THE
CHRONICLES OF RIDDICK
(The chronicles of Riddick, USA, 2004)
Un
discreto film di fantascienza di David Twohy
Così va l’universo…

In
PITCH BLACK, qualche anno fa, era sopravvissuto grazie alle sue doti non comuni
al pianeta inospitale dominato nella ciclica oscurità da voraci e feroci
mostri. Ritroviamo qui il pericoloso criminale intergalattico Riddick braccato,
come ben si addice ad un galeotto, da una banda di cacciatori di taglie. A
volerlo però è un suo vecchio amico, uno dei pochissimi scampati, grazie a
lui, a quella tremenda avventura. Il compito che lo aspetta, se possibile, è
ancora più gravoso, forse molto al di sopra delle sue possibilità. Stavolta si
tratta di salvare, oltre naturalmente alla propria pelle, anche l’intero
universo dalle brame di conquista e distruzione dei Necromonger, un popolo di
invasati guerrieri capeggiati da Lord Marshal, un’entità dai poteri
sovrumani. Perché proprio Riddick? Secondo una profezia vecchia di
trent’anni, egli è semplicemente l’eletto, ultimo rappresentante rimasto
della razza Furiana, l’unica in grado di fermare l’invasione e portare la
salvezza…
Premetto di non aver visto PITCH BLACK, ma di averne letto e
sentito parlare così bene da attendere anch’io con curiosità questo
stravagante seguito e volerlo vedere al più presto. Perciò i confronti col
capostipite li farò subito ed in breve. Tanto per cominciare nell’originale,
ormai giustamente assurto a fama di cult-movie, c’era appunto una buona dose
di ottime idee e pochi soldi. Ora i soldi sono di conseguenza aumentati ed è
stato doveroso cercare qualche idea efficace. L’intuizione di cambiare
completamente registro e ambientazione, inventando una storia che poco avesse a
che fare con la precedente è stata felice, anche perché dalla vicenda del
pianeta inospitale e letale molto altro non si poteva tirar fuori. Ma il tema
dell’universo in pericolo è così ovvio che sembra proprio il primo che sia
venuto in mente a Twohy, sceneggiatore e regista. Però la trovata di fare del
peggior essere del mondo un eletto non è male, con tutti gli sviluppi che avrà,
anche nell’ironico finalissimo. “In tempi normali, il Male sarebbe
combattuto col Bene. Ma in tempi come questi dev’essere combattuto con un
altro tipo di Male”, dice efficacemente Judi Dench, voce narrante
all’inizio, nei panni di un’essere elementale, custode della profezia e
mentore di Riddick.
Se PITCH BLACK era Serie B nuda e cruda, THE CHRONICLES OF
RIDDICK è Serie B vestita di lusso, linda e pinta, tanto da sembrare quasi
Serie A. E di questo, trascurando la scarsa originalità e l’utilizzo di
innumerevoli situazioni narrative e visive già viste, il film se ne giova
ampiamente. Le scenografie sono imponenti e pare che il ricorso al digitale sia
stato il minore possibile o comunque meno di quanto possa sembrare, proprio per
dare maggiore imponenza all’operazione. Gli effetti speciali sono di ottimo
livello, anche se a tratti risultano un po’ stancanti, come la scia da
superuomo di Lord Marshal, a metà appunto tra L’UOMO BIONICO e SUPERMAN, e il
continuo ricorso allo “sfocato”, tipo emanazione dell’asfalto d’estate,
per intenderci, che ogni astronave si porta immancabilmente dietro. Ottima la
cura dei dettagli per ogni pianeta, perfino nei nomi (Per esempio:“Crematoria,
pianeta del sistema Igneon” o ”pianeta Helion”), ognuno reso con
ammirevole realismo. Gli attori nell’insieme si danno da fare: Vin Diesel è
inespressivo per contratto e copione, perciò non possiamo biasimarlo; non si
dimentica facilmente Linus Roache nei panni del Purificatore, Necromonger
dall’insospettabile segreto; Colm Feore nell’armatura di Lord Marshal non
spaventa più di tanto, sia per la sua innegabile somiglianza all’attore
romano Enzo Salvi, noto come “Er Cipolla”, sia perché un cattivo di nome
“Signor Maresciallo” non metterebbe paura neanche alla più timorata delle
reclute dell’esercito più scalcinato del mondo; a Judi Dench basta solo
apparire per lasciare il segno, nonostante la evanescenza cui il suo ruolo la
obbliga; Karl Urban, infine, sempre in panni di un guerriero, risulterà una
piacevole presenza, per chi riconoscerà in lui Eomer, combattente buono al
fianco di Aragorn negli ultimi due episodi de IL SIGNORE DEGLI ANELLI.
Il risultato, senza pretendere molto, è parecchio divertente.
Molte battute sono memorabili e l’ironia, vera salvatrice di tante pellicole,
scorre a fiumi. Certo, il regista e sceneggiatore Twohy crede molto nella sua
creatura, anche troppo, e s’è fatto prendere dall’ambizione. Da quello che
si dice – e da quanto si vede, nel finale – avrebbe l’idea di una vera e
propria saga, un’altra evitabile e poco originale trilogia. Dopo la delusione
dell’evoluzione di MATRIX ci vengono un po’ di brividi. Tanto più che
l’epica non sembra essere proprio il suo forte, almeno non con l’aiuto un
attore come Diesel e di un personaggio come Riddick, per il quale
stavolta ha scelto una dimensione un po’ avventata e stonata. La conclusione
del film, bellissima e terribilmente ironica, è chiaramente aperta ad un
ulteriore seguito. Che dire? Lo aspettiamo con un quarto di timore… un altro
quarto di perplessità e… con tutto il resto di curiosità!
Paolo Dallimonti
Quando si ha un budget a disposizione sostanzioso,
generalmente le nuove leve di registi perdono la testa e non capiscono piu'
nulla. Ne e' un caso lampante questo David Twohy, che dopo averci regalato delle
"primizie" come Pitch Black e Below, stavolta si cimenta con il suo
blockbuster con tonnellate di effetti speciali da capogiro. In effetti, bisogna
ammettere che da un punto di vista prettamente visivo, il film e' di alta
classe: notevoli i campi lunghi sui paesaggi, ottima la computer grafica, tesa
quasi a competere con quella di film del calibro della nuova trilogia di Guerre
Stellari (ok, la smetto di bere). Pero' le abitazioni cosi' retro', quasi a
ricordarci un mix tra la civita' medioevale e quella egiziana, contrapposta alla
fredda e vagamente gotica architettura della "citta' voltante" fa un
certo effetto (in certi punti sembra quasi di stare a Gardaland). Poi arriva lo
sprezzante Riddick, che non teme nulla, nemmeno di essere protagonista di un
sequel inesistente (anche se del primo non ha nulla a che spartire, se non un
rapidissimo flashback) dove la storia non decolla mai, raffazzonata da dialoghi
beceri e patetici e un intreccio narrativo sfasato e inconcludente. Vi porrete
delle domande se andrete a vedere questo film (tra cui: ma perche' non ho
risparmiato i soldi? Oppure: ma non c'era nient'altro da vedere?), non cedete a
queste iniziative, anzi, tenetele per voi e auguratevi che arrivi presto la
fine. In poche parole: se Pitch Black era un film di serie A travestito da film
di serie B, Chronicles of Riddick e' un film di serie B travestito da film di
serie A. Se ci sara' mai un terzo capitolo, spero proprio che si ritorni alle
origini: meno chiasso, meno pomposita', ma tanta, tanta piu' classe. Voto:
5
The Wolf
David Thowy
esordì con The arrival, film di serie B, incentrato su un’invasione
aliena, con debiti a x-files. Poi firmò quello che è diventato uno dei
migliori film di sci-fi degli ultimi dieci anni: Pitch Black,un
bellissimo e originale apologo sull’eclissi della morale umana. Ora, a
distanza di quattro anni, ne gira il sequel, con lo stesso protagonista (un Vin
diesel pompatissimo) e un budget stratosferico (il primo era costato 23
milioni, questo 105). E si vede. Effetti speciali strabilianti, architetture e
design futuriste dall’alto tasso artistico, scene d’azione mozzafiato.
Debiti evidenti all’atmosfera e al mondo di Dune, specialmente
nell’uso dei costumi. Un film di serie B? Certamente. Ma senza la pretesa di
farsi prendere sul serio, con un protagonista che sembra il prototipo
intelligente e simpatico di Terminator. La tensione lascia il posto all’ironia
dell’eccesso, che non disturba poi tanto. Inoltre Thowy dimostra di
saperci fare con la mdp, costruendo sequenze che spiccano per originalità. Come
quella della fuga nel pianeta Crematoria, che si conclude con un combattimento
privo di suoni e rumori, accompagnato unicamente da musica ritmica, e montato
per somma di momenti, collegabili fra loro per intuizione. Il finale è
beffardo, quasi un colpo di scena, nella speranza che in futuro non ci attenda
un ulteriore sequel.
Andrea Fontana
Per gli appassionati di
fantascienza che aspettano l’uscita de: “THE
CHRONICLES OF RIDDICK”, nelle
sale il prossimo 20 agosto, Studio Universal (Sky) propone, Venerdì 16
Luglio alle 22.50, in anteprima esclusiva i primi 10 minuti del nuovo film
targato Universal Studios.
Scritto
e diretto da David Twohy, THE
CHRONICLES OF RIDDICK è prodotto da SCOTT KROOPF e Vin Diesel; TED
FIELD, GEORGE ZAKK e DAVID WOMARK sono i produttori esecutivi.
Il
film rappresenta un proseguimento e un ampliamento delle vicende già narrate in
Pitch Black. Per creare questo
universo variegato e mitologico, Twohy si è avvalso della collaborazione di un
eccellente team di produzione composto dal direttore della fotografia HUGH
JOHNSON (Soldato Jane, L’albatros
– Oltre la tempesta), dallo scenografo HOLGER GROSS (Stargate,
Deep Rising – Presenze dal profondo),
dai montatori MARTIN HUNTER (Underworld,
Full Metal Jacket) e DENNIS VIRKLER
(candidato all’Oscar per Caccia a
Ottobre rosso e Il fuggitivo), dai
costumisti ELLEN MIROJNICK (Twister,
Starship Troopers) e MICHAEL DENNISON (Mona
Lisa Smile) dal responsabile degli
effetti visivi PETER CHIANG e dal compositore GRAEME REVELL. Chiang e Revell
avevano già lavorato con Twohy per Pitch
Black e Below.
Sinossi:
Sono tempi duri per
l’Universo.
Uno
dopo l’altro, tutti i pianeti stanno cadendo nelle mani dell’esercito dei
Necromongers, guerrieri assetati di conquista che lasciano ai mondi saccheggiati
ben poca scelta: convertirsi o venire distrutti. Chi si rifiuta di sottostare a
questa legge spera invano che qualcuno o qualcosa riesca a rallentare
l’avanzata dei Necromongers. Ma i ribelli hanno vita breve e di salvatori, a
quanto pare, non se ne vede neanche l’ombra.
Quando
la situazione si fa disperata, i superstiti esausti cercano conforto nei miti e
nelle leggende, diffondendo vane speranze, mormorando profezie e raccontando
storie in cui il bene trionfa sul male. Ma non sempre il bene è l’antidoto al
male e le leggende possono sbagliare: a volte l’unica via per fermare il male
è contrapporgli un altro tipo di male.
Ecco
allora che un improbabile personaggio come Riddick (VIN DIESEL) viene richiamato
dall’esilio per unirsi alla lotta. A lui non importa un bel niente di chi
comanda l’Universo, vuole soltanto essere lasciato in pace. Da quando, cinque
anni prima, ha abbandonato un pianeta dimenticato da Dio (e infestato di
creature) nel sistema Taurus, il fuggitivo braccato non ha più guardato al
passato. Ha trascorso la maggior parte del tempo cercando di sfuggire alla
cattura e seminare i mercenari messi sulle sue tracce. Per lui non fa
differenza: apocalisse o meno, il suo unico interesse è salvare la pelle. E se
capiti sulla sua strada prenderà volentieri la tua.
Ma
qualcosa sta cambiando, lo scontro sembra ormai imminente. Riddick viene
coinvolto in una serie di avventure dai toni epici: dal salvataggio di
un’idilliaca civiltà multiculturale posta sotto assedio, alla scoperta di una
prigione sotterranea scavata sotto la superficie di un pianeta vulcanico che
somiglia all’inferno e, infine, a bordo della gigantesca astronave barocca dei
Necromongers e nella sede del potere del loro oscuro impero, la Basilica.
Secondo
un’antica profezia durante la battaglia finale la sorte dell’intera umanità
dipenderà dal coraggio di un solo Furyan.
E
neanche tutto il potere dell’universo potrà mai impedire che il destino si
compia.
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