|
|
COWBOY
BEBOP THE MOVIE
È la memoria la base strutturale di
questo bellissimo film. “Cowboy bebop the movie” ha alle
spalle una delle serie più belle degli ultimi dieci anni. I
personaggi-protagonisti sono cacciatori di taglie, che si
trovano nel bel mezzo di un attentato terroristico. A loro
il compito di sventarlo. Quanta solitudine traspare da
questa pellicola, praticamente perfetta sotto ogni punto di
vista. Tecnicamente il livello appare insuperabile: i
movimenti dei personaggi sono così fluidi da farli sembrare
reali; le scene d’azione sono mozzafiato, soprattutto
quella che si svolge nella metropolitana; la musica di Yoko
Kanno, tra ritmi di blues e di jazz e melodie cantate al
culmine della malinconia, si sposa magnificamente con le
immagini; i fondali sono curati nei minimi particolari. Ma
al di là dell’aspetto puramente tecnico, stupisce la
qualità intimista che coglie, con occhio attento, la
solitudine di individui, stanchi di una vita basata
unicamente sul passato, che cercano nel presente relazioni
che fungano da collante sociale. E’ la memoria come mezzo
instabile di sostentamento vitale ad essere ora criticata,
ora adorata. In particolare i due protagonisti maschili sono
legati ad un passato che non gli appartiene più, sono come
morti che vagano senza meta. O meglio, una meta esiste,
l’amore, ma quando lo capiranno sarà troppo tardi. Viene
messa in discussione la realtà, perché come “Memento”
ci ha insegnato, non esiste futuro, solo passato, tenuto in
piedi dalla memoria, e la realtà che ci circonda diventa
qualcosa di irrimediabilmente individuale (ci sono echi di
P. K. Dick, in particolare de “La formica elettrica”).
La stessa struttura circolare del film mostra all’inizio e
alla fine Spike, solo, malinconico, testimone della sua
realtà e di un presente che non si affaccia sul futuro.
Andrea Fontana
Recensioni
Home Archivio
|
|
|