The
life of David Gale
di
Alan Parker
Il
professor Gale trascorre l’ultimo periodo della sua vita
tra Austin ed il raggio della morte della prigione di
Huntsville, una località del Texas orientale che,
giustamente, si fregia del titolo di capitale delle
esecuzioni. Nel 2002 vi sono state eseguite
più della metà delle condanne di tutti gli Stati
Uniti e l’origine di tale successo risale ad oltre 150
anni fa, quando al momento della scelta di Austin come
capitale dello stato, si è in cambio attribuita ad
Huntsville la funzione di centro delle esecuzioni. Mentre la
prima si è sviluppata come sede dell’amministrazione,
della politica e delle istituzioni universitarie,
sommariamente esemplificate nel film dalla cupola di granito
rosa del Capitol Hill, dal campus della Texas University e
da un gran numero di bar,
la seconda è diventata una prison
city, una macabra ed efficiente variante della company
town, cioè di una città che si regge su un’unica
attività economica.
Con
una popolazione di 36000 abitanti, Huntsville ha una modesta
dimensione demografica, ma
nel territorio della contea ci sono 7 prigioni, che
ospitano 13000 detenuti e danno lavoro a 6000 addetti. Nello
stato del Texas, il boom dell’edilizia carceraria ha
conosciuto una fase di particolare sviluppo alla fine degli
anni ’80. Dal 1988 al 1995, sono stati costruiti oltre
90000 “posti letto” ed il Department of Criminal Justice
è diventato il maggior datore di lavoro, con oltre 40000
occupati e un enorme indotto. Non stupisce, quindi, che
molte località abbiano cominciato a competere nel
cosiddetto prison
derby, cioè nella gara per attrarre la maggior fetta
possibile del correctional
business. Un simile atteggiamento, radicato e largamente
condiviso, si riflette nella vita della comunità dove le
esecuzioni sono parte della quotidianità e non
meritano particolare segnalazione, fatta eccezione per il killer
burger, come si chiama l’offerta speciale in molti
ristoranti nei giorni dell’”evento”.
Da
sempre, le condanne vengono eseguite nello stesso luogo, un
edificio in centro, che per la sua caratteristica muratura
di mattoni rossi è denominato the Walls. Fino
al 1965 vi erano anche rinchiusi i condannati, ma,
quando questi sono diventati troppo numerosi, il raggio
della morte è stato spostato, prima ad
Ellis, una ventina di chilometri a nord della città, e poi,
dopo un tentativo di fuga nel 1999, a Terrell- Polunsky, una
sede completamente nuova costruita nel 1993.
Parker,
che ha visitato tutti questi complessi, è stato colpito
dagli spazi esterni di Ellis, incongruamente ingentiliti da
un giardino giapponese, con ponticelli e vasche d’acqua,
e dall’architettura funzionale di Polunski, dove ci
sono ora 450 condannati in attesa del loro turno. Attorno
all’edificio si stendono aiuole fiorite e prati ben
curati, mentre le invalicabili reti di filo spinato che lo
circondano non sono visibili ad una certa distanza, il che
gli conferisce un aspetto
simile, dice il regista,
a quello di una moderna fabbrica di automobili.
Un’industria pulita, insomma, grazie alla quale il tasso
di disoccupazione nella zona è inferiore al 2%. E’ un
peccato che queste osservazioni non siano state più
compiutamente sviluppate nel film e si perdano nella
tortuosità della vicenda.