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MELA
Id.
India, 2000
Regia:
Dharmesh
Darshan.
Sceneggiatura:
Dharmesh Darshan, Robin Bhatt, Sanjeev Duggal, Neeraj Vora. Fotografia:
Rashan Kinagi. Scene:
Nitin Desai. Costumi:
Shabina Khan, Manish Malhotra. Montaggio:
Bharat. Musica:
Rajesh Rojan, Anu Malik, Leslie Lewis.
Interpreti: Aamir Khan (Kishan), Twinkle Khanna (Rupa),
Fairsal Khan (Shankar Shane), Johnny Lever (isp. Pakkad
Singh), Tinnu Verma (Gujjar Singh), Navneet Nishan (Bulbul),
Aishwarya Rai (cameo)
Produzione: Venus.
Mela racconta la storia
di Rupa, una bella ragazza che vive nel villaggio di
Chandapur, il cui fratello viene assassinato da una banda di
criminali. Rapita dal loro capo, Rupa riesce a fuggire
giurando vendetta. Il suo incontro con un’allegra coppia
di camionisti le permetterà di portarla a termine e di
trovare l’amore.
Tutto comincia con una coloratissima fiera (Mela vuol dire
appunto “fiera”) nel villaggio di Chandapur, ricca di
danze e canti. Una fiera a cui è invitato anche un
ministro. Ed ecco i banditi, le sparatorie, il ministro che
viene ucciso (senza che ci venga spiegato il perché). La
violenza scoppia improvvisa in Mela,
come in molti film d’azione di Bollywood. Ma, al contrario
di un film tutto sommato interessante come Ghatak
(una specie di Rambo
all’indiana), qui manca il coraggio della coerenza, dal
momento che il film non solo vuole essere troppe cose
(commedia, soprattutto, western, on the road, mélo), ma non
finisce in definitiva per non assomigliare a nessuna di
queste. Il solito problema dei “masala movies”, insomma.
Di quelli brutti, almeno.
Il personaggio di Rupa appartiene ad un universo cupo e
drammatico. E’ una donna costretta a farsi giustizia da sé,
come la protagonista di Shakti.
Se però in Shakti
prevaleva il crudo dramma realistico e i toni comici erano
affidati al personaggio marginale interpretato da Shah Rukh
Khan, che entrava in scena nell’ultimo terzo di film, qui
la struttura appare
rigidamente tripartita: la prima parte di cui si è detto,
con sparatorie, violenze e rapimenti; una parte centrale
comica, che vede protagonista la coppia di camionisti e il
loro controverso rapporto con Rupa; e una terza parte che
torna ai foschi toni da western dell’inizio.
La folgorante apparizione di Aamir Khan, dopo oltre
mezz’ora, è la scena più divertente del film: un numero
musicale, ovviamente, in cui Khan si trova in una
ricchissima scenografia musical, circondato da belle ragazze
che se lo contendono in tutti i modi. E’ un grande divo!
Ma è solo un sogno: si sveglia e si ricorda di essere solo
Kishan, uno spiantato camionista che cerca di diventare una
star dello spettacolo. Tanto Kishan è scanzonato, allegro e
donnaiolo, quanto il suo compare, Shankar, è taciturno,
torvo e misogino: al loro incontro con Rupa, dice di lei:
“E’ come la pioggia fuori stagione”. Un connubio di
caratteri che a un italiano fa subito venire in mente
Terence Hill e Bud Spencer, anche per le gioiose scazzottate
in cui si trovano coinvolti.
I numeri musicali sono spesso in chiave umoristica, come
quello nel deserto in cui Rupa e Kishan, cantano l’amore
che provano l’uno per l’altra, con un sottofondo
musicale spagnoleggiante e lui vestito da Zorro che la
accarezza con la spada(!).
Aishwarja Rai compare, come in Dil Chahta Hai, in un cammeo finale nei panni
della ragazza che fa perdere la testa al diffidente Shankar.
Vittorio Renzi
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