TUBE
(Tyubeu – Corea del sud – 2003)

Un mediocre film di Baek Woon-Hak

Vendette e leggende metropolitane 

Un inizio folgorante, pieno di ritmo e sparatorie ininterrotte, ma anche di una serie di personaggi che compaiono qua e là senza che si riesca a capire chi siano. Molto verrà svelato più avanti, ma non tutto… Quello che presto si capisce è che l’attentato iniziale all’aeroporto era opera di un certo T che ora ha in mente un altro piano letale. E si capisce pure che lo strano figuro che misteriosamente appare e riesce in parte a limitare i danni dei terroristi è un poliziotto di nome Jim è comunque un Buono. Poi più avanti vien fuori che T non è poi così cattivo, ha solo sete di vendetta poiché era parte di un corpo speciale segreto di cui il governo eliminò tutti i componenti e perfino i loro famigliari, tranne due ovviamente: lui e il suo impassibile socio. Per questo ora ha preso in ostaggio un intero convoglio della metropolitana con tutti i suoi occupanti. Il Cattivo forse è qualcun altro…

Tutto sommato la trama, molto confusa, non conta molto: quello che importa sono le inquadrature ad effetto, il montaggio concitato, l’abuso della steady-cam quasi spiritata, ralenti e fermi-immagine a ripetizione, momenti di finta poesia scanditi e conditi da sprazzi di monologhi filosofeggianti. Insomma, di tutto: purché si esageri!

La recitazione, per quanto lasci percepire il pessimo doppiaggio italiano (specialmente quello di alcuni personaggi, come l’ispettore capo che nella voce e nei modi sopra le righe ricorda terribilmente lo Zenigata di Lupin III), è altalenante, ma se devo sbilanciarmi il plauso va all’interprete di T, Park Sang-min, che riesce a reggere il ruolo fino alla (ovvia brutta) fine. Alcuni personaggi e situazioni sono veramente fuori luogo, come il teppistello che si vede all’inizio nella stazione della metro: vorrebbe essere un modo per sdrammatizzare, ma il risultato è pessimo e serve a poco. Ma, se vogliamo essere buoni, questi “stridori” possono essere attribuiti a semplici differenze culturali e di gusto tra occidente e oriente. La poca cura dell’edizione italiana (perché sprecarsi tanto per un film che esce in sala a fine luglio?) si evidenzia, oltre che nel succitato doppiaggio, anche nel non aver sottotitolato alcuni display luminosi dentro i vagoni della metro inquadrati più volte, troppe per non aver un significato nello svolgimento del racconto e giustificare questa apparentemente piccola mancanza!

Da segnalare la scarsa originalità del soggetto, che ricorda molto da vicino film come SPEED, CASSANDRA CROSSING, IL COLPO DELLA METROPOLITANA e tutta la filmografia di John Woo.

E, in ultima istanza, colpisce e infastidisce l’insistente e sfacciata pubblicità occulta di qualunque genere di consumo venga inquadrato… Tanto da insorgere il dubbio che in Corea sia lecita!…

Visto il recente e fortunato fiorire di film di genere orientali, sud-coreani e non, come la serie horror di THE RING e tutta la restante pletora di pellicole dal titolo mono-vocabolo più o meno articolato  (THE EYE, THE CALL, PHONE, AUDITION, etc…), qualche distributore ha visto bene di andare a rovistare a fondo il pentolone di riso… Che sia forse arrivato al fondo?

Paolo Dallimonti

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