibile,
che proprio per il suo aspetto sarà definito La Cosa.
Nel loro quartier generale nel Baxter Building a New York i nuovi supereroi
decidono di mettere i propri poteri a favore della tutela dell’umanità, della
Terra e dell’universo tutto, viaggiando in lungo e in largo per lo spazio, la
zona negativa, il Microverse e altri innumerevoli pianeti. A mettere i bastoni
tra le ruote, a quella che a tutti gli effetti è una famiglia di supereroi, sarà
l’arci nemico Dottor Destino, forse, fratellastro di Mr.Fantastic.
La
pellicola diretta da Tim Story, sceneggiata da Simon Kinberg e prodotto dalla
20th Century Fox, nasce con la volontà di rappresentare la genesi e le prime
avventure dei Fantastici Quattro, utilizzando il fumetto Marvel come linea
narrativa. A dare il volto e il corpo ai supereroi in questione, alcune delle
giovani promesse Hollywoodiane, se non altro dal punto di vista del botteghino,
come Jessica Alba già famosa per il serial tv Dark Angel di James Cameron, a
cui si aggiungono Michael Chiklis (La Cosa), Chris Evans (La Torcia Umana) e
Ioan Gruffud (Mr Fantastic).
Il film, costato 200 milioni di dollari, è un kolossal in piena regola che
spesso a sorpreso per la sua mastodonticità anche gli stessi attori come
riferito da La Cosa/Michael Chiklis, il quale, nel primo giorno di set è stato
catapultato su un ponte di Brooklin ricostruito in piena regola e con tra piani
di blue screen a fare da sfondo. Ha amesso Chiklis “più che dire wow non si
può fare”. Stessa sensazione condivisa con la protagonista Jessica Alba, già
nel cast di Sin City, e con il regista Tim Story, un giovane cineasta di soli 34
anni che si aggira quasi spaesato sul set, calzando un cappello con il logo
Fantasti Four, pubblicità occulta?, non proprio. Lo stesso Story ha più volte
ribadito il suo essere fan del fumetto che ancora oggi vende tra i 350 e i 400
milioni di copie, decretandolo il fumetto Marvel più amato d’America.
Ciò che ha spinto il regista ad occuparsi di questa pellicola è stata la sua
totale adorazione per i quattro protagonisti, soprattutto, per il loro lato
normale: “sono a tutti gli effetti una famiglia, con le incomprensioni che ne
possono nascere e diversamente da Spider-man o Devil non hanno identità
segrete, ma tutta New York li accetta per quelli che sono, gente normale a cui
è capitato di acquisire fantastici poteri”.
Ed
è proprio questo che Tim Story ha voluto imprimere nel film, facendolo
diventare, anche, un elemento di distinzione con le altre pellicole attenute dai
fumetti Marvel.
Diversi non saranno, invece, gli effetti speciali già definiti sorprendenti dal
pubblico americano che ne può godere nella versione, ultrabreve, del trailer.
Sicuramente il lavoro più duro è stato necessario per La Cosa, Michael Chiklis
è l’unico del cast ad aver dovuto indossare una speciale tuta durante le
riprese, un costume realizzato con particolari materiali che consentissero
all’attore di poter mantenere la naturalezza dell’espressioni del volto. Per
tutti gli altri sono state previste le classiche tute blu del passato, un
passato che avrà la sua sostanza con l’eccellente cameo di Stan Lee che
insieme a Jack Kichy nel 1961, ha dato inizio alla Marvel Age con la storia di
quattro supereroi per caso.
Curiosità:
Durante
la scorsa finale del campionato dell’NBA è stato messo in onda un curioso
spot che vede la star della pallacanestro americano Magic Johnson giocare una
partita con i Fantastici Quattro: chi vincerà?
Lo spot
è visibile su: http://www.comicus.it/view.php?section=news&id=886
Valentina
Castellani
Un
gruppo di astronauti durante una missione in orbita viene accidentalmente
esposto a radiazioni cosmiche. Reed Richards acquisterà il potere di allungare
il proprio corpo a dismisura, Sue Storm otterrà il dono dell’invisibilità,
Johnny Storm avrà la capacità di controllare il fuoco, e Ben Grimm si
trasformerà in un essere di pietra dalla forza sovrumana. Uniti nella lega dei
Fantastici Quattro dovranno affrontare il Dottor Doom e i suoi malefici piani di
dominio.
La
cattiva strada del digitale
Mancavano
solo loro, ed ora eccoli, i Fantastici 4 sbarcano finalmente su grande schermo.
Il genere dei film tratti da fumetti conta ormai decine di titoli che si
dividono essenzialmente in due filoni: da una parte le pellicole in grado di
aggiungere un tocco personale all’originale cartaceo, e dall’altra i film
“copia-e-incolla” che sfruttano il nome degli albi per spingere il pubblico
a pagare il biglietto. “I Fantastici 4”, purtroppo per i fan del fumetto,
appartiene più al secondo che non al primo tipo.
C’è una premessa da fare: non era facile portare al cinema il fumetto di Stan
Lee e Jack Kirby per almeno due motivi. Primo, la franchigia dei Fantastic Four
è la prima ad aver introdotto nel lontano 1961 la figura del moderno supereroe
con superproblemi quindi il confronto con l’originale è ancora più
difficile. Secondo, dopo gli straordinari successi degli “X-Men”,
“Spiderman” e le uscite di tutti gli altri film fumetto è difficile essere
ancora originali, soprattutto quando la formula di base è sempre la stessa.
L’enorme attesa per la trasposizione del primo successo di Stan Lee può avere
quindi influito sulla travagliata lavorazione del film. Inizialmente la regia
era stata affidata a Peyton Reed, e solo in un secondo momento è subentrato Tim
Story (“The barbershop”, “Taxi”). Anche la sceneggiatura è passata di
mano in mano fino a giungere a Michael France (“The Punisher”, “Hulk”) e
Mark Frost (co-creatore della serie “Twin Peaks”). Senza un regista e uno
sceneggiatore sicuro alla fine sono stati i 100 milioni di dollari di budget a
decidere per tutti: meglio puntare subito sulla computer grafica, sulle scene
spettacolari, e sulle belle facce del cast e il resto sarebbe venuto da sé.
La storia è purtroppo la parte dolente della pellicola. I quattro amici
variamente assortiti (lo scienziato timido, la bella dottoressa, lo sbruffone e
il bruto dal cuore d’oro) trasformati loro malgrado in supereroi reagiscono
diversamente alla loro nuova condizione. Il giovane del gruppo (Chris Evans)
pensa solo a mettersi in mostra e a rimorchiare, lo scienziato (Ioan Gruffudd)
è perseguitato dal senso di colpa, la bella (Jessica Alba) sfrutta
l’invisibilità per sottrarsi all’inseguimento dei fan, mentre
l’uomo-roccia (non ci posso credere il commissario Scali! alias Michael
Chiklis) soprannominato La Cosa è sfuggito da tutti. A peggiorare le cose ci si
mette il cattivo, ex-capitano della missione e sfortunato spasimante della bella
dottoressa, che dopo essere stato estromesso dalla società che ha fondato si
scopre dotato di superpoteri devastanti. A questo punto la storia si dipana in
sottotrame che illustrano i singoli personaggi alle prese con i nuovi poteri e
le tensioni che si generano all’interno del gruppo (culminanti in un
salvataggio collettivo su un ponte, e in una mega-rissa tra La Cosa e La Torcia
Umana). Ma i Fantastici Quattro simbolo dei quattro elementi fondamentali alla
vita (aria, acqua, terra e fuoco) non possono che riunire le forze per
sconfiggere il loro ex-finanziatore che nel frattempo si è trasformato in
Dottor Doom e vuole dominare il mondo.
Tutto questo vi suona familiare? No, è semplicemente l’ingrediente base di
ogni film fumetto che si rispetti. Quello che fa di una sequenza di inquadrature
in computer grafica e attori ben vestiti un film indimenticabile è il talento
del regista. È sufficiente prendere in considerazione l’opera di Burton con
“Batman” o di Raimi con “Spiderman” per rendersene conto. Purtroppo per
noi la regia dei “Fantastici 4” non è firmata da nessuno dei due, e la
macchina da presa di Story non fa altro che mettere insieme i pezzi di una
sceneggiatura che sembra scritta a tavolino e priva di una vera anima. Questa
mancanza di coesione si riflette anche sul registro sul quale sintonizzare la
vicenda. Story è un regista che proviene dalla commedia e predilige decisamente
i momenti leggeri, ma d’altra parte la moda dei film sui supereroi impone una
componente dark a cui nessuna pellicola sembra potersi sottrarre. Fin da subito
si capisce che il film non riuscirà ad approfondire come dovrebbe i mille
risvolti dei personaggi e tutte le possibilità drammatiche della loro
condizione. Story punta tutto sulle gag di Chiklis (un uomo si sta buttando da
un ponte, Ben lo guarda e gli fa: “E tu pensi di avere problemi? Dai
un’occhiata a me!”), sulla piacioneria di Evans e sulle forme di Jessica
Alba. Il grande assente del film è proprio il cattivo. Il personaggio
interpretato da Julian Macmahon rimane letteralmente nell’ombra, le sue
motivazioni vaghe, e lo scontro finale con gli eroi occupa solo gli ultimi venti
minuti della pellicola. Certo Julian Macmahon non è Dafoe né Jack Nicolson, ma
la genesi e la caratterizzazione del mostro meritavano un approfondimento e una
messa in scena più accurati.
Quello che rimane, a parte lo spot dello snowboard e del motocross, è
l’impatto spettacolare. Ecco l’unico potere in grado di salvare le
superproduzioni. Story ammette candidamente di non aver mai avuto nulla a che
fare con gli effetti speciali prima di questo film, e la mancanza di esperienza
in questo settore si fa decisamente sentire. Le scene in digitale non sono
eccezionali, si è visto di molto meglio. Il make-up de Ben Grimm rimane la cosa
più riuscita del film, non è niente di speciale intendiamoci, ma almeno la
pelle di pietra è verosimile e il personaggio non sembra uscito da un
videogioco. Anche dal punto di vista tecnico quindi niente mostarda. Il film di
Story può divertire, accattivare per i personaggi modaioli, ma al di là di
questo ci si aspettava e si poteva fare di meglio.
Curiosità: non manca neanche questa volta il cammeo di Stan Lee, è il postino
che consegna le buste a Reed. Dopo l’uscita del film “Gli incredibili” la
produzione ha deciso di sopprimere la scena in cui La Cosa scuoteva un albero
per far cadere un gatto, sarebbe risultata troppo simile. VOTO 5 ½
Massimiliano
Troni (vedi http://xoomer.virgilio.it/profondocinema/)
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