LA PRIMA VOLTA DI SHYAMALAN


Scheda volume:

Titolo: M. Night Shyamalan - Filmare l'ombra dell'esistenza

Autore: a cura di Andrea Fontana

Casa editrice: Morpheo Edizioni ( www.morpheoedizioni.it )

Luogo e data di pubblicazione: Piacenza, marzo 2007

Formato: brossura, 218 pagine

Prezzo: 14 euro

Il battesimo di fuoco di Shyamalan, per quanto riguarda l'editoria italiana, coincide pure con il battesimo di Andrea Fontana, giovane critico genovese (classe 1981) laureato presso l'Università di Genova in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi sulla rappresentazione cinematografica delle prime due guerre mondiali. A essere precisi, Fontana – che scrive anche liriche e dirige cortometraggi – aveva già esordito con una raccolta poetica dall'emblematico titolo Amore e morte (2004), oltre a essere variamente attivo su siti di cinema e su numerosi altri progetti editoriali in corso d'opera. Emblematico perché, forse in nuce, riassumeva i concetti filosofici che impregnano alla base il cinema del cineasta americano ma di estrazione indiana. Amore e morte, di fatto, nel cinema di Shyamalan si rincorrono sempre, in un andirivieni di suspense e di melodramma capace di incantare e di spezzare facilmente i gioghi di una critica attaccata a ravvisare nei suoi detour e nei suoi twist il maggiore punto di forza di un autore prolifico e ‘spielberghiano', soprattutto nel senso di un artista che, naturalmente , non poteva produrre altro che cinema.

Il volume di Fontana, che si presenta dunque come la prima monografia italiana sull'autore, si offre al lettore in maniera obliqua e intelligente, a partire proprio dall'illustrazione di copertina (opera di Chiara Fontana, sorella dell'autore) che è omaggio e rielaborazione-sommario delle opere di Shyamalan in ossequio peraltro alla “linea d'ombra” introdotta fin dal titolo: aperto da una prefazione di Luca Barnabé, ospita un saggio lungo di analisi biografica e critica del personaggio e dell'opera omnia del cineasta radicato a Philadelphia e, a seguire, una serie di interventi inediti (otto, in totale) su tematiche shyamalaniane di particolare interesse per i rispettivi autori, tutti giovani penne più o meno affermate dell'universo accademico-critico attuale: Enrico Azzano, Andrea Cocchi, Roberto Donati, Daniele Dottorini, Federico Gironi, Guido Levi, Vittorio Renzi, Davide Tarò. A concludere il testo, un'ampia selezione antologica di testi critici e di dichiarazioni del regista, curata dallo stesso Fontana insieme a Donati; infine, filmografia, bibliografia, note sugli autori intervenuti e ringraziamenti.

L'interesse del volume, pubblicata dalla ancora “neonata” Morpheo Edizioni, casa editrice piacentina specializzata esclusivamente nella vendita on-line di proprietà di Filippo Pattarini (a oggi tre volumi pubblicati, tutti interessanti, tutti su prospettive registiche o filmiche oblique e originali e tutti – a cominciare dalla veste grafica - perfettibili), risiede proprio in questa binaria prospettiva: presentare un primo punto di vista, oggettivo e ben consolidato, per poi arricchirlo, o addirittura confutarlo, tramite le parole, di natura più che altro soggettiva, dei numerosi saggisti interni, quasi a offrire - generosamente - una sorta di controcanto multiforme al corpus critico centrale. Se l'analisi di Fontana, infatti, è assolutamente centrale e centrata, la dispersione tematica dei restanti contributi offre la possibilità di cogliere sfumature e sensazioni impalpabili, peraltro abbondanti nel cinema di Shyamalan, del ricco lavoro di sceneggiatura e di regia del cineasta indo-americano. Un'operazione non comune e, di nuovo, disponibile alle aperture interpretative, non chiusa in sé stessa come tante altre recenti, e giovani, “biografie critiche” di giovani autori del cinema mondiale. Fontana sfrutta in maniera personale la ricchezza dell'opera collettanea e, lungimirante, di fatto getta le basi per una nuova tipologia di struttura critica. Comunque sia, una tipologia funzionale, in cui il mezzo diventa fine per aggiungere senso al discorso critico generale. Sperando che qualcuno, qua o là, recepisca.

ANDREA FONTANA:

“M. NIGHT SHYAMALAN - FILMARE L'OMBRA DELL'ESISTENZA”

MORPHEO EDIZIONI, PIACENZA (www.morpheoedizioni.it)

MARZO 2007, PAGG. 216

RILEGATO IN BROSSURA

PREFAZIONE DI LUCA BERNABÉ

CONTRIBUTI DI: ENRICO AZZANO, ANDREA COCCHI, ROBERTO DONATI, DANIELE DOTTORINI, FEDERICO GIRONI, GUIDO LEVI, VITTORIO RENZI, DAVIDE TARÒ

€. 14

M. Night Shyamalan ha già messo un pezzo di se stesso nella storia del Cinema con The sixth sense , l'opera per la quale è maggiormente conosciuto. Ciò che però non molti conoscono è il filo che lega TUTTE le sue opere, che non è fatto solo da una comunanza di genere. A tale compito ci ha pensato Andrea Fontana, mettendo in rilievo ciò che può non saltare all'occhio del grosso pubblico.

Il fatto di avere coltivato il lato commerciale in opere di rilievo non è più visto come un limite alla qualità ma addirittura come un valore aggiunto, poiché è certamente un pregio cercare di accontentare il pubblico, se ciò non rovina l'artisticità di un'opera. Ciò che manca infatti a molti giovani registi italiani è un sano calcio allo snobismo, poiché vi è una totale amnesia del fatto che il cinema è nato come rappresentazione popolare, e che Antonioni non è l'unica via possibile. Shyamalan ha compiuto la sintesi giusta tra popolare e raffinato, rifuggendo le trovate massimaliste tipiche del cinema americano da cui comunque riesce a farsi produrre. La paura di essere “intrappolato” in un genere non lo sfiora neppure, anzi pare sia ciò che lui cerca: l'identificazione del suo nome col suo genere. Come giustamente spiega Andrea Fontana nel suo accuratissimo libro sul regista indiano, “in S. il vedere è sempre un atto mentale, che supera le contingenze sensibili del vedere tramite gli occhi, ponendo colui che vede tramite la mente nel ruolo idealista dell'artefice del mondo stesso che ‘vedendo' reinterpreta e ri-crea la realtà”. Una tale attenzione per la psicologia non è presente nei blockbuster di Spielberg (di cui salviamo il filone per così dire “impegnato”). Shyamalan non vuole sorprendere quindi nel suo percorso volutamente prevedibile; vuole farlo di volta in volta dall'interno di esso, cosa assai più difficile. Quello che ci descrive Fontana è un artista senza complessi, che basta a se stesso e sa ciò che vuole senza schizofrenie. Il fatto che le sue storie restino dentro la psicologia degli spettatori - e non per averli traumatizzati - viene spiegato molto bene alla chiusura del secondo capitolo: “Visioni non dirette, mai, semmai smussate, coperte in mezzo ad altro, non esiste una sola verità nei film di Shyamalan, ma una visione che si frantuma in molte per rifrazione, poi se si è fortunati, si riesce ad intravederne un unico spiraglio che sarebbe auspicabile seguire. Un cinema ‘altro' fatto da un visionante per visionanti”. Shyamalan dunque è riuscito laddove non riesce da anni David Lynch (parere nostro personale e non di Fontana): il gioco psicologico con lo spettatore senza bluff.

L'analisi di Fontana è sontuosa, fatta per ogni singolo film non solo dal punto di vista contenutistico (che in Shyamalan, come nella frase poc'anzi riportata, già comprende più forme), ma anche stilistico, come per l'osservazione della circolarità presente in Signs .

Un volume necessario per chi ama il fantathriller - e siamo in tanti - non solo di Shyamalan. Necessario in quanto dedicato non ad un regista di un insieme di film come Steven Soderbegh o John Badham ma ad un Autore che si presta ad essere storicizzato per sua stessa natura, in quanto vero factotum dei suoi film e dotato di una poetica ben riconoscibile.

Speriamo vivamente che M. Night Shyamalan abbia modo di leggere, opportunamente tradotto, questo saggio scritto dall'esperto Andrea Fontana. Ne sarebbe certamente fiero.

Giovanni Modica (modica@iperbole.bo.it)