LA
MASCHERA DI CERA

Sei ragazzi in viaggio per assistere ad una finale
di football, un posto strano e inquietante in cui passare la notte,
un’affascinante e misterioso museo delle cere… A metà tra Venerdì 13 e Non aprite
quella porta, La maschera di Cera
è un film che utilizza tutti gli espedienti del film horror classico e ne tira
fuori un film gradevole e ben fatto. Prodotto da Joel Silver e Robert Zemeckis,
segna il debutto alla regia cinematografica di Jaume Serra (già autore di spot
e videoclip), ed è il remake dell’omonimo film del 1953 (diretto da Andrè De
Toth).
Chi si aspettava un film trash e in tono con i rifiuti cinematografici che
affollano le discariche di maggio, è rimasto deluso. La
maschera di cera non aggiunge nulla di nuovo, ma è un film ben
architettato, in cui spiccano una buona regia e soprattutto un’interessante
fotografia.
Già l’intro piace per il suo non mostrare, per l’omissione volontaria di
particolari che solo in seguito verranno svelati. I movimenti di macchina
esplorano le strade in maniera trasversale, si soffermano sui visi in maniera
molto originale, si muovono all’interno della sottile linea di tensione che
accompagna tutto il film. La fotografia gioca con l’evoluzione drammaturgia
della storia e soprattutto con la diversità degli ambienti, dai colori gelidi
del museo alle angoscianti scene al buio in cui a malapena si intravedono i
tratti facciali dei personaggi.
Film davvero sadico e crudele. Torture che lasciano
perplessi, atrocità che vengono compiute di colpo, senza preavviso, e con una
crudeltà che va a spingere su quel dettaglio che mai ci si aspetterebbe. Una
città interamente di cera è il luogo ideale in cui contrapporre la staticità
delle statue di cera alla dinamicità dei personaggi, in preda alla fuga, al
dolore, alla paura. Davvero ammirevoli le scene nel museo, che riescono in
alcuni momenti ad alzare il livello di tensione a mille.
C’è anche il tempo per citare un film nel film,
all’interno di un cinema che neanche a dirlo è fatto di spettatori di cera,
che assistono alla
proiezione di Che fine
ha fatto Baby Jane con Bette Davis. Un’allusione allo spettatore
cinematografico moderno o un semplice luogo in cui giocare mischiando gli
spettatori in carne ed ossa a chi invece si è visto imbalsamare con una colata
di cera liquida? Forse non lo sapremo mai, o forse è anche sciocco chiederselo.
Quello che invece non può passare inosservato è il debutto cinematografico
della famosissima (almeno in America) Paris Hilton, ripagata del suo denaro e
della sua fama con una morte davvero atroce.
Il finale, come da tempo avviene al cinema, lascia l’amaro in bocca. Forse un
film che ha sapientemente utilizzato tecniche cinematografiche note, ci avrebbe
almeno potuto risparmiare il ridondante assassino immortale, oltre ad una
conclusione hollywoodiana che quasi quasi ricordava Indiana
Jones… Se volessimo ripagare il film con la stessa crudeltà di cui è
stato capace dovremmo dare zero, invece noi siamo buoni e diamo una bella
sufficienza.
Endrio Martufi
VOTO: 6
SCHEDA
FILM
Anno
2005
Titolo originale
HOUSE OF WAX
Data di uscita 27/5/2005
Durata 102
Origine AUSTRALIA
USA
Tratto da BASATO
SULLA PIECE "WAXWORKS" DI CHARLES S. BELDEN
Produzione
ROBERT ZEMECKIS, JOEL SILVER, L. E SUSAN LEVIN, RICHARD MIRISCH PER
WARNER BROS., DARK CASTLE ENTERTAINMENT, VILLAGE ROADSHOW PICTURES, SILVER
PICTURES, IMAGEMOVERS
Distribuzione WARNER
BROS. ITALIA
Regia JAUME
SERRA
Attori
ELISHA CUTHBERT,
CHAD MICHAEL MURRAY,
JARED PADALECKI,
PARIS HILTON
, BRIAN VAN
HOLT, JON ABRAHAMS,
ROBERT RI'CHARD
Soggetto CHARLES
S. BELDEN
Sceneggiatura
CAREY
HAYES, CHAD HAYES
Fotografia
STEPHEN F.
WINDON
Musiche
JOHN
OTTMAN
Montaggio
JOEL
NEGRON
Scenografia
GRAHAM GRACE
WALKER
Effetti BRUCE
BRIGHT, JOHN BRESLIN,
PHOTON VFX
Costumi
GRAHAM PURCELL
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